Il Bovaro delle Fiandre: il cane antidroga.

Bovaro delle Fiandre
Bovaro delle Fiandre
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Il Bovaro delle Fiandre ha origini belghe e francesi. E’ classificato FCI nel Gruppo Uno, cioè il gruppo dei cani da pastore e bovari (con esclusione del bovaro svizzero).

Le sue origini affondano le radici nei territori delle Fiandre francesi e di quelle belghe, e questo si ripercuote nel nome. Non si sa bene se si possa attribuire la paternità alle une o alle altre, per cui, dopo una contesa durata per moltissimi anni, si è pensato di prenderla in considerazione come una razza belgo-francese. Si dice che uno degli antenati del Bovaro delle Fiandre potrebbe essere il Pastore della Languedoc, una razza di origini francesi che però non rientra tra quelle riconosciute, che pare fosse stata immessa nel territorio originario del Bovaro delle Fiandre da truppe dell’ esercito spagnolo. In seguito fu fatto accoppiare anche con il Pastore della Brie. Fu impegnato nella seconda guerra mondiale in alcuni servizi di guerra ed in quella occasione ne morì un enorme numero di esemplari. Grazie alla selezione ed all’ accoppiamento degli individui sopravvissuti la Societé Royal Saint Hubert riuscì nel tentativo di ricostruzione di questa razza. A poco a poco il Bovaro delle Fiandre riuscì a riprendere la propria diffusione e così amanti ed allevatori professionisti ne fecero oggetto di enorme interesse. Ad oggi la razza cresce dappertutto incessantemente ed il Bovaro delle Fiandre è molto comune in tutto il Vecchio Continente. Anche da noi il Bovaro delle Fiandre è cresciuto nella considerazione degli amatori e degli allevatori. Lo standard del Bovaro delle Fiandre è stato stilato nel 1937.

Il Bovaro delle Fiandre: l’ aspetto nel suo insieme.

Il Bovaro delle Fiandre appartiene alle taglie medie ed è mesocefalo e mesomorfo. La classificazione morfologica è quella del Molosso/Lupoide. E un cane di forma brevilinea, dalla morfologia tozza e corta. Massiccio d’ aspetto, ha una spiccata personalità. Il mantello pone ancora più in risalto le sue caratteristiche di possanza. La struttura del Bovaro delle Fiandre è perfettamente adatta per vivere i grandi spazi aperti, la sua costituzione è tra le più solide ed ha le giuste proporzioni. La muscolatura è robusta ed è ciò che gli permette di essere uno dei cani più rapidi in circolazione. Il pelo ricopre tutta la testa ed ha arti particolarmente dotati di forza.

Il Bovaro delle Fiandre: che carattere ha?

E’ intelligente e riflessivo e le caratteristiche temperamentali sono straordinarie, reagisce prontamente e si addestra con altrettanta facilità, per cui è utilizzabile in moltissime tipologie di lavori. Il Bovaro delle Fiandre verso il padrone nutre un sentimento cos’ forte da poter essere definito devozione. Date le sue caratteristiche in molte nazioni lo si utilizza per portare alla luce droga nascosta, ma, più in generale, è la razza tra le più eccellenti tra i cani poliziotto. L’ olfatto è tra i più sviluppati. Ha una comunicazione con l’ essere umano di prim’ ordine. I suoi comportamenti sono sempre responsabili e, comunque, ottimi, in casa e, soprattutto, quando entra in contatto con i familiari. Molto intelligente ed altrettanto ubbidiente, comprende con estrema facilità ciò che il padrone intende comunicargli. E’ di grande compagnia.

Il Bovaro delle Fiandre: gli standard:
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L’ altezza:

– individui di sesso maschile da sessantadue a sessantotto centimetri al garrese.

– individui di sesso femminile da cinquantanove a sessantacinque centimetri al garrese.

