Collare antiabbaio, è utile o solo pericoloso per il cane?

Collare antiabbaio

Nel corso degli ultimi tempi si sente parlare piuttosto di frequente di collare antiabbaio, ma tante volte questo strumento viene impiegato in modo del tutto improprio. Infatti, si può considerare come uno dei numerosi strumenti e metodi che ci sono a disposizione sia per l’addestramento che per quanto riguarda l’educazione dei cani. I collari educativi spray oppure ad ultrasuoni, infatti, possono rappresentare un ottimo aiuto in tanti casi. La prima cosa da mettere in evidenza è quella che non devono essere impiegati in maniera superficiale oppure non adeguata. Infatti, si tratta di strumenti che devono essere utilizzati solo ed esclusivamente all’interno di un percorso educativo ben definito. Per questa ragione, il loro uso deve essere accompagnato dai consigli di un educatore cinofilo oppure di un comportamentalista, in modo particolare quando viene impiegato su cani di grossa taglia, come il Mastino Tibetano, ad esempio.

Il collare antiabbaio è utile?

Collare antiabbaio

Ci sono tante tipologie di collare antiabbaio presenti in commercio, che hanno caratteristiche e prezzi diversi. Il collare elettrico, ad esempio, è in grado di trasmettere scosse di variabile intensità e durata al collo del cane. Come? Mediante la presenza di due elettrodi realizzati in metallo, che vanno a premere direttamente sulla pelle del cane. L’uso di un telecomando permette di inviare le scosse solo nei momenti voluti. Il collare ad ultrasuoni si trova con notevole difficoltà in Italia. Il suo funzionamento è piuttosto semplice. Ogni qualvolta il cane abbaia, subirà un segnale sonoro ad elevata frequenza, che lo infastidirà notevolmente. In realtà, è lo stesso sistema del collare spray, che può essere alla citronella oppure senza odore. Il collare spray, come si può facilmente intuire, deve essere ricaricato con una buona frequenza.

Il collare antiabbaio elettronico

Si tratta di uno strumento che ha la particolare capacità di individuare le vibrazioni che vengono diffuse dalle corde vocali dell’animale nel momento in cui comincia ad abbaiare. Ogni qualvolta, quindi, che il cane emette tali vibrazioni, ecco che riceve una piccolissima scossa elettrica sul collo. Si tratta di una soluzione, però, che è stata criticata in più di un’occasione. Sono molteplici gli inviti delle organizzazioni a difesa dei diritti degli animali al ritiro dal mercato di questi collari. Infatti, considerano tale strumento in grado di provocare dolore al cane, al punto tale da poter essere equiparato ad un sistema di maltrattamento. In Australia, ad esempio, è stato abolito. Anche diversi veterinari lo sconsigliano, visto che anche dal punto di vista dell’efficacia non sembra portare a grandi risultati. Un buon numero di ricerche, infatti, ha messo in evidenza come nel 50% dei casi di cani su cui sono stati testati i collari elettronici non c’è stata alcun cambiamento, in positivo, della frequenza con cui abbaiano. L’Alano Arlecchino, invece, abbia poco di frequente.

Il collare spray

Collare antiabbaio 1

Dei collari che sfruttano uno spray al suo interno alla citronella viene fatto un largo impiego da un buon numero di organizzazioni relative all’adozione di cani randagi. In questo modo vengono quantomeno gestiti meglio i rumori eccessivi all’interno dei canili. Ciascun collare può contare su un microfono che ha proprio la capacità di individuare l’esatto momento in cui il cane comincia ad abbaiare. Nel momento in cui viene trasmesso il segnale, ecco che si attiva lo spray, che diffonde un’essenza alla citronella verso le narici del cane. Si tratta, in ogni caso, di strumenti che presentano un buon numero di svantaggi. Il motivo è presto detto. Prima di tutto capita piuttosto di frequente che la sensibilità del microfono non riceve un’impostazione corretta. Alcune volte, in caso di impostazioni errate, si rischia perfino che il dispositivo si attiva anche quando ad abbaiare sono altri cani, infliggendo una punizione all’animale nel momento in cui invece non aveva fatto nulla. Si tratta di una situazione che può diventare ben presto pericolosa, dal momento che può modificare notevolmente il suo comportamento. Tra gli altri svantaggi troviamo certamente il fatto che diversi cani hanno un’innata facilità ad adeguarsi in men che non si dica all’odore della citronella. E, per tale motivo, questa tipologia di collare finisce con il non portare praticamente ad alcun risultato.

