Il Bovaro delle Fiandre: il cane antidroga.

Bovaro delle Fiandre
Bovaro delle Fiandre
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Il Bovaro delle Fiandre ha origini belghe e francesi. E’ classificato FCI nel Gruppo Uno, cioè il gruppo dei cani da pastore e bovari (con esclusione del bovaro svizzero).

Le sue origini affondano le radici nei territori delle Fiandre francesi e di quelle belghe, e questo si ripercuote nel nome. Non si sa bene se si possa attribuire la paternità alle une o alle altre, per cui, dopo una contesa durata per moltissimi anni, si è pensato di prenderla in considerazione come una razza belgo-francese. Si dice che uno degli antenati del Bovaro delle Fiandre potrebbe essere il Pastore della Languedoc, una razza di origini francesi che però non rientra tra quelle riconosciute, che pare fosse stata immessa nel territorio originario del Bovaro delle Fiandre da truppe dell’ esercito spagnolo. In seguito fu fatto accoppiare anche con il Pastore della Brie. Fu impegnato nella seconda guerra mondiale in alcuni servizi di guerra ed in quella occasione ne morì un enorme numero di esemplari. Grazie alla selezione ed all’ accoppiamento degli individui sopravvissuti la Societé Royal Saint Hubert riuscì nel tentativo di ricostruzione di questa razza. A poco a poco il Bovaro delle Fiandre riuscì a riprendere la propria diffusione e così amanti ed allevatori professionisti ne fecero oggetto di enorme interesse. Ad oggi la razza cresce dappertutto incessantemente ed il Bovaro delle Fiandre è molto comune in tutto il Vecchio Continente. Anche da noi il Bovaro delle Fiandre è cresciuto nella considerazione degli amatori e degli allevatori. Lo standard del Bovaro delle Fiandre è stato stilato nel 1937.

Il Bovaro delle Fiandre: l’ aspetto nel suo insieme.

Il Bovaro delle Fiandre appartiene alle taglie medie ed è mesocefalo e mesomorfo. La classificazione morfologica è quella del Molosso/Lupoide. E un cane di forma brevilinea, dalla morfologia tozza e corta. Massiccio d’ aspetto, ha una spiccata personalità. Il mantello pone ancora più in risalto le sue caratteristiche di possanza. La struttura del Bovaro delle Fiandre è perfettamente adatta per vivere i grandi spazi aperti, la sua costituzione è tra le più solide ed ha le giuste proporzioni. La muscolatura è robusta ed è ciò che gli permette di essere uno dei cani più rapidi in circolazione. Il pelo ricopre tutta la testa ed ha arti particolarmente dotati di forza.

Il Bovaro delle Fiandre: che carattere ha?

E’ intelligente e riflessivo e le caratteristiche temperamentali sono straordinarie, reagisce prontamente e si addestra con altrettanta facilità, per cui è utilizzabile in moltissime tipologie di lavori. Il Bovaro delle Fiandre verso il padrone nutre un sentimento cos’ forte da poter essere definito devozione. Date le sue caratteristiche in molte nazioni lo si utilizza per portare alla luce droga nascosta, ma, più in generale, è la razza tra le più eccellenti tra i cani poliziotto. L’ olfatto è tra i più sviluppati. Ha una comunicazione con l’ essere umano di prim’ ordine. I suoi comportamenti sono sempre responsabili e, comunque, ottimi, in casa e, soprattutto, quando entra in contatto con i familiari. Molto intelligente ed altrettanto ubbidiente, comprende con estrema facilità ciò che il padrone intende comunicargli. E’ di grande compagnia.

Il Bovaro delle Fiandre: gli standard:
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L’ altezza:

– individui di sesso maschile da sessantadue a sessantotto centimetri al garrese.

– individui di sesso femminile da cinquantanove a sessantacinque centimetri al garrese.

Il peso:

– individui di sesso maschile dai trentacinque ai quaranta kg

– individui di sesso femminile dai ventisette ai trentacinque kg.

Il tronco:

Tra i più potenti, corti e tarchiati. E’ lungo più o meno quanto alto al livello del garrese. Lo standard dei fianchi prevede che essi siano quanto più corti, in maggior misura negli individui di sesso maschile. La zona ventrale occorre che non sia troppo retratta, mentre quella dorsale deve essere corta, larga, sostenuta correttamente e muscolosa. Le coste devono essere arcuate correttamente. Rene corto, largo e sufficientemente muscoloso. La groppa occorre segua orizzontalmente la zona dorsale. Il garrese può protrudere m oderatamente.

La testa e il muso:

Buone le proporzioni agli arti ed al tronco. Buona cesellatura al tocco. Buono lo sviluppo del cranio che è anche correttamente piatto con lunghezza un po’ superiore alla larghezza. Buono il parallelismo degli assi craniofacciali. Il rapporto tra le lunghezze del cranio e del muso è di tre a due. Non troppo delineato il solco frontale, ha uno stop moderato. Il muso spicca per potenza, larghezza e ossutezza. Buona la piattezza e l’ asciuttezza delle guance.

Il tartufo:

Si trova allineato con la canna nasale, con i bordi arrotondati per bene e correttamente pigmentato di nero. Bene aperte le nari.

I denti:

La dentatura è completa, ben sviluppata e gli archi dotati di ottima chiusura. Che può essere a tenaglia o anche a forbice.

Il collo:

Spicca per forza e muscoli, non ha giogaia ed aumenta in larghezza in direzione della spalla.

Le orecchie:

Sono attaccate in alto e molto spesso con un taglio triangolare.

Gli occhi:

Leggermente ovaleggianti, sono disposti lungo un asse disposto orizzontalmente. La colorazione varia a seconda del colore del manto.

Gli arti:

bovaro delle Fiandre1

Il Bovaro delle Fiandre ha arti con ossa forti e dotati di potente muscolatura. Quelli anteriori presentano gomiti che aderiscono bene, con avambraccio estremamente dritto ed il carpo allineato con l’ avambraccio. Il metacarpo è abbastanza corto. Anche il piede è corto, oltre che compatto e rotondo. Quelli posteriori spiccano per potenza e sono ben muscolarizzati. La coscia è larga e molto muscolosa. Le natiche sono ben discese. La gamba è appena un po’ lunga ed il metatarso è asciutto e robusto, di forma quasi cilindrica. I garretti non distano molto da terra. Il piede posteriore è bello solido e le dita, ben serrate, hanno una buona linea di curvatura. L’ unghia, di colore nero è molto forte. Anche il cuscinetto plantare è di gran spessore e molto resistente.

L’ andatura:

Esprime il carattere del Bovaro delle Fiandre, fiero, deciso e libero.

La spalla:

Discretamente lunga, muscolosa, non pesante ed un po’ obliqua. Gli omeri e le scapole son più o meno egualmente lunghi.

La coda:

Occorre sia in linea con la colonna vertebrale. Quando il Bovaro delle Fiandre è in azione la porta in modo allegro. In rari casi la si amputa, lasciandone due o tre vertebre.

Il pelo:

E’ una caratteristica del Bovaro delle Fiandre che salta subito agli occhi: è foltissimo e spicca per ruvidità se lo si tocca, E’ lungo ma non lunghissimo, la misura media è intorno ai sei centimetri. I peli si presentano molto arruffati. I peli diventano più corti, mentre baffi e barba restano sempre di foltezza eccezionale con peli sono secchi. Il sottopelo si distingue per fittezza e finezza e protegge il Bovaro delle Fiandre dal freddo e dalla pioggia.

I colori che sono ammessi:

Questi cani sono accettati fulvi, grigi, tigrati e carbonati. I neri sono ammessi ma non eccellenti. La colorazione slavata invece non è proprio ammessa.

I difetti più ricorrenti:

Criptorchidismi, monorchidismi, enognatismi, prognatismi, colorazioni del mantello non ammesse, postura non corretta, misure non standardizzate, assenza dei premolari, aggressività del carattere, troppa timidezza, longilineità, colorazioni chiare degli occhi, piattezza delle coste, groppe scoscese, colorazioni slavate del manto, lanosità del pelo, occhio gazzuolo, tartufo senza la corretta pigmentazione.