Il peso:

– individui di sesso maschile dai trentacinque ai quaranta kg

– individui di sesso femminile dai ventisette ai trentacinque kg.

Il tronco:

Tra i più potenti, corti e tarchiati. E’ lungo più o meno quanto alto al livello del garrese. Lo standard dei fianchi prevede che essi siano quanto più corti, in maggior misura negli individui di sesso maschile. La zona ventrale occorre che non sia troppo retratta, mentre quella dorsale deve essere corta, larga, sostenuta correttamente e muscolosa. Le coste devono essere arcuate correttamente. Rene corto, largo e sufficientemente muscoloso. La groppa occorre segua orizzontalmente la zona dorsale. Il garrese può protrudere m oderatamente.

La testa e il muso:

Buone le proporzioni agli arti ed al tronco. Buona cesellatura al tocco. Buono lo sviluppo del cranio che è anche correttamente piatto con lunghezza un po’ superiore alla larghezza. Buono il parallelismo degli assi craniofacciali. Il rapporto tra le lunghezze del cranio e del muso è di tre a due. Non troppo delineato il solco frontale, ha uno stop moderato. Il muso spicca per potenza, larghezza e ossutezza. Buona la piattezza e l’ asciuttezza delle guance.

Il tartufo:

Si trova allineato con la canna nasale, con i bordi arrotondati per bene e correttamente pigmentato di nero. Bene aperte le nari.

I denti:

La dentatura è completa, ben sviluppata e gli archi dotati di ottima chiusura. Che può essere a tenaglia o anche a forbice.

Il collo:

Spicca per forza e muscoli, non ha giogaia ed aumenta in larghezza in direzione della spalla.

Le orecchie:

Sono attaccate in alto e molto spesso con un taglio triangolare.

Gli occhi:

Leggermente ovaleggianti, sono disposti lungo un asse disposto orizzontalmente. La colorazione varia a seconda del colore del manto.

Gli arti:

bovaro delle Fiandre1

Il Bovaro delle Fiandre ha arti con ossa forti e dotati di potente muscolatura. Quelli anteriori presentano gomiti che aderiscono bene, con avambraccio estremamente dritto ed il carpo allineato con l’ avambraccio. Il metacarpo è abbastanza corto. Anche il piede è corto, oltre che compatto e rotondo. Quelli posteriori spiccano per potenza e sono ben muscolarizzati. La coscia è larga e molto muscolosa. Le natiche sono ben discese. La gamba è appena un po’ lunga ed il metatarso è asciutto e robusto, di forma quasi cilindrica. I garretti non distano molto da terra. Il piede posteriore è bello solido e le dita, ben serrate, hanno una buona linea di curvatura. L’ unghia, di colore nero è molto forte. Anche il cuscinetto plantare è di gran spessore e molto resistente.

L’ andatura:

Esprime il carattere del Bovaro delle Fiandre, fiero, deciso e libero.

La spalla:

Discretamente lunga, muscolosa, non pesante ed un po’ obliqua. Gli omeri e le scapole son più o meno egualmente lunghi.

La coda:

Occorre sia in linea con la colonna vertebrale. Quando il Bovaro delle Fiandre è in azione la porta in modo allegro. In rari casi la si amputa, lasciandone due o tre vertebre.

Il pelo:

E’ una caratteristica del Bovaro delle Fiandre che salta subito agli occhi: è foltissimo e spicca per ruvidità se lo si tocca, E’ lungo ma non lunghissimo, la misura media è intorno ai sei centimetri. I peli si presentano molto arruffati. I peli diventano più corti, mentre baffi e barba restano sempre di foltezza eccezionale con peli sono secchi. Il sottopelo si distingue per fittezza e finezza e protegge il Bovaro delle Fiandre dal freddo e dalla pioggia.

I colori che sono ammessi:

Questi cani sono accettati fulvi, grigi, tigrati e carbonati. I neri sono ammessi ma non eccellenti. La colorazione slavata invece non è proprio ammessa.