Cosa fare se il cane abbaia di continuo e fastidiosamente?

Prima di tutto è necessario effettuare un’approfondita analisi della tipologia di abbaio che lo caratterizza. In questi casi può essere senz’altro molto utile affidarsi all’esperienza di un educatore cinofilo, che certamente ha tutte le competenze necessarie per esprimere un parere valido. A questo punto è necessario risalire alla causa primaria da cui deriva il tanto abbaiare. Infatti, provvedere ad inibire semplicemente l’effetto non porta a grandi risultati. Nel caso in cui l’abbaio sia territoriale, il problema potrebbe essere risolto anche con alcuni strumenti semplici e che non richiedono spese enormi. Ad esempio una siepe piuttosto che un pannello oscurante, in modo tale che il cane non possa vedere la strada. Scoprite intanto la storia del Pinscher nano!

Abbaio per via di fattori sociali? Ecco cosa fare!

Collare2

In alcuni casi l’abbaiare è collegato ad elementi di carattere sociale, come ad esempio insicurezza, piuttosto che ansia, solitudine, mancanza di rapporti d’affetto. In tutte queste situazione, per risolvere il problema è necessario recarsi alla sua radice. In poche parole, è necessario colmare la lacuna che il cane manifesta. Di conseguenza, svolgere delle attività con il proprio cane è molto utile. Soprattutto esercizi che possano, al tempo stesso, permettergli di sfogare gran parte delle sue energie. Bisogna sfatare il luogo comune secondo cui il cane in giardino si sfoghi. Non è assolutamente vero, dal momento che questi animali non si mettono a correre da soli per liberarsi da stress e ansie. Ed è altrettanto errato che i cani non riflettono circa il proprio comportamento, anche in appartamento.

Cane Lupo di Saarloos, una razza poco conosciuta in Italia

Cane Lupo di Saarloos

Non si sente molto parlare del Cane lupo di Saarloos (detta anche Saarloos Wolfhound): si tratta di una razza canina di origine olandese, che è davvero poco conosciuta sul territorio italiano. Al giorno d’oggi, però, qualche cosa è cambiato anche in Italia. Infatti, soprattutto per merito del grande lavoro e dell’impegno della Sig.ra Sara Dioguardi, al giorno d’oggi esiste un allevamento di questo cane in Toscana. Si tratta di una razza che presenta dei tratti molto eleganti e affascinanti, soprattutto per via di una somiglianza estetica importante con i lupi. Al tempo stesso, però, presenta un carattere davvero molto docile e mansueto, anche se si distingue spesso timido e diffidente. Ed è proprio quest’ultima la principale differenza nei confronti del Cane lupo Cecoslovacco.

La storia del Cane lupo di Saarloos

Cane Lupo di Saarloos1

 

Per trovare le prime tracce di questa specie canina denominata cane lupo di Saarloos è necessario risalire addirittura al 1923. Correva proprio quell’anno, infatti, quando “Leendert Saarloos” provò per la prima volta un accoppiamento tra un Pastore Tedesco e una lupa. Da questo e altri incroci uguali riuscì a ricavare ben 28 cuccioli. Solamente tre, però, furono scelti come capostipiti per costituire una nuova razza, che non avesse alcun tipo di sintomo degenerativo. Nel momento in cui riuscì, tramite i suoi esperimenti genetici, ad ottenere degli esemplari stabili sotto quel profilo, ricevette la visita del dottor Van Lochum. I primi esemplari vennero usati come cani-guida in aiuto di persone non vedenti. Successivamente, venne reinserito sangue di lupo, rendendo i nuovi soggetti inappropriati per ogni tipo di lavoro. La razza ottenne il riconoscimento da parte del FCI nel 1975.

Il suo carattere

Dal punto di vista comportamentale, ma anche morfologico, è bene sottolineare come i cani lupo di Saarloos possano contare su numerose differenze nei confronti del cane lupo Cecoslovacco. Dal punto di vista caratteriale, infatti, presentano dei tratti notevolmente più tranquilli, al punto tale che possono essere considerati quasi degli appartenenti della categoria “cani da compagnia”. Si tratta di esemplari dotati davvero di una notevole intelligenza. Quel che è certo, però, è che non vengono mai sottoposti a particolare lavori, dal momento che non ne sono adeguati. Si tratta di una razza che fa della timidezza e del timore delle vere e proprie peculiarità nel momento in cui si trovano lontani rispetto all’ambiente in cui vivono in famiglia oppure quando sono con delle persone che non conoscono. Non si tratta ovviamente di cani da guardia, visto che non sarebbero mai in grado di sferrare un attacco nei confronti degli umani. Al tempo stesso, però, l’indole da lupi è facilmente riscontrabili in questi esemplari. Scoprite, intanto il carattere del Grande Bovaro Svizzero!