Approfondimenti: https://www.terranews.it/bovaro-delle-fiandre/506/

Tigna gatto: riconoscerla e curarla

Tigna gatto

Parlando con i fortunati “contemporanei” genitori di un bimbo e proprietari di un gatto, è possibile che vi siate imbattuti nel timore che l’animale domestico possa contagiare al piccolo delle malattie di varia natura e gravità, e che proprio per questo motivo a farne le spese sia il gatto, spesso relegato in alcune delimitate aree della casa o, ancor peggio, ceduto ad altri. Ma è davvero così pericoloso il gatto? E perché la tigna del gatto è spesso considerata l’infezione più temuta? Da cosa deriva? E come curarla?

Che cosa è la tigna

Che cosa è la tigna

La tigna del gatto è una dermatite che è provocata da un particolare tipo di fungo che attecchisce sul gatto (generalmente, con il contatto diretto di altri animali, come i topi, portatori del parassita) e può essere contagiato all’uomo. Si riconosce generalmente con l’arrossamento della pelle e con la presenza di croste con infossamenti centrali, con colore tendenzialmente giallognolo, e con grandezze che oscillano tra gli 1 e i 10 millimetri. Le crosticine hanno di solito un cattivo odore, e determinano l’alopecia (non ci sono peli dove si formano gli scutuli).

 

Cosa fare se si sospetta una tigna del gatto

Nell’ipotesi in cui si riconoscano uno o più sintomi tra quelli sopra elencati, è certamente opportuno parlarne con il proprio medico e con il veterinario, al fine di arrivare a una pronta diagnosi e cercare di porre in essere le opportune contromisure. Occorre subito premettere che, purtroppo, la guarigione non è proprio rapidissima, e che soprattutto nei più giovani è resa ancora più complessa da un sistema immunitario non pienamente maturo. Ad ogni modo, è bene immediatamente porre il gatto in quarantena, affinchè il micio non possa essere ulteriormente contagioso e, inoltre, seguire le indicazioni del proprio veterinario, che prescriverà una terapia apposita per poter debellare il parassita.

Come detto, la tigna del è purtroppo abbastanza durevole e difficile da debellare. I trattamenti terapeutici che prescriverà il medico serviranno innanzitutto per cercare di arrestare l’estensione del processo infiammatorio, e quindi a impedire la sopravvivenza del fungo nell’ambiente. Per questo motivo sul mercato esistono dei potenti farmaci antimicotici ad azione fungicida e fungistatica, a seconda del dosaggio prescritto. Se invece la tigna è diffusa, il veterinario potrebbe optare per una tosatura completa, in maniera tale che il fungicida possa agire senza ostacoli.

 

Prevenire la tigna

Vi sono alcune condizioni che, purtroppo, sono in grado di favorire la proliferazione del fungo: si pensi agli ambienti caldi e a quelli umidi, potenziale bacino di infezione. Meglio pertanto cercare di prevenire qualsiasi problema con un’accurata pulizia degli ambienti in cui soggiornano i gatti (soprattutto se sono infetti o vi è il sospetto di qualche malattia), lavando per esempio con disinfettanti fungicida le coperte e i cuscini. Sul mercato esistono, in tal proposito, specifici prodotti che possono garantire ottimi risultati.

Cure sull’uomo

Per quanto concerne infine le cure sull’uomo, ricordate che ai primi sintomi è sempre opportuno parlarne con il proprio medico di fiducia. Le zone più colpite sono quelle nella testa e nel cuoio capelluto, sul viso, sul busto, sulle mani e sui piedi. Riconoscere i sintomi è inoltre piuttosto semplice, poiché sarà sufficiente osservare il particolare arrossamento della zona interessata. Alla comparsa di tali macchie, recatevi subito dal medico, che prescriverà una terapia apposita, studiata anche sulla specifica condizione del soggetto e sulla sua età, basata su antimicotici sotto forma di creme o di lozioni. La durata della cura sarà di circa 2 o 3 settimane, ma non è escluso che – se la gravità dell’infezione è più elevata – possa durare ancora più a lungo.

Per saperne di più, vi invitiamo a parlarne con il vostro medico e con il veterinario.

Il Piccolo Levriero Italiano: elegante, veloce, agile e… Made in Italy!

Piccolo Levriero Italiano

Ha una solida corporatura, ed altezza e lunghezza sono uguali, per una forma di tipo squadrato; ha un dorso piuttosto rettilineo e ben delineato il garrese. Il dorso è ben robusto così come potente è la groppa, che è anche ampia e massiccia.

La forma degli arti del Piccolo Levriero Italiano è rettilinea, perfettamente appiombati. Tutta la forma del suo corpo è ben equilibrata, e fine è la struttura delle ossa. Le spalle presentano una leggera inclinatura e sono sporgenti e muscolose. Bello dritto è il garretto, che è perpendicolare perfettamente rispetto al posteriore, ha i piedi piuttosto piccoli, di forma ovoidale e le dita sono serrate ed arrotondate. Ha unghie di colore scuro e suole di natura protettiva.

Si muove velocemente, agilmente ed elegantemente, sembra snodato.

Si muove velocemente, agilmente ed elegantemente, sembra snodato.

Il Piccolo Levriero Italiano ha una testa di forma oblunga che termina con un muso tendenzialmente a punta, il cranio è piano ed ha le labbra abbastanza sottili. Non è molto evidente lo stop.

Ha un tartufo molto scuro mentre le narici sono larghe, fini le labbra di colore scuro, a forbice la dentatura che è perfetta per numero ed ha robuste e lunghe mascelle.

Scuri anche gli occhi, Il Piccolo Levriero Italiano ha un’ espressione furba, vivace. Ha orecchie di forma sottile, molto piccole e molto più in alto rispetto agli occhi.

Il collo si presenta di forma arrotondata superiormente ed è lungo quanto la testa. Ha la coda dritta, già poco spessa a livello della base ma che va sempre più assottigliandosi ed incurvandosi man mano che ci si avvicina all’ estremità, avendo il pelo raso.

Ha un pelo molto corto e di natura sottile, il colore del manto è grigio tendente all’ ardesia, fulvo e nero. Si tollera il bianco solo sul petto e sulle zampe.

Il Piccolo Levriero Italiano:  origine e nazionalità:

La nazionalità di questa splendida razza è italiana. La razza affonda le sue origini probabilmente nell’ Antico Egitto, per poi venir importato nel nostro continente dai Fenici. E’ raffigurato in tante opere d’ arte anche della Grecia Antica. Nel quinto secolo avanti Cristo, cane velocissimo, veniva impiegato nella caccia ai conigli, ai fagiani ed alle lepri. Le famiglie dell’ aristocrazia degli antichi Romani lo apprezzavano per la nobiltà della razza, come anche durante il Rinascimento. Il Piccolo Levriero Italiano era diffuso tra la nobilità e persino nelle corti, fu immortalato nelle opere di tanti artisti di chiara fama, quali, ad esempio, Michelangelo Buonarroti.

Il Piccolo Levriero Italiano: la personalità ed il carattere.

Sue caratteristiche sono la tranquillità, l’ educazione e la riservatezza, sempre molto legato affettivamente al padrone, gli si dimostra dolce ed affettuoso. Si lega a tutta la famiglia ma riconosce in una sola persona il suo “vero padrone” cui dona incondizionatamente tutto il suo amore: il Piccolo Levriero Italiano è molto fedele con lui, tanto quanto è sospettoso e diffidente con li sconosciuti.

IL Piccolo Levriero Italiano gli standard di questa razza.

 

L’ aspetto, in generale.

Cane dolicomorfo, si può inscrivere in un quadrato il suo tronco ed il suo aspetto, sebbene di piccole dimensioni, ricorda in tutto e per tutto quello del levriero, anche se molto più piccolo. Cane di grande eleganza e raffinatezza, viene a ragione indicato come prototipo del cane distinto e di classe.

Quando le proporzioni si dimostrano importanti.

