Punture tafano: cosa fare?

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I tafani sono degli insetti di dimensioni variabili tra i 5 e i 30 mm. Caratterizzati da un tradizionale volo piuttosto rumoroso, hanno una consistenza molto robusta e sono – purtroppo – principalmente noti per le loro punture. Ma cosa fare in caso di puntura di tafano? E come prevenirle? E che cosa è la loiasi?

Cosa succede quando nelle punture di tafano

I tafani sono degli insetti che pungono soprattutto di giorno, negli spazi aperti. In linea di massima, scelgono le “persone” da pungere sulla base di stimoli olfattivi, anche se sono in grado di localizzare la loro “preda” mediante l’utilizzo della vista, con una maggiore propensione a puntare coloro che indossano vestiti colorati. Di norma chi è vittima del tafano si accorge immediatamente della puntura, avvertendo il dolore e allontanando il tafano, che così non riesce a completare il suo lavoro (la deposizione delle uova). Purtroppo, è molto difficile cercare di controllare la diffusione dei tafani, presenti un po’ ovunque, e le uniche misure di protezione e di prevenzione riguardano l’utilizzo di abiti prevalentemente chiari, e l’utilizzo di repellenti per la protezione della cute, che tuttavia spesso non si rivelano particolarmente efficaci.

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Per quanto concerne la puntura, questa è di norma piuttosto dolorosa, e continua a sanguinare dal sito di puntura. Successivamente, si forma un pomfo rosso di 1-2 centimetri di diametro, che contiene una crosta siero-ematica. Fortunatamente, i sintomi tendono a scomparire dopo qualche ora, ma è possibile che per più tempo l’area possa apparire dura e dolente. Non sono infine da escludersi delle reazioni di natura allergica, dovuta alla saliva che viene iniettata dal tafano durante l’assunzione del nostro sangue.

Cosa fare in caso di puntura tafano

Nell’ipotesi sventurata in cui siate stati punti dal tafano, è bene correre ai ripari lavando accuratamente la zona con acqua e sapone. Successivamente, è bene disinfettare la zona con dello iodio, e apporre del ghiaccio: servirà a lenire il dolore conseguente alla puntura. Se disponibili, potete applicare delle pomate glucocorticoidi o, se necessari e sotto consiglio medico, assumere degli antistaminici orali.

Se il pomfo non diminuisce dopo un po’ di tempo, si possono effettuare degli impacchi con acqua borica al 3%, con cadenza quotidiana, fino a 5 giorni, e assumere antistaminici per poter alleviare la sensazione di prurito. Se dopo qualche altro giorno la situazione non migliora, è bene ricorrere alla consulenza di un medico, al fine di accertare un’eventuale infezione presente.

Loiasi

Tra le malattie trasmesse potenzialmente dal tafano, la loiasi è sicuramente quella più nota e fastidiosa. Si tratta infatti di una patologia che viene contagiata con il deposito di larve a livello cutaneo: nella nostra pelle, le larve maturano in poco più di tre mesi, e prima che le microfilarie possano essere riscontrate nel sangue periferico, a livello cutaneo si osserveranno degli edemi dovuti all’eliminazione dei cataboliti da parte delle stesse filarie. Di norma gli adulti si spostano sottopelle rapidamente, con periodicità diurna, e nel loro passaggio sono anche visibili.

Per riconoscere la loiasi ancor prima della diagnosi (che viene effettuata mediante ricerca e conteggio delle microfilarie nel sangue) si può far riferimento ai sintomi: febbre leggera, lacrimazione e infiammazione agli occhi, dolori nevralgici, edema, eventuali corioretiniti, meningiti, encefaliti.

Per quanto concerne la terapia risolutiva, gli adulti possono essere estratti per via meccanica dal tessuto sottocutaneo e dalla congiuntiva. Il farmaco che viene generalmente utilizzato è la dietilcarbamazina, da assumere sotto stretta sorveglianza medica. A volte può essere necessario assumere anche antistaminici e corticosteroidi.

Per poterne sapere di più vi consigliamo naturalmente di parlarne con il vostro medico di fiducia e cercare di giungere a una piena condivisione sul da farsi per evitare eventuali complicazioni.

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