I difetti più ricorrenti:

Criptorchidismi, monorchidismi, enognatismi, prognatismi, colorazioni del mantello non ammesse, postura non corretta, misure non standardizzate, assenza dei premolari, aggressività del carattere, troppa timidezza, longilineità, colorazioni chiare degli occhi, piattezza delle coste, groppe scoscese, colorazioni slavate del manto, lanosità del pelo, occhio gazzuolo, tartufo senza la corretta pigmentazione.

Approfondimenti: https://www.terranews.it/bovaro-delle-fiandre/506/

Il Piccolo Levriero Italiano: elegante, veloce, agile e… Made in Italy!

Piccolo Levriero Italiano

Ha una solida corporatura, ed altezza e lunghezza sono uguali, per una forma di tipo squadrato; ha un dorso piuttosto rettilineo e ben delineato il garrese. Il dorso è ben robusto così come potente è la groppa, che è anche ampia e massiccia.

La forma degli arti del Piccolo Levriero Italiano è rettilinea, perfettamente appiombati. Tutta la forma del suo corpo è ben equilibrata, e fine è la struttura delle ossa. Le spalle presentano una leggera inclinatura e sono sporgenti e muscolose. Bello dritto è il garretto, che è perpendicolare perfettamente rispetto al posteriore, ha i piedi piuttosto piccoli, di forma ovoidale e le dita sono serrate ed arrotondate. Ha unghie di colore scuro e suole di natura protettiva.

Si muove velocemente, agilmente ed elegantemente, sembra snodato.

Si muove velocemente, agilmente ed elegantemente, sembra snodato.

Il Piccolo Levriero Italiano ha una testa di forma oblunga che termina con un muso tendenzialmente a punta, il cranio è piano ed ha le labbra abbastanza sottili. Non è molto evidente lo stop.

Ha un tartufo molto scuro mentre le narici sono larghe, fini le labbra di colore scuro, a forbice la dentatura che è perfetta per numero ed ha robuste e lunghe mascelle.

Scuri anche gli occhi, Il Piccolo Levriero Italiano ha un’ espressione furba, vivace. Ha orecchie di forma sottile, molto piccole e molto più in alto rispetto agli occhi.

Il collo si presenta di forma arrotondata superiormente ed è lungo quanto la testa. Ha la coda dritta, già poco spessa a livello della base ma che va sempre più assottigliandosi ed incurvandosi man mano che ci si avvicina all’ estremità, avendo il pelo raso.

Ha un pelo molto corto e di natura sottile, il colore del manto è grigio tendente all’ ardesia, fulvo e nero. Si tollera il bianco solo sul petto e sulle zampe.

Il Piccolo Levriero Italiano:  origine e nazionalità:

La nazionalità di questa splendida razza è italiana. La razza affonda le sue origini probabilmente nell’ Antico Egitto, per poi venir importato nel nostro continente dai Fenici. E’ raffigurato in tante opere d’ arte anche della Grecia Antica. Nel quinto secolo avanti Cristo, cane velocissimo, veniva impiegato nella caccia ai conigli, ai fagiani ed alle lepri. Le famiglie dell’ aristocrazia degli antichi Romani lo apprezzavano per la nobiltà della razza, come anche durante il Rinascimento. Il Piccolo Levriero Italiano era diffuso tra la nobilità e persino nelle corti, fu immortalato nelle opere di tanti artisti di chiara fama, quali, ad esempio, Michelangelo Buonarroti.

Il Piccolo Levriero Italiano: la personalità ed il carattere.

Sue caratteristiche sono la tranquillità, l’ educazione e la riservatezza, sempre molto legato affettivamente al padrone, gli si dimostra dolce ed affettuoso. Si lega a tutta la famiglia ma riconosce in una sola persona il suo “vero padrone” cui dona incondizionatamente tutto il suo amore: il Piccolo Levriero Italiano è molto fedele con lui, tanto quanto è sospettoso e diffidente con li sconosciuti.