E’ lungo quanto alto al garrese, il muso è lungo la metà della testa e la testa può essere lunga il quaranta percento dell’ altezza (sempre al garrese): proporzioni perfette. Come il carattere ed il comportamento: vivace si, però sempre docile ed affettuoso.

Com’è fatta la sua testa.

Di morfologia dolicocefala, può essere lunga il quaranta percento dell’ altezza al garrese.

Dimensioni e forma del cranio.

Il cranio è di forma piatta ed ha gli assi craniofacciali che sono paralleli fra di loro. Il cranio, oltretutto, è lungo la metà del totale di tutta la testa. La parte del cranio sottostante le orbite è ben equilibrata, mentre i muscoli del cranio non sembrano troppo sviluppati. Le arcate delle sopracciglia sono ben delineate.

 La regio facialis.

La regio facialis.

IL tartufo ha le narici correttamente aperte ed è di colorazione scura (meglio quando è proprio nero). Il muso del Piccolo Levriero Italiano è di forma affusolata con i margini delle lebbra,  ben colorati di nero, aderiscono perfettamente alla mascella, che è perfettamente allungata ed i suoi incisivi formano una corona, tra l’ altro ben robusta se rapportata alle dimensioni del cane. La dentatura è sana, completa ed i denti sono ben perpendicolari rispetto alle mascelle, mentre i denti incisivi si chiudono “a forbice”. Le guance sono ben asciutta e gli occhi ben grandi, pieni d’ espressività e con una scura iride. La marginatura palpebrale è pigmentata. Gli orecchi sono posizionati per bene sulla sommità ed anno una cartilagine sottile. Sono piegati su se stessi e portati all’ indietro verso la nuca, in direzione della parte di dietro del collo. Se il cane è in fase di “attenzione”  una prima porzione dell’ orecchio si erige, mentre la parte di sopraviene mantenuta laterale, orientata orizzontalmente, in modalità cosiddetta “tetto”.

E il collo?

Nella sua parte superiore si mostra di forma leggermente arcuata mentre nella porzione inferiore, nei pressi della tiroide, presenta una leggera convessità e si inserisce bruscamente al garrese. Il collo è lungo quanto la testa ed ha una forma a tronco di cono, presentandosi molto muscoloso. La pelle si presenta asciutta e non ha giogaia.

Forma ed aspetto del corpo.

Come già scritto il Piccolo Levriero Italiano ha un corpo che si può inscrivere in un quadrato, essendo tanto lungo quanto alto al garrese. Nella regione dorsolombare la sua linea superiore, che è retta all’ origine, si arcua leggermente. L’ arcata dei lombi è in modo molto armonico fusa con l’ ideale linea formata dalla groppa. Discretamente pronunciato è il garrese, ha il dorso potentemente muscolarizzato ed il torace che discende fino all’ altezza dei gomiti, profondamente. La groppa ha un andamento piuttosto scosceso ed è anch’ essa muscolosa e ben larga. Il petto si presenta di forma piena ma stretta e modellata in modo molto fine, mentre presenta un torace di forma poco cerchiata, che, di profilo, si vede scendere all’altezza dei gomiti. L’ aracata formata dallo sterno è abbastanza corta risalendo in modo accentuato ma non bruscamente in direzione del suo addome.

Non dimentichiamo la coda.

Si inserisce piuttosto inferiormente, e, essendo già sottile alla sua radice, comunque si assottiglia andando in direzione della sua punta. Il cane la porta sempre bassa ed in modo rettilineo dall’ origine al suo centro, poi, invece prende una forma curva fino alla punta. Se la distendiamo in giù, la coda ideale deve arrivare fino all’ estremità del garretto. Il pelo della coda si presenta rasato.

Anche gli arti hanno la loro importanza.

Gli arti anteriori scendono in perfetto piombo ed hanno muscoli ben asciutti. Le spalle si presentano un po’ oblique con una muscolatura sviluppata per bene, allungata, saliente e netta. Il braccio presenta un’ angolatura scapoloomerale molto aperta ed è parallelo alla linea mediana del corpo. E’ lungo un po’ di più rispetto alla spalla. I gomiti si presentano in assetto non sporgente e non rientrante, mentre le ossa dell’avambraccio presentano un’architettura di tipo secco, piatto ed asciutto trovandosi anche perfettamente verticale sia di profilo che di prospetto. Le scanalature carpiocubitali sono bene delineate. Da terra il gomito è un po’ più alto che rispetto al garrese. Ha i piedi ovaleggianti e molto piccoli, con dita  ad andamento arcuato e strette fra di loro. I cuscinetti delle piante sono poco sviluppati ed appaiono sempre d’ aspetto ben pigmentato. Le sue unghie hanno in genere colore nero o, comunque, sempre scuro se confrontate con il mantello. Solo il piede può essere bianco, lì è accettato. Quelli posteriori scendono anche loro perfettamente a piombo in vista posteriore. Le cosce sono asciutte, lunghe e non voluminose, con la muscolatura che presenta nette divisioni tra un muscolo ed un altro.  Le gambe sono molto inclinate con ossa molto fini. Il canale cosiddetto “gambale” spicca per evidenza. La gamba è un po’ più lunga della coscia. I garretti ed i metatarsi, alla vista posteriore, è bene che risultino paralleli. Il piedi posteriori risultano di forma meno ovalizzata rispetto a quelli anteriori avendo le dita di forma ben arcuata e che risultano ben serrate le une alle altre. Il cuscinetto plantare è poco voluminoso e l’ unghia risulta pigmentata in modo evidente, come l’ anteriore.

Il piccolo Levriero Italiano e la sua andatura.

L’andatura di questa elegante razza risulta essere tra le più armoniche ed elastiche, come un trotto che sembri un po’ sollevato da terra. Ciò sta ad indicare che gli arti davanti muovono anteriormente con ottima distensione, flettendo leggermente il metacarpo. Quando galoppa velocità e scatto risaltano subito agli occhi. La pelle del Piccolo Levriero Italiano è di natura sottile ed aderisce perfettamente ad ogni parte del corpo, se si eccettua il gomito, porzione in cui può mostrare qualche plica da leggero rilassamento.

Com’è il suo manto?

 

In tutto il corpo questa razza ha peli molto rasi, setosi e sottili, senza frange.

Ed il colore del manto?

Un unico colore su tutto il manto, grigio e nero, passando per ogni sfumatura. Si accetta del bianco solamente sul piede e sul petto.

Piccolino, ma con classe: la taglia ed il peso.

Sia i maschi che le femmine hanno più o meno le stesse dimensioni, ad esempio sono alti al garrese tra i trentadue ed i trentotto centimetri e pesano, entrambi i sessi, intorno ai cinque chilogrammi. Gli esemplari di sesso maschile occorre che abbiano i testicoli di forma corretta e perfettamente posizionati all’ interno dello scroto.

Eventuali difetti del Piccolo Levriero Italiano.

Qualsiasi aspetto non corrisponda alle caratteristiche menzionate sopra dove abbiamo descritto le diverse porzioni del corpo del Piccolo Levriero Italiano è considerato “difetto”, il quale costituirà una penalizzazione nel complesso dei giudizi in proporzione all’ entità del discostamento ed a quanto è diffuso: in caso di andature steppanti o arpeggianti, oppure ambi continuativi, oppure, infine, se il cane presenti movimenti raccorciati e radenti, si tratta di difetti che penalizzerebbero il giudizio complessivo.

I difetti che potrebbero portare ad un’  eliminazione.

Nei concorsi alcuni eventuali difetti del Piccolo Levriero Italiano potrebbero addirittura costargli l’ eliminazione, ad esempio parliamo di divergenze o anche convergenze dell’ asse craniofacciale, oppure di depigmentazioni del tartufo (un tartufo con depigmentazione anche solo su una porzione pari alla metà dell’ intera superficie costituirebbe un difetto da eliminazione), eventuali convessità o concavità delle canne nasali, la presenza di sperone, la coda qualora si presenti rivoltata in direzione del dorso, il manto qualora non sia unicolore, e colorazioni bianche se non nei piedi e nel petto. Altro difetto da eliminazione è un’ altezza al di sotto dei trentadue centimetri o al di sopra dei trentotto.