Il Saarloos in un ambiente familiare

Cane Lupo di Saarloos2

 

Il temperamento di questa razza è perfetto per permettere a questo cane di vivere all’interno di una famiglia, insieme anche ad altri animali, così come a dei bambini. Proprio per via della sua particolare indole, si suggerisce di optare per una socializzazione fin da subito. In che modo? Cercando di esporlo in maniera graduale, ma costante a un gran numero di stimoli ambientali. Tra questi ultimi possiamo senz’altro annoverare incontrare altri cani oppure ulteriori animali domestici, ma non solo visto che c’è anche il contatto con gli umani, sia adulti che bambini. Tale gruppo di stimoli possono certamente comprendere anche tutti quei suoni e rumori che sono legati al traffico e alle strade. In questo modo, la ripercussione a livello mentale sul cane lupo di Saarloos sarà positiva e corretta. In questo modo, si eviterà che il cane, una volta divenuto adulto, possa essere eccessivamente diffidente, ma anche timoroso e timido.

Allevamenti in Italia

Nella penisola italiana c’è un solo allevamento di cui abbiamo parlato anche in precedenza. All’interno dell’allevamento di Sara Dioguardi, la cui sede è localizzata in provincia di Prato, viene svolto un importante e ben preciso processo di selezione della razza. Si tratta di un allevamento che ha preso il via diversi anni fa e ha permesso di ottenere una delle più prestigiose linee di sangue la cui discendenza ha un forte e diretto legame con la linea di origine di Leendert Saarloos. Questo allevamento è conosciuto e rinomato in tutto il mondo ed è sempre in prima linea in ogni tipo di evento cinotecnico non solamente in Italia, ma anche in Europa. Un vero e proprio successo, che ha permesso anche di portare a casa tanti titoli e premi internazionali riconosciuti dalla Federazione Cinologica.

Alcune curiosità

 

Nel paese in cui è nato il Saarloos, in Olanda, ciascun allevatore è particolarmente ligio nel seguire ogni tipo di regola che proviene dalla società centrale, ovvero la “Raad van Beheer op Kynologisch Gebied in Nederland”. Gli allevatori italiani, invece, devono sottostare alle norme previste da parte dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, anche se manca effettivamente un’associazione che si faccia carico di comprendere tutti gli allevatori di questa razza molto particolare. La sua peculiarità di non essere adatto a delle prove di lavoro l’ha portato ormai ad essere considerata una razza di compagnia. Tutto questo nonostante l’FCi non ha compreso questo tipo di cane all’interno di tale categoria, inserendola invece all’interno dei cani da pastore. Il Cane Lupo di Saarloos è un cane decisamente rustico. Nel momento in cui viene abituato a rimanere all’esterno può vivere senza alcun problema anche nel giardino di una casa con ogni tipo di condizione climatica e in ogni stagione. Sia quando le temperature si abbassano notevolmente, sia quando in estate sono davvero molto alte. Si tratta di un cane che è particolarmente adatto anche a vivere in appartamento, visto che questa razza è sempre piuttosto pulita e molto ligia alle proprie abitudini.

Gatto himalayano, un felino giocherellone e molto docile

Gatto himalayano

Sono tante le persone che ritengono come il gatto himalayano, in realtà, non sia una vera e propria razza. Infatti, sarebbe una sorta di sottocategoria della razza principale del gatto persiano. La pensa allo stesso modo la FIFe, dal momento che nella sua classificazione inserisce il gatto himalayano nella prima categoria. In poche parole, in quella dei gatti persiani ed esotici. E i tratti esotici di questo gatto sono rappresentati sia dagli occhi che dal mantello. Tra le situazioni che hanno portato maggiormente alla ribalta del grande pubblico il gatto himalayano ne troviamo una molto curiosa. Infatti, è stato molto famoso grazie al cinema e, in particolare, a delle scene con Robert De Niro. Si tratta di un animale a taglia tipicamente grande nonostante sia un felino. Il suo pelo è molto folto e lungo e le sue origini sono a stelle e strisce. Proprio dagli Usa, infatti, partirono le prime selezioni per poter ottenere questa razza così curiosa. Le tinte che la caratterizzano sono davvero molteplici e un tratto peculiare è rappresentato dagli occhi blu scuro.