IL Piccolo Levriero Italiano gli standard di questa razza.

 

L’ aspetto, in generale.

Cane dolicomorfo, si può inscrivere in un quadrato il suo tronco ed il suo aspetto, sebbene di piccole dimensioni, ricorda in tutto e per tutto quello del levriero, anche se molto più piccolo. Cane di grande eleganza e raffinatezza, viene a ragione indicato come prototipo del cane distinto e di classe.

Quando le proporzioni si dimostrano importanti.

E’ lungo quanto alto al garrese, il muso è lungo la metà della testa e la testa può essere lunga il quaranta percento dell’ altezza (sempre al garrese): proporzioni perfette. Come il carattere ed il comportamento: vivace si, però sempre docile ed affettuoso.

Com’è fatta la sua testa.

Di morfologia dolicocefala, può essere lunga il quaranta percento dell’ altezza al garrese.

Dimensioni e forma del cranio.

Il cranio è di forma piatta ed ha gli assi craniofacciali che sono paralleli fra di loro. Il cranio, oltretutto, è lungo la metà del totale di tutta la testa. La parte del cranio sottostante le orbite è ben equilibrata, mentre i muscoli del cranio non sembrano troppo sviluppati. Le arcate delle sopracciglia sono ben delineate.

 La regio facialis.

La regio facialis.

IL tartufo ha le narici correttamente aperte ed è di colorazione scura (meglio quando è proprio nero). Il muso del Piccolo Levriero Italiano è di forma affusolata con i margini delle lebbra,  ben colorati di nero, aderiscono perfettamente alla mascella, che è perfettamente allungata ed i suoi incisivi formano una corona, tra l’ altro ben robusta se rapportata alle dimensioni del cane. La dentatura è sana, completa ed i denti sono ben perpendicolari rispetto alle mascelle, mentre i denti incisivi si chiudono “a forbice”. Le guance sono ben asciutta e gli occhi ben grandi, pieni d’ espressività e con una scura iride. La marginatura palpebrale è pigmentata. Gli orecchi sono posizionati per bene sulla sommità ed anno una cartilagine sottile. Sono piegati su se stessi e portati all’ indietro verso la nuca, in direzione della parte di dietro del collo. Se il cane è in fase di “attenzione”  una prima porzione dell’ orecchio si erige, mentre la parte di sopraviene mantenuta laterale, orientata orizzontalmente, in modalità cosiddetta “tetto”.

E il collo?

Nella sua parte superiore si mostra di forma leggermente arcuata mentre nella porzione inferiore, nei pressi della tiroide, presenta una leggera convessità e si inserisce bruscamente al garrese. Il collo è lungo quanto la testa ed ha una forma a tronco di cono, presentandosi molto muscoloso. La pelle si presenta asciutta e non ha giogaia.

Forma ed aspetto del corpo.

Come già scritto il Piccolo Levriero Italiano ha un corpo che si può inscrivere in un quadrato, essendo tanto lungo quanto alto al garrese. Nella regione dorsolombare la sua linea superiore, che è retta all’ origine, si arcua leggermente. L’ arcata dei lombi è in modo molto armonico fusa con l’ ideale linea formata dalla groppa. Discretamente pronunciato è il garrese, ha il dorso potentemente muscolarizzato ed il torace che discende fino all’ altezza dei gomiti, profondamente. La groppa ha un andamento piuttosto scosceso ed è anch’ essa muscolosa e ben larga. Il petto si presenta di forma piena ma stretta e modellata in modo molto fine, mentre presenta un torace di forma poco cerchiata, che, di profilo, si vede scendere all’altezza dei gomiti. L’ aracata formata dallo sterno è abbastanza corta risalendo in modo accentuato ma non bruscamente in direzione del suo addome.

Non dimentichiamo la coda.