La squalifica potrebbe essere determinata da: orlo palpebrale totalmente depigmentato, testicoli non completamente sviluppati, anche uno solo, Prognatismo, enognatismo, brachiurismo, monorchismo, occhi gazzuoli, criptorchismo ed anurismo, sia in forma congenita che artificiale.

Il Piccolo Levriero Italiano: come viene utilizzato?

Originariamente la sua utilizzazione principale era nella caccia, soprattutto ai fagiani, conigli e lepri, sfruttando le sue straordinarie doti velocistiche. Poi, nel secolo diciannovesimo, la sua utilizzazione si allargò a quella di cane per compagnia. Infine, dopo il secondo grande conflitto mondiale il gruppo cui appartiene gli fu cambiato in “Levrieri”.

Il Piccolo Levriero Italiano: l’ alimentazione.

Gli sono sufficienti circa cento grammi di carne al giorno, non trascurando di integrare con verdure e riso.

Il Piccolo Levriero Italiano: ultime annotazioni.

Non dimentichiamoci che il Piccolo Levriero Italiano è un cane che rifugge dal freddo, soffrendolo sensibilmente, quindi necessita di locali non freddi dove alloggiare e per la notte la cuccia deve essere sufficientemente riscaldata in inverno.

Lettiera per cani: crearla o acquistarla?

Lettiera per cani

La lettiera per cani è la soluzione non a uno, bensì a ben due problemi: se al tuo cane “scappa” mentre tu sei impegnato in un’operazione improrogabile, lui potrà iniziare a “liberarsi” (beninteso, i cani DEVONO poter uscire almeno due/tre volte al giorno!) mentre tu termini la tua operazione, e poi ti permetterà di tenere sempre a posto ed in ordine i tuoi spazi domestici e, se hai un giardino, anche quello, perché il tuo cane non sporcherà e non scaverà nelle tue belle aiuole piene di fiori esotici, ma saprà sempre dove fare pipì e pupù.

Dove collocare la lettiera per cani

Dove collocare la lettiera per cani

Una lettiera per cani può essere posizionata in casa oppure, se l’avete, anche in giardino. Naturalmente se volete evitare i cattivi odori ed avete a disposizione uno spazio aperto, è lì che dovrete collocarla. Se non disponete di un giardino o di un cortile, andrà bene un balcone o un terrazzino, altrimenti ancora meglio in giardino.

Se intendete costruirla autonomamente, sappiate che il luogo più comune dove viene posizionata, costruita su misura, è proprio il giardino. Ma come costruirla? E’ davvero facile e non richiede grandi competenze “artigiane”, vediamolo insieme.

Costruirsi da se una lettiera per cani

Innanzitutto è necessaria una delimitazione quanto più possibile contenuta della zona da utilizzare, ma sempre tenendo conto delle esigenze del cane relativamente alla sua taglia. Un quadrato di un metro di lato sarà sufficiente se il vostro cane è un botolo di piccola taglia. Se il cane, invece, è di taglia superiore, allora occorre prendere in considerazione l’idea di dedicargli un “gabinetto” di dimensioni superiori, dal quadrato di un metro e mezzo di lato, fino ad arrivare al quadrato di due metri di lato.

  1. Occorre, per prima cosa, scavare un piccolo fosso all’interno del quale andranno sversati dei trucioli di legno o della segatura: serviranno per il passaggio dei liquidi che il terreno andrà ad assorbire;
  2. Delimita la zona selezionata con dei mattoni. Potrà essere utile l’inserimento dentro al buco già scavato di una lettiera in metallo, così si renderà meno complicato il sollevamento per la pulizia. A questo scopo potrebbe essere aggiunto un laccio per il suo sollevamento. La pulizia andrà effettuata con della semplice acqua (i detergenti chimici e la candeggina soprattutto potrebbero costituire un pericolo per la salute del nostro Fido). Se l’acqua non dovesse bastare per la pulizia e l’eliminazione degli odori, sappiate che l’aceto sostituisce egregiamente ed in modo naturale la candeggina, sia per quanto concerne la sterilizzazione che per quanto concerne la disinfezione. Ma, appunto, in modo naturale.

Abituare Fido ad utilizzare la lettiera per cani

 Abituare Fido ad utilizzare la lettiera per cani

Bene. Abbiamo costruito la nostra brava lettiera, ma Fido non ci va. Cacca qui, pipì la, ma la lettiera rimane sempre desolatamente vuota e pulita.

Già, mancava il secondo punto: abituare il cane ad fare pipì e più lì dentro… Così come avremo fatto con il micetto di casa, anche per Fido è utile una educazione “progressiva” all’utilizzo della lettiera per cani: partite dal concetto che la lettiera è uno strumento utile a noi, per l’ordine e per la pulizia, fosse per loro la farebbero nel luogo esatto in cui gli è venuto lo stimolo. Quindi, ok, abituiamoli, ma gradatamente.

Se stiamo parlando di un cucciolo allora il discorso si fa meno complicato: non andremo a destabilizzare delle abitudini consolidate in vari anni di esperienza… evacuatoria! Non forzatelo, ma accompagnatelo sempre, quando è il momento di liberarsi, dentro la lettiera. Non cadete nell’errore che fanno in molti, e cioè quello di infilare con forza il suo muso nella lettiera per una familiarizzazione più veloce con lo “strumento”. Avete mai avvicinato la faccia del vostro cucciolo d’uomo al pitale per abituarlo a non farla più nel pannolino? No? Bene, con Fido vale lo stesso discorso. Anzi, vi dirò di più… probabilmente quando avete tolto il pannolino al piccolo Giuseppe, gli avete urlato un bel “NO!” quando avete visto che stava per iniziare ad innaffiarvi il divano o il tappeto di nonna. Bene, con Fido lo strumento da utilizzare è il medesimo: ogni qual volta alza la zampa (o si accovaccia, se è Fida), urlategli (con grazia ma con determinazione) un bel “NO!”, se ha ascoltato il vostro “NO!” quando stava per mangiarsi la candela che vi ha regalato zia Pina, ascolterà il vostro “NO!” anche quando tenterà di trasformare in piscina il portaombrelli, regalo di matrimonio. E ancora: ricordatevi, se la vostra bella lettiera per cani nuova nuova è fuori in giardino e le porte sono chiuse, di accompagnarlo tutti i giorni ed allo stesso orario. Le abitudini temporali inducono quelle di luogo: vedrete che dopo un po’ la farà sempre e solo lì dentro.

Se volete consolidare la sua buona abitudine di non ammollarvi i suoi ricordini dentro casa e nei luoghi sbagliati, per la prima settimana di cacche e pipì fatte nel bel centro della sua lettiera per cani, premiatelo, ma premiatelo ogni volta: la sua associazione tra gesto e premio farà sì che compia sempre quel gesto, così i vostri divani ed i vostri portaombrelli saranno salvi (e puliti).

La gastroenterite nei cani: sintomi, cure e prevenzione

La gastroenterite nei cani

Il parvovirus che causa la gastroenterite nei cani attacca soprattutto le cellule con una riproduzione più veloce, quali, ad esempio, le cellule dell’intestino, quelle dei linfonodi e quelle che costituiscono il midollo osseo dei nostri amici pelosetti.

Gastroenterite nei cani: un vero pericolo per i nostri compagni a quattro zampe!

Gastroenterite nei cani: un vero pericolo per i nostri compagni a quattro zampe!

Molto comune in tutto il Globo, stante la grande resistenza di questo agente virale in ambiente esterno, la gastroenterite nei cani affligge principalmente i cuccioli, in età compresa tra lo svezzamento ed il compimento del sesto mese di vita.

La si può trasmettere in forma di contagio sia di natura diretta che indiretta, in quanto la bestiola infetta, dopo la fase di incubazione (dai tre ai cinque giorni), espelle il virus sia defecando che con i muchi. Il virus ha la capacità di resistere anche sei mesi in questo tipo di ambiente e può, dunque, infettare altri cani.