Le origini del gatto himalayano

Le origini del gatto himalayano

Come abbiamo detto, questo particolare gatto deriva dagli Stati Uniti. In realtà, però, il selezionatore è stato un genetista svedese, ovvero Tjbbes. Nel 1920, infatti, questo ricercatore riuscì a selezionare per la prima volta nel mondo il gene che poi permetterà di giungere a questo tipo di gatto. Il gene in questione è quello denominato colourpoint, chiamato anche Himalayano. Negli Stati Uniti, nel lontano 1935, diversi allevamenti ospitarono degli incroci tra un Persiano nero e un Siamese. Da qui si ottennero ben 3 gattini neri a pelo coro. I successivi incroci tra di loro e pure tra figli e genitori hanno permesso di ricavare importanti dati sul gene colourpoint.

L’aspetto di questa specie felina

La corporatura di questo particolare felino è sempre piuttosto robusta e fa parte della categoria cobby. Di conseguenza presenta delle zampe non molto lunghe e il petto piuttosto ampio. Le spalle sono sempre voluminose, così come l’intero corpo, anche se in ogni caso non c’è mai la tendenza ad essere obeso. La testa presenta delle linee decisamente morbide, con le guance piuttosto paffute. Le orecchie seguono la linea arrotondata del cranio e sono piuttosto piccole, mentre la coda non è mai lunga. Le dimensioni di quest’ultima risulta essere proporzionata in confronto a tutto il resto del corpo. Gli occhi sono spettacolari, soprattutto per via della colorazione. Si passa dal blu all’azzurro, sempre con una notevole brillantezza e intensità: tutto è legato al gene Himalayano.

Le caratteristiche del mantello

Le caratteristiche del mantello

Una delle peculiarità del pelo di questo gatto è davvero molto lungo e anche foltissimo. Probabilmente è uno dei gatti dal pelo più lungo in tutto l’ambito felino. La colorazione, come si può facilmente intuire, ha la tendenza a perdersi un po’ con il passare del tempo. Si tratta di una di quelle razze che possono evidenziare diverse macchie di colore: maggiori sono i contrasti e più è alto il livello di pregevolezza. Alcune zone della struttura di questo gatto man mano che passa il tempo diventano più scure. Ed è un altro aspetto che è correlato con il gene Himalayano. Il pelo più scuro è legato all’azione di un enzima che fa diventare dei precursori della melanina in vera e propria melanina.

Il suo carattere

Questo felino ha un carattere tendenzialmente docile e pacato, nonostante abbia un fisico piuttosto evidente. Certo non si può dire che ogni tanto non sia vivace, ma tuttavia in confronto agli altri gatti persiani è decisamente più mansueto. Se gli altri gatti persiani, infatti, si dimostrano ben spesso dei “miagolatori” nati, non è il caso della specie himalayana, anche per via dell’incrocio con il gatto Siamese. Una delle più interessanti ed evidenti peculiarità di questa specie è certamente la voce, visto che appare piuttosto gradevole, ma in alcun modo fastidiosa. Questo gatto si dimostra ben spesso anche un simpatico giocherellone, sempre rispettando i limiti e le esigenze, anche di spaio, del padrone. Ama le coccole ed essere accarezzato, a differenza del criceto di Robovorosky.

Quanto costa?

Quanto costa?

Per acquistare un cucciolo di gatto himalayano serve una cifra che si aggira intorno ai 350 euro. Si tratta di una specie certamente molto raffinata, ma che non presenta un costo poi così eccessivo. Al tempo stesso, è ottimo per tutti coloro che lo vogliono tenere in appartamento. Senza ombra di dubbio, un possibile“svantaggio” può essere rappresentato dal pelo, sempre molto lungo e folto, che comporta un ricambio costante della lettiera.