Si inserisce piuttosto inferiormente, e, essendo già sottile alla sua radice, comunque si assottiglia andando in direzione della sua punta. Il cane la porta sempre bassa ed in modo rettilineo dall’ origine al suo centro, poi, invece prende una forma curva fino alla punta. Se la distendiamo in giù, la coda ideale deve arrivare fino all’ estremità del garretto. Il pelo della coda si presenta rasato.

Anche gli arti hanno la loro importanza.

Gli arti anteriori scendono in perfetto piombo ed hanno muscoli ben asciutti. Le spalle si presentano un po’ oblique con una muscolatura sviluppata per bene, allungata, saliente e netta. Il braccio presenta un’ angolatura scapoloomerale molto aperta ed è parallelo alla linea mediana del corpo. E’ lungo un po’ di più rispetto alla spalla. I gomiti si presentano in assetto non sporgente e non rientrante, mentre le ossa dell’avambraccio presentano un’architettura di tipo secco, piatto ed asciutto trovandosi anche perfettamente verticale sia di profilo che di prospetto. Le scanalature carpiocubitali sono bene delineate. Da terra il gomito è un po’ più alto che rispetto al garrese. Ha i piedi ovaleggianti e molto piccoli, con dita  ad andamento arcuato e strette fra di loro. I cuscinetti delle piante sono poco sviluppati ed appaiono sempre d’ aspetto ben pigmentato. Le sue unghie hanno in genere colore nero o, comunque, sempre scuro se confrontate con il mantello. Solo il piede può essere bianco, lì è accettato. Quelli posteriori scendono anche loro perfettamente a piombo in vista posteriore. Le cosce sono asciutte, lunghe e non voluminose, con la muscolatura che presenta nette divisioni tra un muscolo ed un altro.  Le gambe sono molto inclinate con ossa molto fini. Il canale cosiddetto “gambale” spicca per evidenza. La gamba è un po’ più lunga della coscia. I garretti ed i metatarsi, alla vista posteriore, è bene che risultino paralleli. Il piedi posteriori risultano di forma meno ovalizzata rispetto a quelli anteriori avendo le dita di forma ben arcuata e che risultano ben serrate le une alle altre. Il cuscinetto plantare è poco voluminoso e l’ unghia risulta pigmentata in modo evidente, come l’ anteriore.

Il piccolo Levriero Italiano e la sua andatura.

L’andatura di questa elegante razza risulta essere tra le più armoniche ed elastiche, come un trotto che sembri un po’ sollevato da terra. Ciò sta ad indicare che gli arti davanti muovono anteriormente con ottima distensione, flettendo leggermente il metacarpo. Quando galoppa velocità e scatto risaltano subito agli occhi. La pelle del Piccolo Levriero Italiano è di natura sottile ed aderisce perfettamente ad ogni parte del corpo, se si eccettua il gomito, porzione in cui può mostrare qualche plica da leggero rilassamento.

Com’è il suo manto?

 

In tutto il corpo questa razza ha peli molto rasi, setosi e sottili, senza frange.

Ed il colore del manto?

Un unico colore su tutto il manto, grigio e nero, passando per ogni sfumatura. Si accetta del bianco solamente sul piede e sul petto.

Piccolino, ma con classe: la taglia ed il peso.

Sia i maschi che le femmine hanno più o meno le stesse dimensioni, ad esempio sono alti al garrese tra i trentadue ed i trentotto centimetri e pesano, entrambi i sessi, intorno ai cinque chilogrammi. Gli esemplari di sesso maschile occorre che abbiano i testicoli di forma corretta e perfettamente posizionati all’ interno dello scroto.

Eventuali difetti del Piccolo Levriero Italiano.