Oltre che da un suo consimile, il nostro amico a 4 zampe può essere infettato anche per il tramite di un insetto che si fa portatore di questa patologia. Non appena si siano infettate le tonsille del cagnolino, questo virus si riproduce negli enterociti o anche all’interno del midollo osseo con conseguente riduzione della produzione del midollo ed anche eventuali emorragie: nell’ottanta/novanta percento dei casi il contrarre questa malattia può avere esiti fatali.

La sintomatologia della gastroenterite nei cani

Non appena terminato il periodo di incubazione si ha la comparsa della prima sintomatologia clinica prevalente, vale a dire un forte rialzo termico, uno stato depressivo, mancanza di appetito, diarree e vomito, ma possono non mancare anche complicazioni ancora più gravi come un’infiammazione al fegato e una forte anemia.

Il vomito e la diarrea potrebbero presentare tracce di sangue. In qualche caso grave non bisogna escludere un danno neurologico, o, come detto, anche un esito fatale.

Le cause della gastroenterite nei cani

Cause specifiche, oltre all’infezione con un virus, non se ne conoscono, diciamo che tutte si possono ricondurre ad un’infezione e che quest’infezione nella maggior parte dei casi è ad opera di questo diabolico virus, il parvovirus che attacca solamente i cani ed il cui periodo di incubazione varia da una settimana a due.

I primissimi accenni della sintomatologia tipica possono già fornire un quadro clinico tipico di questa malattia, e le analisi ematiche e delle feci confermeranno la diagnosi. A questo punto è necessario intervenire immediatamente, perché le cure immediate possono salvare la vita al nostro amico a 4 zampe.

Le cure della gastroenterite nei cani

Le cure della gastroenterite nei cani

Relativamente ai trattamenti farmacologici le cure comprendono l’utilizzo contemporaneo di più prodotti farmacologici: innanzitutto antibiotici, non, evidentemente per il virus che ne è immune, ma per prevenire qualsiasi complicazione a carattere batterico, poi si utilizzerà un antiemetico per combattere il vomito e/o la diarrea con tracce ematiche, e sarà anche necessario reidratare il cane con fluidoterapie e reintegrargli i sali minerali somministrandogli prodotti di tipo vitaminico.

La dieta, perdurando il vomito, deve essere di assoluta astinenza: alimentare il cane in quella fase non farebbe altro che aumentargli gli stimoli al vomito. Sarà necessario alimentarlo mediante delle soluzioni liquide. A partire dal secondo giorno dopo la fine degli episodi di vomito, allora il cane potrà riprendere un’alimentazione solida che, all’inizio, dovrà essere molto leggera e in scarse quantità.

Come per tutto il resto che concerne la gastroenterite nei cani, anche l’alimentazione a supporto deve essere consigliata da un veterinario, fermo restando che agli inizi occorrerà una somministrazione di quantità ridotte di cibo ma più volte al giorno, in modo tale che la bestiola possa ritrovare gradatamente l’abitudine ad una normale alimentazione.

Mentre è ancora malato sarebbe meglio che il cane viva in luoghi silenziosi, puliti e indisturbati. E anche che non venga sollecitato a svolgere delle attività fisiche perché è meglio che conservi le sue energie per la lotta al virus.

La gastroenterite nei cani, purtroppo, può rivelarsi fatale perché, oltre a colpire prevalentemente i cuccioli che, per forza di cose, sono meno resistenti ai virus ed alle malattie più in generale, a volte colpisce cani con disfunzioni del sistema immunitario. Si capisce quindi come la prevenzione per il tramite del vaccino ed una precoce diagnosi siano importantissime.

Può rivelarsi salvavita anche un continuo controllo, durante il corso della malattia, e dei continui esami del sangue, soprattutto al fine della conta dei globuli bianchi il cui numero inevitabilmente subirà una diminuzione per gli episodi di vomito e/o diarrea con tracce ematiche.

Come proteggere il tuo amico dalla gastroenterite nei cani?

Al pari delle altre malattie virali la terapia non può essere specifica (i virus non sono attaccabili dai farmaci), ma può essere importante la prevenzione con gli appositi vaccini. Il primo alla sesta/ottava settimana di vita, e poi una mensile sino alla sedicesima settimana. Poi un richiamo annuale. Anche una disinfezione periodica ed accurata aiuterà il cane ad evitare il pericolo di contagio.

Guida al Jack Russell Terrier

Jack Russell Terrier

Il Jack Russell è un piccolo terrier la cui nascita risale a più di 200 anni fa. All’epoca fu “realizzato” per poter favorire una migliore caccia alla volpe ma, come intuibile, ha finito con il divenire un fantastico cane da compagnia, adatto anche alla vita in appartamento (ma non siate troppo pigri!). Di taglia contenuta, dall’ottimo carattere e dal fascino inconfondibile, si tratta di un esemplare che non mancherà di farsi preferire, andando ad arricchire le vostre vite di tanto divertimento e affetto.

Dove nasce il Jack Russell

Dove nasce il Jack Russell

Il Jack Russell ha origine in Inghilterra, sulla fine dell’Ottocento. A Devon abitava infatti il signor Jack Russell, da cui la razza trae origine: Russell era il pastore della parrocchia di Swymbridge, ma oltre che tenere a bada i suoi fedeli, il pastore era altresì amante della caccia alla volpe e, per questo motivo, da tempo impegnato nel realizzare un esemplare che potesse migliorare l’efficacia di questa attività. Ad ogni modo, nonostante la sua evidente “anzianità”, il Jack Russell è stato riconosciuto dalla FCI (Fédération Cynologique Internationale) solamente nel 2000, a causa della comprovata esistenza di evidenti diversità tra gli esemplari della stessa razza.

 

L’aspetto del Jack Russell

Il Jack Russell è un cane di solito prevalentemente bianco (deve essere almeno il 51%), con un chiazze marroni e a volte nere sulla testa e sul dorso. Il pelo, impermeabile, di tre tipi riconosciuti: liscio, ruvido o spezzato. La sua altezza ideale, misurata al garrese, è tra i 25 e i 30 centimetri, mentre il peso si aggira di solito tra i 5 e i 6 kg. Il rapporto altezza-peso ideale è dunque di 5 a 1, cioè di un kg per ogni cinque centimetri di altezza: quindi un cane di circa 25 cm dovrebbe pesare sui 5 kg, per essere allineato agli standard.

Per quanto concerne le restanti caratteristiche, il Jack Russell ha la coda corta e portata alta (deve essere eretta durante l’attività, mentre a riposo può risultare pendente), il tartufo e le labbra neri, le orecchie piccole e a forma di V ricadente in avanti. Gli occhi sono marroni e hanno la tipica forma di mandorla (le rime palpebrali sono invece pigmentate di nero).

 

Il carattere del Jack Russell

Il carattere del Jack Russell

Stando a quanto riconosciuto con lo standard FCI n°345, il Jack Russell è un cane dal carattere tendenzialmente vivace e attivo. Mostra una discreta sicurezza dei propri mezzi ed è intelligente e di grande apprendimento. Naturalmente, questa vivacità non è “sfrenata”: se educato correttamente, è un cane molto equilibrato, che può essere sia un fedele compagno di gioco e di avventure per i più piccoli, sia un ottimo guardiano per le proprietà private.

L’alimentazione del Jack Russell

Per quanto concerne le caratteristiche alimentari del Jack Russell, questo terrier non ha delle esigenze specifiche. Naturalmente, il nostro consiglio non è certo quello di ricorrere al “fai-da-te”, bensì di condividere con il proprio veterinario il da farsi: il Jack Russell richiederà infatti una dieta adeguata alle sue attività fisiche, alla sua età e alle sue dimensioni, tenendo comunque in riferimento il fatto che una razione giornaliera di circa 300-330 grammi, di cui metà carne, potrebbe essere lo standard opportuno per un adulto.