I gatti himalayani più celebri

Sia all’interno di numerosi libri, ma anche e soprattutto sul grande schermo, il gatto himalayano ha sempre trovato una grande diffusione in ogni tipo di mezzo di comunicazione. Dal punto di vista “bibliotecario”, questa specie di gatto è comparsa all’interno del Guinness dei primati, con il record di gatto più piccolo. L’esemplare di cui stiamo parlando prende il nome di Tinker toy: in altezza arrivava a toccare solamente i 7 centimetri, mentre la lunghezza non andava oltre i 19 centimetri, a differenza delle pazzesche dimensioni dell’Alano Arlecchino. È incredibile pensare come i suoi proprietari abbiano ammesso spesso che le sue dimensioni talmente ridotte permettevano di trasportarlo senza problemi in tasca. Tra gli altri gatti himalayani che hanno riscosso grande successo in pubblico troviamo certamente lo “Sfigatto”, relativo alla pellicola girata nel 2000 “Ti presento i miei”. Questo gattino è stato protagonista del film vicino a Robert De Niro e in breve tempo è diventato una vera e propria star all’interno di una famiglia alquanto particolare e curiosa.

Diamanti di Gould, una tra le specie più belle di uccelli esotici

Diamanti di Gould

Il Diamante di Gould, il cui nome scientifico è Erythura Gouldiae, è un uccello passiforme di ridotte dimensioni che fa parte della categoria degli Estrildidae. Nel momento in cui si parla di Diamanti di Gould bisogna risalire addirittura al biennio tra il 1838 e il 1840, quando questa specie venne scoperta ad opera del naturalista John Gould. In uno dei suoi molteplici viaggi in Australia, Gould ribattezzò con il suo nome proprio questa nuova specie: non lo dedicò a sé stesso, però, quanto piuttosto alla moglie Elizabeth, che era morta da poco tempo. Una delle principali caratteristiche di questo uccello è quello di aver subito diverse volte una riclassificazione che lo ha portato poi ad essere inserito all’interno della categoria dei diamanti asiatici e melanesiani del genere Erythrura.

Dove vivono e le caratteristiche dei Diamanti di Gould

Diamanti di Gould

Si tratta di una specie che può vantare una notevole diffusione nelle zone settentrionali dell’Australia, visto che è molto diffuso tra la penisola di Capo York fino alla punta ad ovest nella regione di Kimberley. L’ambiente tipico di questi uccellini corrisponde a dei luoghi molto caldi e decisamente soleggiata, in cui il tasso di umidità è sempre molto elevato. L’habitat ideale è sempre molto ricco di praterie, ma anche tanti arbusteti e delle zone d’acqua dolce in cui i Diamanti di Gould si possono dissetare. Per quanto riguarda le dimensioni, questi uccelli sono lunghi tra i 13 e i 15 centimetri, inclusa ovviamente la coda. Le femmine, invece, presentano delle dimensioni inferiori in confronto ai maschi, ma sono anche molto più snelle. A proposito di specie particolari: scoprite il Drago Barbuto!

L’alimentazione in cattività

Nel momento in cui viene allevato in cattività, si impara ben presto a conoscere i gusti particolarmente esigenti di questo uccelletto. Tranne nel caso in cui venga abituato fin da piccolo, il Gould tende ad evitare la frutta, così come la verdura, ma anche i vari preparati misti per esotici che sono troppo elaborati. E, attenzione, visto che spesso è in grado di rifiutare anche il pastoncino. E allora cosa fare in questi casi? Si consiglia di prediligere sempre una dieta molto semplice, propendendo soprattutto degli ottimi misti per esotici, ma vanno benissimo anche osso di seppia ed un pastoncino di buon livello. Si suggerisce anche di garantire ogni tanto un po’ di proteine di origine animale. Si possono usare, per questo scopo, i gammarus tritati (non sono altro che i tipici gamberetti che vengono essiccati e che rappresentano il mangime ideale per le tartarughe d’acqua), anche se i Gould tendono a non abbuffarsi, a differenza invece del criceto Roborovsky.

Come si deve allevare

Come si deve allevare

Generalmente si suole parlare di questo uccellino come di un volatile davvero molto delicato. Infatti, sembra che sia soggetto molto facilmente a contrarre malattie ed è veramente impegnativo mantenerlo sempre in perfetta salute. In realtà, però, si tratta semplicemente di uno dei tanti luoghi comuni che riguardano il Diamante di Gould. Infatti, sono le cure eccessive degli umani che portano poi allo sviluppo di patologie, dal momento che questi uccellini presentano un buon livello di resistenza, robustezza e adattabilità. Chiaramente ci sono degli aspetti su cui non bisogna mai transigere, ovvero gli sbalzi elevati di temperatura, senza dimenticare anche i colpi di vento e le temperature particolarmente rigide, che rappresentano i principali pericoli per i Diamanti di Gould.