Qualsiasi aspetto non corrisponda alle caratteristiche menzionate sopra dove abbiamo descritto le diverse porzioni del corpo del Piccolo Levriero Italiano è considerato “difetto”, il quale costituirà una penalizzazione nel complesso dei giudizi in proporzione all’ entità del discostamento ed a quanto è diffuso: in caso di andature steppanti o arpeggianti, oppure ambi continuativi, oppure, infine, se il cane presenti movimenti raccorciati e radenti, si tratta di difetti che penalizzerebbero il giudizio complessivo.

I difetti che potrebbero portare ad un’  eliminazione.

Nei concorsi alcuni eventuali difetti del Piccolo Levriero Italiano potrebbero addirittura costargli l’ eliminazione, ad esempio parliamo di divergenze o anche convergenze dell’ asse craniofacciale, oppure di depigmentazioni del tartufo (un tartufo con depigmentazione anche solo su una porzione pari alla metà dell’ intera superficie costituirebbe un difetto da eliminazione), eventuali convessità o concavità delle canne nasali, la presenza di sperone, la coda qualora si presenti rivoltata in direzione del dorso, il manto qualora non sia unicolore, e colorazioni bianche se non nei piedi e nel petto. Altro difetto da eliminazione è un’ altezza al di sotto dei trentadue centimetri o al di sopra dei trentotto.

La squalifica potrebbe essere determinata da: orlo palpebrale totalmente depigmentato, testicoli non completamente sviluppati, anche uno solo, Prognatismo, enognatismo, brachiurismo, monorchismo, occhi gazzuoli, criptorchismo ed anurismo, sia in forma congenita che artificiale.

Il Piccolo Levriero Italiano: come viene utilizzato?

Originariamente la sua utilizzazione principale era nella caccia, soprattutto ai fagiani, conigli e lepri, sfruttando le sue straordinarie doti velocistiche. Poi, nel secolo diciannovesimo, la sua utilizzazione si allargò a quella di cane per compagnia. Infine, dopo il secondo grande conflitto mondiale il gruppo cui appartiene gli fu cambiato in “Levrieri”.

Il Piccolo Levriero Italiano: l’ alimentazione.

Gli sono sufficienti circa cento grammi di carne al giorno, non trascurando di integrare con verdure e riso.

Il Piccolo Levriero Italiano: ultime annotazioni.

Non dimentichiamoci che il Piccolo Levriero Italiano è un cane che rifugge dal freddo, soffrendolo sensibilmente, quindi necessita di locali non freddi dove alloggiare e per la notte la cuccia deve essere sufficientemente riscaldata in inverno.

Lettiera per cani: crearla o acquistarla?

Lettiera per cani

La lettiera per cani è la soluzione non a uno, bensì a ben due problemi: se al tuo cane “scappa” mentre tu sei impegnato in un’operazione improrogabile, lui potrà iniziare a “liberarsi” (beninteso, i cani DEVONO poter uscire almeno due/tre volte al giorno!) mentre tu termini la tua operazione, e poi ti permetterà di tenere sempre a posto ed in ordine i tuoi spazi domestici e, se hai un giardino, anche quello, perché il tuo cane non sporcherà e non scaverà nelle tue belle aiuole piene di fiori esotici, ma saprà sempre dove fare pipì e pupù.

Dove collocare la lettiera per cani

Dove collocare la lettiera per cani

Una lettiera per cani può essere posizionata in casa oppure, se l’avete, anche in giardino. Naturalmente se volete evitare i cattivi odori ed avete a disposizione uno spazio aperto, è lì che dovrete collocarla. Se non disponete di un giardino o di un cortile, andrà bene un balcone o un terrazzino, altrimenti ancora meglio in giardino.

Se intendete costruirla autonomamente, sappiate che il luogo più comune dove viene posizionata, costruita su misura, è proprio il giardino. Ma come costruirla? E’ davvero facile e non richiede grandi competenze “artigiane”, vediamolo insieme.