 

Per quanto riguarda il cibo, rinnoviamo la necessità di parlarne con il vostro veterinario. Tenete conto che il Jack Russell ha una mandibola abbastanza forte ma che, non per questo, gli si possa dare cibo molto duro. Nell’ottica di una corretta idratazione, fate in modo che il vostro Jack Russell abbia sempre a disposizione una ciotola di acqua fresca, ricambiata frequentemente.

Allevamenti di Jack Russell

Allevamenti di Jack Russell

In Italia non sono rari gli allevamenti di Jack Russell (una breve ricerca sui principali motori di ricerca vi svelerà quanti sono e dove si trova quello più vicino a casa vostra). In tal senso, acquistare un Jack Russell da un allevatore ufficiale è sicuramente la mossa migliore per poterne sapere di più sull’esemplare e per poter rendere meno traumatico l’inserimento nella vostra famiglia. L’allevatore vi potrà certamente rivelare tutti i dettagli del vostro nuovo Jack Russell, ivi compresa l’alimentazione che ha avuto prima di conoscerci. In ogni caso, è fondamentale consultare subito il proprio veterinario, condividendo con lui il nuovo regime dietetico da adottare.

Ricordiamo, sempre in tema di allevamenti, che nel nostro Paese la maggior parte delle strutture è solita fornire cuccioli di Jack Russell a pelo corto, che rappresentano certamente i più richiesti. Non mancano comunque allevamenti che possono soddisfare anche le richieste di coloro che desiderano disporre di un bel Jack Russell dalla variante ruvida o quella intermedia: si trovano tuttavia negli allevamenti più grandi, mentre quelli più piccoli finiscono con il preferire il mantenimento della sola “sezione” dedicata al Jack Russell a pelo liscio.

 

Costo del Jack Russell

Il costo del Jack Russell dipende da una lunga serie di fattori. In line di massima, un buon cucciolo di Jack Russell, che abbia caratteristiche comuni e mediamente performanti come estetica e carattere, ha un prezzo tra i 500 e gli 800 euro.

È il cane che fa per me?

È il cane che fa per me?

È difficile dire se il Jack Russell faccia al caso vostro, ma è molto facile ricordare che il Jack Russell è, sicuramente, uno dei cani migliori per le famiglie e per i single che hanno modo e tempo di dedicare a questo esemplare un po’ di attenzione. Il Jack Russell è infatti un cane straordinariamente empatico e intelligente, è giocherellone e divertente, impara in fretta e si affeziona alla famiglia nella quale viene inserito.

In ogni caso, è anche un cane che si rivolge principalmente a proprietari un po’ attivi. Sebbene oramai sia considerabile come un tradizionale cane da appartamento, è bene non frenare il suo entusiasmo e la sua voglia di muoversi. Pertanto, è altresì bene cercare di orientarsi verso una gestione attiva, che sia fatta di frequenti fuoriuscite dall’appartamento, dando così l’opportunità all’animale di poter giocare e scorrazzare in sicurezza.

Per il resto, non ci sono specifici accorgimenti, tranne la necessità di donare al vostro Jack Russell – ovviamente! – tutto l’amore e l’affetto che merita!

Gestazione gatti: caratteristiche, durata e parto

Gestazione gatti

Gestazione gatti siamesi dura appena di più e può portare a qualche cucciolo in più, al contrario i persiani godono di minor fertilità la gestazione gatti persiani è comunque in linea con quella delle altre razze.

Quando si abbiano i primi “sintomi” di una gestazione (vedremo in seguito quali possano essere) si rende necessaria una prima visita veterinaria prenatale, che andrebbe effettuata tra le due e le tre settimane successive al concepimento. Il veterinario potrà darci un aiuto ed indicarci eventuali cambiamenti nell’alimentazione o consigliarci qualche integratore.

Gestazione gatti: qual è la durata?

Gestazione gatti: qual è la durata?

La gestazione gatti, con il conteggio che parte dal giorno del concepimento fino al giorno del parto è di circa due mesi, per essere precisi di sessantacinque giorni (di media); la natura poi può decidere di far da se e allungarla o accorciarla: diciamo che la nascita dei micetti avverrà mediamente tra il 63mo ed il 69mo giorno successivi al concepimento.

Se i gattini dovessero venire al mondo prima del sessantesimo giorno il rischio di morte prematura sarebbe alto in quanto sarebbero di certo fisicamente molto immaturi per una vita extrauterina.

I tempi della gestazione gatti si scandiscono anche prima del parto: dal ventunesimo al venticinquesimo giorno, per esempio, è il periodo adatto per effettuare un esame radiografico: a farlo prima non si distinguerebbe alcunché. Anche con un’ecografia in quel periodo non sarebbe, comunque, possibile conoscere anticipatamente il numero dei nascituri. E’ il quarantacinquesimo giorno di gravidanza quello utile per avere anche questa informazione, perché al 45mo giorno le ossa iniziano ad essere ben sviluppate.

Questo fatidico quarantacinquesimo giorno è anche quello indicato per somministrare a mamma gatta un’alimentazione (crocchette, ad esempio), apposita per la gravidanza, le quali garantiscono la copertura del fabbisogno energetico aumentato, soprattutto con un allattamento alle porte, senza aumentare gli ingombri intestinali.

E ancora per parlar di tempi relativi alla gestazione gatti, se ne può individuare uno anche nel momento topico della gestazione gatti: il momento del parto. Ebbene, la velocità con cui i micini vengono fuori dal pancione di mamma gatta va da un minimo di due fino ad un massimo di sei ore. Non è una “fuoriuscita” a velocità costante: i micini che mettono per primi la testolina fuori escono con maggior velocità, mentre quelli dopo pare vogliano prender tempo. Ma, in realtà, non è colpa loro: hanno da “scendere” una maggior distanza seguendo il corno uterino.

Gestazione gatti: i giorni subito antecedenti il parto

Riavvolgiamo il nastro e torniamo a qualche giorno prima del lieto evento, la conclusione della gestazione gatti. Pochi giorni prima del parto si nota che mamma gatta ha qualche moto di irrequietudine in più, il suo comportamento si fa più materno e si inizia ad evidenziare un anomalo rossore sui capezzoli. Questo è il momento in cui le occorre che le prepariamo il cesto dove andrà a partorire, deve essere ben imbottito morbidamente al suo interno e deve contenere qualche oggetto cui si sia legata.

Qualsiasi cosa, che sia una coperta, uno straccio, un pupazzetto morbido, l’importante è che la “signora” si trovi a suo agio in quel suo angoletto morbido, deve trovare il massimo della serenità. Se proprio vogliamo trovare una difficoltà nel prepararle questa cesta è nell’altezza dei bordi: deve essere non eccessiva per permetterle di entrarvi in tutta comodità, contemporaneamente deve essere sufficientemente alto da impedire ai micetti appena nati di uscirvi.

Pur non esistendo analisi chimiche per la diagnosi della gestazione gatti è chiaro che i segnali che il lieto evento si sta approssimando saranno abbastanza chiari ed evidenti (e poi anche il veterinario ci darà una mano nel farcelo sapere). Quando lo avremo saputo dovremo prendere opportuni accorgimenti: innanzitutto è meglio che mamma gatta non esca, e all’interno dell’appartamento sarà il caso di tener chiusi tutti i mobili che la nostra amica pelosa potrebbe decidere di scegliere per il parto anche se noi le abbiamo preparato la più morbida, bella, rassicurante e piena di oggetti che le piacciono “cesta da parto per gatti”. SI sa, i gatti sono molto autonomi, anche nelle scelte…

Il giorno che precede il lieto evento tutti i segnali si fanno molto più palesi: la sua temperatura diminuisce di un grado, i suoi atteggiamenti si fanno sempre più affettuosi anche se a volte può anche diminuire un po’ la fame. Questi sintomi devono scomparire dopo il parto, se la mancanza d’appetito o la temperatura bassa dovessero permanere anche dopo la nascita dei cuccioli, allora sarà meglio avvisare il veterinario.