Carattere e comportamento

Il Diamante di Gould presenta un carattere piuttosto pacato e tranquillo. A testimonianza di questo suo aspetto tranquillo, dobbiamo sottolineare come possa convivere senza particolari problemi con tanti altri esemplari di uccelli esotici, come ad esempio i Passeri del Giappone, ma anche altri estrildidi. Si consiglia, però, di non mettere nella stessa gabbia dei Diamanti di Gould e dei Diamanti Mandarino: il motivo è facile da intuire, dato che quest’ultima specie è decisamente più movimentata e chiassosa e potrebbe chiaramente scontrarsi facilmente con l’indole pacifica e tranquilla dei Gould. Il canto di questi splendidi uccellini è sempre molto elegante e leggero.

Come avviene la riproduzione

Una delle ragioni per cui questi uccellini esotici vengono considerati complicati da allevare è relativa proprio alla presunta difficoltà circa il processo di riproduzione. Ebbene, la caratteristica principale dei Diamanti di Gould, che balza all’occhio in pochissimo tempo, è quella di essere degli uccelli piuttosto lunatici. Il motivo? Nel corso della fase della riproduzione non dimostrano alcun tipo di certezza. Quindi, può essere che un giorno la coppia continui a litigare senza sosta, stando completamente alla larga rispetto al nido. E al tempo stesso, può succedere che solamente 24 ore dopo, i due vadano in simbiosi, corteggiandosi e preparando il nido. Insomma, si passa dall’amore all’indifferenza nel giro di pochissimo tempo. Ci sono certe coppie che arriva a deporre le uova per poi lasciarle al loro destino. In altri casi le coppie covano in maniera costante le uova, ma nel momento in cui nascono i pulli non provvedono a cibarli a dovere e non fanno niente per salvare la loro vita. In altri casi può capitare addirittura che la coppia butti fuori dal nido i piccoli addirittura già qualche ora dopo il parto. Ancora in altre occasioni può succedere che i pulli vengano sfamati per pochi giorni e poi lasciati al loro amaro destino. Di conseguenza, si tratta di uccellini che hanno bisogno di attenzioni e cure costanti per poter rendere al meglio, specialmente nel corso del periodo della riproduzione. Come favorirla, però? È semplice, garantendo loro un ambiente che sia il più possibile riservato e tranquillo. La scelta del nido dovrebbe ricadere sempre sulla tipologia “a doppia camera“. E magari evitate che si aggirino nei pressi della gabbia dei cani da appartamento

Maialino nano, un simpatico e curioso animale da compagnia

Maialino nano

Il maialino nano viene chiamato anche maiale Vietnamita oppure Thailandese e fa parte della categoria degli animali da compagnia.  Nonostante presenti diversi appellativi è davvero semplice intuire quale possa essere la caratteristica principale di questo animale. Ovvero un’innata dolcezza per un animale da compagnia che si dimostra in ogni momento estremamente affettuoso. Certo, non si può ritenere un animale da appartamento, così come non tutti possono prendersene cura. Prima di tutto, è bene evidenziare come questo animale esotico sia uno di quelli maggiormente diffusi anche nella penisola italiana. Per crescere un maialino nano, però, servono grandi attenzioni e cure, oltre che ovviamente poter disporre di un ambiente il più possibile adeguato. Necessariamente, c’è bisogno di garantire al maialino un giardino in cui possa correre senza problemi. Dal punto di vista scientifico, il maiale Vietnamita fa parte della classe Mammalia, famiglia Suidae e del genere Sus, nello specifico Sus scrofa domestica.

Che carattere ha il maialino nano?

Che carattere ha il maialino nano?