Gestazione gatti: il lieto evento

Gestazione gatti: il lieto evento

La gestazione gatti non è molto dissimile da quella umana, giusto poche differenze, ma anche molte similitudini: si ha la dilatazione della cervice, le fasce muscolari dell’utero iniziano le loro contrazioni, il respiro si fa un po’ affannoso, e mamma gatta potrebbe anche farvi delle belle fusa oppure ansimare tenendo aperta la bocca. A questo punto si ha la rottura delle acque, le contrazioni si intensificano ed in un men che non si dica iniziano a venire alla luce i primi micetti.

In questa fase della gestazione gatti, la mammina pelosetta può decidere di restare in piedi oppure anche di sdraiarsi su un fianco: non esiste una posizione migliore di quella che lei stessa andrà a decidere. Il padrone che assiste al parto dovrà fare un semplice controllo: ad ogni micetto nato deve corrispondere anche l’espulsione di una placenta, in quanto quella o quelle che dovessero restare in situ potrebbero essere causa di qualche infezione.

I micetti possono avere una presentazione frontale o posteriore: in realtà il parto podalico difficilmente potrebbe causare qualche problema in un parto felino, contrariamente a quanto può, invece, accadere per un parto umano. Qualche complicazione potrebbe invece presentarsi qualora il cucciolo dovesse avere una presentazione di schiena, di traverso o se le sue dimensioni debbano esser eccessive. Normalmente mamma gatta rompe il sacco amniotico e taglia il cordone ombelicale, per poi leccare il micino al fine di favorirgli il primo respiro: qualora non lo facesse, sarà compito nostro darle una mano in queste ultime operazioni, soprattutto con un vigoroso anche se delicato massaggio, soprattutto sulla bocca e sul nasino dei cucciolotti.

Erba gatta: effetti, benefici, e caratteristiche della nepeta cataria

Erba gatta

In natura esiste un vegetale, una pianta, che riesce a mandare in estasi tutti i nostri gatti e che, però, ha dei fantastici benefici effetti anche su noi uomini: infatti la nepeta cataria, meglio e più diffusamente conosciuta con il nome di erba gatta (o, ancora, come “menta dei gatti” o “catnip”), oltre ad essere il sogno nel cassetto di tutti i nostri fantastici amici a quattro zampe felini, ha delle proprietà e dei benefici effetti anche su noi uomini.

Le proprietà della erba gatta

Le proprietà della erba gatta

Con il nome di Nepeta, si suole indicare una famiglia di piante che consta di circa centocinquanta specie diverse, che sono comuni per la maggior parte nel Vecchio Continente, per la precisione nelle sue zone a clima più temperato. La specie denominata Cataria è sufficientemente facile da coltivare e non necessita di particolari cure.

Una delle caratteristiche “fisiche” di questa pianta è il fusto che è in posizione ben eretta ed è molto ramoso, di un’altezza che non di rado supera il metro d’altezza, con le foglie che assumono un po’ le sembianze di un cuore, dentellate e di una colorazione grigio-verdastra, con la presenza di una peluria nella loro parte inferiore e, infine, anche i fiori che sono colorati di una colorazione biancoazzurra pallida e che si riuniscono come a formare una spiga similmente a quanto fanno quelli della pianta lavanda. I fiori fioriscono tra il mese di maggio e quello di agosto e sono una delizia per le api.

Gli effetti della erba gatta sui gatti

I nostri amici gatti vedono nella erba gatta una specie di droga (benefica, ovviamente!), in quanto senza avere alcun effetto indesiderato e senza indurre alcuna forma di dipendenza hanno un blando effetto di sedazione e sviluppano una discreta azione digestiva.

Un gatto in prossimità della erba gatta inizierà a mordicchiarla, leccarla, poi annusarla, poi ancora leccarla e mordicchiarla. Ci si coricherà di sopra per poi, magari, rotolarcisi dentro. Le femmine in prossimità della erba gatta potranno avere il classico comportamento di chi è in cerca dell’accoppiamento, mentre, per quanto riguarda i gatti maschi, potrebbe capitare anche di vederne qualche esemplare più anzianotto correre e giocare, dopo averla assaggiata, come se si trattasse di cucciolotti e non di “signori gatti di una certa età”!

Non abbiate paura nel farla assaggiare anche ai vostri gatti domestici, i buoni gattoni da appartamento. Saltuariamente anche loro hanno bisogno di dare una mano al loro apparato digerente e, infatti, quando possono, mangiucchiano erba per dare una mano ai movimenti peristaltici dell’intestino e l’erba gatta, grazie anche ad utilissime sostanze come vitamina b29 ed acido folico, aiuta la digestione e gli dà anche una mano nel eliminare dallo stomaco il bolo di peli.

I benefici della erba gatta sulla salute di noi “umani”

La erba gatta non è solo utile per il nostro gattone, ma anche per noi suoi padroni, possedendo molte proprietà sedative, anticatarrali ed antispasmodiche e dando una mano nell’eliminazione dei gas presenti nell’intestino.

Si è anche ritenuto in passato che la Cataria fosse molto efficiente nel trattamento di alcuni problemi all’utero e si è sempre ritenuto che potesse anche stimolare la fertilità, oltre che curare l’isteria femminile. La medicina “popolare” la ha sempre ritenuta un baluardo contro i sintomi da raffreddore, problemi di carattere digestivo, le contusioni, gli stati febbrili ed i mal di testa.

L’erba gatta da noi umani viene assimilata sotto forma di estratti ed infusi, i quali ci aiutano con l’azione sedativa, antispastica e coadiuvante della digestione. Anche il singhiozzo, pare, venga curato con la erba gatta.

Per preparare un infuso, spezzettate le foglie delle pianta fresca e mettete i frammenti in un cucchiaino da caffè. Versate il contenuto in acqua bollente, lasciate macerare il tutto per circa dieci minuti e poi bevete. Si può zuccherare come meglio si crede. Per le agitazioni nervose e per l’insonnia si può utilizzare la tintura madre (al massimo una trentina di gocce). Le proprietà sono similari a quelle della valeriana, calmando e favorendo il sonno ristoratore.

Se ricaviamo, invece, l’olio essenziale dalla erba gatta, sapremo che sarà pieno di carvacolo e timolo: potrà essere utilizzato per il trattamento delle bronchiti, potendo vantare anche una proprietà antisettica.

La Nepeta Canaria, che odora fortemente e decisamente di menta, potrebbe anche avere un qualche effetto afrodisiaco che, come pare, sarebbe legato ad alcuni composti inebrianti di tipo volatile, che prendono il nome di nepetalattoni, non molto dissimili dai ferormoni che si trovano nelle urine dei maschi.

Essa pare contribuisca anche al trattamento dei mal di capo, potendo anche trattare la febbre. Si impiega, inoltre, anche nella cosmesi su base naturale con la sua azione profumatrice, disinfettante e detergente sulla pelle e trovando un efficiente utilizzo nel pediluvio.

Erba gatta per combattere le zanzare ed altri insetti

Erba gatta per combattere le zanzare ed altri insetti

Allo stato attuale una direttiva del Ministero della Salute, datata 12/2010, permette l’inserimento in integratori di sostanze e di estratti vegetali di questa pianta che, oltre a tutti gli altri benefici sopra esposti, risolve anche un grosso problema sentitissimo, soprattutto nei mesi caldi: è una soluzione efficientissima contro le zanzare!

Coniglio testa di leone

Coniglio testa di leone

Il coniglio testa di leone è un incrocio nato da due razze diverse (il coniglio nano e il coniglio d’Angora), contraddistinto per una criniera di pelo folto che gli cinge il collo. Vediamo insieme quali sono le principali caratteristiche, e cosa dovreste ben sapere prima di prenderne uno con voi!

 

Caratteristiche del coniglio testa di leone

Il coniglio testa di leone è un affettuoso animale domestico dal carattere docile e dall’atteggiamento estremamente aperto nei confronti del proprio padrone. Superata la prima fase dell’adattamento, si dimostrerà pertanto un ottimo animale da compagnia, che necessita di un po’ di attenzioni, e che sarà in grado di donarvi infinite manifestazioni di affetto. Trattandosi di un erbivoro la sua alimentazione dovrà necessariamente consistere in erba fresca e in fieno di buona qualità. La sua riproduzione è molto facile e frequente, ma – a differenza del coniglio di taglia normale – può avere al massimo tre o quattro conigli a gestazione: la femmina di coniglio testa di leone è pronta all’accoppiamento quando compie sette mesi, mentre il maschio è pronto a sei mesi. La gravidanza ha una durata di circa trenta giorni nei quali è consigliabile mettere dentro la gabbietta della coniglietta dei pezzi di lana o di stoffa, al fine di rendere il nido più confortevole.

Coniglio testa di leone 1

 

Carattere coniglio testa di leone

Il carattere del coniglio testa di leone è estremamente docile e affettuoso. Per questo motivo l’animale domestico può ben vivere in gruppo: abituandosi all’ambiente familiare, il coniglio testa di leone imparerà a riconoscere uno dei padroni come il suo capo branco e gli altri componenti della famiglia come suoi compagni. Si tratta inoltre di un animale da compagnia perfetto per i bambini: per la sua fragilità, sarà comunque opportuno spiegare bene al bambino come rapportarsi nei suoi confronti, al fine di non pregiudicare la sua ossatura con incolpevoli fratture. Di contro, fate attenzione alla convivenza con altri animali, che potrebbero infliggere delle ferite al coniglio, anche per gioco.

 

Come comunica il coniglio testa di leone

Una parte fondamentale del corpo del coniglio testa di leone è rappresentato dai denti, con gli incisivi che vengono utilizzati non solo per alimentarsi, quanto anche per emettere diversi suoni. Ad esempio, quando questo esemplare batte i denti, sta trasmettendo un messaggio di relax e di distensione. Quando invece il coniglio digrigna i denti, si trova nella situazione opposta, di malessere. I soffi e gli sbuffi che dovesse fare, segnaleranno un discreto nervosismo e possono precedere degli atteggiamenti aggressivi. Se batte le zampe per terra, sta comunicando con altri conigli; se è solo in casa, è preoccupato o impaurito. Per quanto concerne i gesti di affetto, il coniglio riserva al padrone alcuni colpettini con il muso sulla mano o il leccamento della stessa.

 Come comunica il coniglio testa di leone

 

Consigli coniglio testa di leone

Se decidete di prendere con voi un coniglio testa di leone, badate bene di avere sufficiente tempo da dedicargli, perché questo coniglio non è – come spesso si è erroneamente portati a pensare – un animale da gabbia. Di contro, questo animale vorrà stare il più possibile con voi fuori dalla gabbia. Insomma, val la pena ricordarla, anche in questo caso, che il coniglio testa di leone NON è un giocattolo, e può essere felice solo se gira, gioca, interagisce con il suo gruppo sociale.

 

Salute coniglio testa di leone

Per quanto poi riguarda la salute di questo docile animale domestico, fortunatamente possiamo ricordare che è molto robusto e che facilmente riesce a vivere sia all’interno che all’esterno dell’abitazione, anche durante l’inverno. Il che, purtroppo, non significa che il coniglio testa di leone non possa andare incontro a spiacevoli patologie.Tra le malattie più diffuse ci sono per esempio la mixomatosi (che è incurabile, e pertanto è bene cercare di vaccinare il proprio animaletto). La malattia si manifesta inizialmente con congiuntiviti, bozzi all’altezza delle orecchie, infezioni e irritazioni degli organi genitali. Purtroppo, il decorso della malattia è molto rapido: un coniglio infetto generalmente muore dopo circa quattro o cinque giorni, se non curato tempestivamente. Altra malattia molto diffusa è la malattia emorragica virale del coniglio, causata da un virus e spesso difficilmente diagnosticabile. Ci sono poi altri tipi di malattie che affliggono questi conigli, come la rogna, le pulci, e così via.

 

Collare elisabettiano: a cosa serve?

Collare elisabettiano

Anche se non siete dei ferventi amanti di animali domestici, è molto probabile che vi siate prima o poi imbattuti in un cane con una sorta di “imbuto” intorno alla testa. Ebbene, si tratta di un collare molto particolare, chiamato “collare elisabettiano” o “collare Elisabetta”, che – come intuibile – ha il principale scopo di evitare che il cane possa grattarsi, togliendo via dei punti di sutura, oppure evitare altre azioni potenzialmente dannose, come il mordersi la coda. Cerchiamo di saperne un po’ di più, e fornirvi alcuni pratici consigli che potrebbero orientare il vostro acquisto e un corretto utilizzo!

Collare elisabettiano

Collare elisabettiano: perché si chiama così?

In primo luogo, giova ricordare che il collare elisabettiano si chiama così perché prende il nome dalla regina Elisabetta II, la quale aveva la frequente abitudine di indossare sui vestiti dei colli molto ampi. Naturalmente, le motivazioni che sottointendono oggi l’utilizzo del collare elisabettiano sono molto differenti da quelle originali, e poco hanno a che fare con lo stile!

Collare elisabettiano: i materiali

Il collare elisabettiano è oggi disponibile in commercio in varie forme, dimensioni e materiali. In particolare, si possono trovare quelli in plastica, in propilene o in tessuto, con i primi due che possono avere anche dei bordi imbottiti che rendono più facile la vestizione e la fruizione. In maniera ancora più specifica, e come potrà confermarvi il vostro veterinario, i collari elisabettiani in plastica hanno l’indubbio vantaggio che, essendo molto rigidi, impediranno al cane di mordersi. Sono inoltre molto semplici da indossare, anche se è molto probabile (ma questo potrebbe valere anche per gli altri modelli) che il vostro cane inizialmente voglia toglierselo, sentendo un oggetto estraneo intorno al collo.

Quelli in propilene sono invece molto più morbidi di quelli in plastica, e pertanto più facili da posizionare. Il cane si sentirà infatti meno “costretto”, rispetto al tradizionale collare elisabettiano in plastica. Sono inoltre disponibili in fari colori. Infine, tenete conto della possibilità di acquistare dei collari elisabettiani in tessuto: sono molto morbidi e possono essere oggetto di una facile vestizione: tuttavia, proprio per la loro morbidezza, non va escluso che il cane riesca a toglierlo…

Collare elisabettiano

 

Collare elisabettiano: 5 consigli da tenere a mente!

Chiudiamo infine questo piccolo focus sul collare elisabettiano con 5 consigli che vi consigliamo di tenere a mente. Vediamoli insieme:

  1. seguite sempre, e in maniera scrupolosa, le indicazioni del vostro medico veterinario sulle modalità e sul tipo di collare elisabettiano da acquistare;
  2. applicate il collare solamente quando il cane è solo e quando è necessario per impedire di toccarsi le ferite. Negli altri casi è invece meglio temporeggiare, poiché il cane potrebbe infastidirsi;
  3. seguite sempre il tuo cane quando ha addosso il collare elisabettiano, poiché questo dispositivo ne riduce la visibilità. Pertanto, è possibile che il vostro animale domestico vada a ficcarsi in qualche guaio sgradevole, che potrebbe altresì minare la sua sicurezza;
  4. cercate sempre di tranquillizzare il vostro cane che – siamo certi! – nella maggior parte dei casi non gradirà il collare elisabettiano intorno a sé. Pertanto, se lo vedete nervoso o particolarmente agitato, cercate di rasserenarlo, eventualmente donandogli qualche piccola leccornia nell’occasione in cui lo debba indossare. In questo modo assocerà il collare elisabettiano a qualcosa di piacevole;
  5. utilizzate un collare della misura giusta. Se infatti il collare elisabettiano è troppo piccolo potrebbe risultare fastidioso e indesiderato per raggiungere gli effetti che il veterinario ambisce di ottenere, mentre se è troppo grande rendere il vostro cane troppo impacciato nei movimenti.

In caso di dubbi o nell’ipotesi in cui necessitiate di ulteriori informazioni, contattate il vostro veterinario senza alcun indugio, e condividete con lui i migliori passi da porre in essere per il benessere del vostro amico a quattro zampe!