Come abbiamo detto, questo animale da compagnia spicca per intelligenza, ma anche per pulizia. Il suo carattere è decisamente curioso e in ogni momento molto socievole. Ama ricevere molte coccole, a differenza del criceto di Roborovsky, in modo particolare quando lo si gratta nella zona dietro le orecchie e sulla pancia. Un metodo perfetto per conquistarlo in pochi minuti. Nella maggior parte dei casi ha un carattere piuttosto socievole con le persone che conosce, mentre con il padrone è sempre decisamente fedele. Come si può comprendere questo legame? È semplice, visto che le persone che fanno parte della famiglia ricevono numerosi e divertenti grugniti, ma anche con simpatici scodinzolii. È meglio non mantenere un maialino nano in appartamento, ma chiaramente una famiglia può essere l’ambiente ideale per questo animale, anche nel caso in cui sia già presente un cane. Ebbene, a patto che non insorga sentimenti di gelosia, il cane può essere molto importante per permettere al maialino nano di integrarsi nell’ambiente familiare. Può succedere che il maiale vietnamita abbia un senso di diffidenza nei confronti degli estranei, ma che si dimostri anche permaloso: di conseguenza, non bisogna stupirsi se in alcuni casi abbia comportamenti aggressivi, a difesa del suo territorio familiare.

L’aspetto di un maialino nano

In confronto ad altre specie di questa categoria, il maiale nano, come si può facilmente intuire, presenta delle dimensioni particolarmente ridotte. Pensate che una volta che diventa adulto, cresce fino a raggiungere le stesse dimensioni di un cane che presenta una taglia media-grande. Una lunghezza che si aggira intorno ai 90 centimetri, con un’altezza che sfiora i 40 centimetri. E il peso? Si aggira tra 60 e 70 chilogrammi. Giusto per capire questi dati, è bene pensare come le razze suine che vengono allevate per ottenere la carne possono sfondare tranquillamente anche il muro dei 300 chilogrammi. Le orecchie di questo animale sono piuttosto diritte, ma la coda non è mai arricciata. Il pelo è tipicamente nero, ma si possono trovare anche un gran numero di maialini Vietnamiti bianchi, oppure a chiazze bianche e nere. In realtà, però, questi ultimi esemplari sono davvero molto rari da trovare. La pancia di questo animale da compagnia è piuttosto sporgente, al punto tale che negli Stati Uniti speso viene chiamato potbelled pig. Questo maialino può contare su un notevole olfatto, ma anche un udito particolarmente sviluppato.

Come si addestra questo animale da compagnia

Come si addestra questo animale da compagnia

Il maialino nano presenta un atteggiamento sempre molto sveglio e ricettivo. A livello di addestramento, quindi, dimostra di avere notevoli potenzialità. Ad esempio, con notevole pazienza, ma con costanza, c’è la possibilità anche di fargli imparare a riconoscere il nome e anche come rispondere ogni volta ad un richiamo. Nel momento in cui subisce una sgridata, però, è capace di essere particolarmente cocciuto, visto che volta le spalle e rimanere fermo per un po’ di secondi. Una delle peculiarità di questo maialino è certamente quella di essere in grado di riconoscere il suo padrone come un vero e proprio capobranco. Capita diverse volte, però, che conserva il suo istinto e può finire per rotolarsi nel fango, come sistema per togliersi di dosso i parassiti della pelle. E come non parlare del suo infinito appetito, che lo porterà a girare praticamente per tutta l’abitazione, grufolando senza sosta.

Consigli per cibo e altre cure

Il maialino nano ha una chiara e ben precisa tendenza, ovvero quella di diventare obeso. Il motivo è piuttosto facile da intuire, dal momento che è onnivoro e decisamente goloso. In realtà, non finisce mai di cercare da mangiare. Di conseguenza, è uno di quegli animali che hanno una grande necessità di fare tanto movimento, ma al contempo è importante che segua anche un’alimentazione molto equilibrata. Certamente i resti dei piatti che si mangiano normalmente vanno benissimo, ma è bene integrarli con degli alimenti specifici. Il veterinario è indubbiamente in grado di suggerire quale tipologie di integratori utilizzare. In caso contrario si possono sempre preparare dei composti specifici, come ad esempio un pastone umido con farina di mais, erba medica (sempre molto fresca), farina di soia, fiocchi d’avena e chiaramente cicoria. Durante la stagione autunnale si consiglia di integrare l’alimentazione con qualche ghianda ben matura, mentre è sempre apprezzata la verdura, utilizzata soprattutto per accompagnare i pasti. Nel momento in cui sta mangiando, il maiale nano mastica in maniera esilarante a bocca aperta, ma è un segnale che dimostra come apprezzi notevolmente il cibo che gli è stato proposto. Ovviamente non basta fargli seguire una dieta equilibrata, dal momento che serve anche pulirlo in maniera minuziosa, soprattutto orecchie e occhi.