Costruirsi da se una lettiera per cani

Innanzitutto è necessaria una delimitazione quanto più possibile contenuta della zona da utilizzare, ma sempre tenendo conto delle esigenze del cane relativamente alla sua taglia. Un quadrato di un metro di lato sarà sufficiente se il vostro cane è un botolo di piccola taglia. Se il cane, invece, è di taglia superiore, allora occorre prendere in considerazione l’idea di dedicargli un “gabinetto” di dimensioni superiori, dal quadrato di un metro e mezzo di lato, fino ad arrivare al quadrato di due metri di lato.

  1. Occorre, per prima cosa, scavare un piccolo fosso all’interno del quale andranno sversati dei trucioli di legno o della segatura: serviranno per il passaggio dei liquidi che il terreno andrà ad assorbire;
  2. Delimita la zona selezionata con dei mattoni. Potrà essere utile l’inserimento dentro al buco già scavato di una lettiera in metallo, così si renderà meno complicato il sollevamento per la pulizia. A questo scopo potrebbe essere aggiunto un laccio per il suo sollevamento. La pulizia andrà effettuata con della semplice acqua (i detergenti chimici e la candeggina soprattutto potrebbero costituire un pericolo per la salute del nostro Fido). Se l’acqua non dovesse bastare per la pulizia e l’eliminazione degli odori, sappiate che l’aceto sostituisce egregiamente ed in modo naturale la candeggina, sia per quanto concerne la sterilizzazione che per quanto concerne la disinfezione. Ma, appunto, in modo naturale.

Abituare Fido ad utilizzare la lettiera per cani

 Abituare Fido ad utilizzare la lettiera per cani

Bene. Abbiamo costruito la nostra brava lettiera, ma Fido non ci va. Cacca qui, pipì la, ma la lettiera rimane sempre desolatamente vuota e pulita.

Già, mancava il secondo punto: abituare il cane ad fare pipì e più lì dentro… Così come avremo fatto con il micetto di casa, anche per Fido è utile una educazione “progressiva” all’utilizzo della lettiera per cani: partite dal concetto che la lettiera è uno strumento utile a noi, per l’ordine e per la pulizia, fosse per loro la farebbero nel luogo esatto in cui gli è venuto lo stimolo. Quindi, ok, abituiamoli, ma gradatamente.

Se stiamo parlando di un cucciolo allora il discorso si fa meno complicato: non andremo a destabilizzare delle abitudini consolidate in vari anni di esperienza… evacuatoria! Non forzatelo, ma accompagnatelo sempre, quando è il momento di liberarsi, dentro la lettiera. Non cadete nell’errore che fanno in molti, e cioè quello di infilare con forza il suo muso nella lettiera per una familiarizzazione più veloce con lo “strumento”. Avete mai avvicinato la faccia del vostro cucciolo d’uomo al pitale per abituarlo a non farla più nel pannolino? No? Bene, con Fido vale lo stesso discorso. Anzi, vi dirò di più… probabilmente quando avete tolto il pannolino al piccolo Giuseppe, gli avete urlato un bel “NO!” quando avete visto che stava per iniziare ad innaffiarvi il divano o il tappeto di nonna. Bene, con Fido lo strumento da utilizzare è il medesimo: ogni qual volta alza la zampa (o si accovaccia, se è Fida), urlategli (con grazia ma con determinazione) un bel “NO!”, se ha ascoltato il vostro “NO!” quando stava per mangiarsi la candela che vi ha regalato zia Pina, ascolterà il vostro “NO!” anche quando tenterà di trasformare in piscina il portaombrelli, regalo di matrimonio. E ancora: ricordatevi, se la vostra bella lettiera per cani nuova nuova è fuori in giardino e le porte sono chiuse, di accompagnarlo tutti i giorni ed allo stesso orario. Le abitudini temporali inducono quelle di luogo: vedrete che dopo un po’ la farà sempre e solo lì dentro.

Se volete consolidare la sua buona abitudine di non ammollarvi i suoi ricordini dentro casa e nei luoghi sbagliati, per la prima settimana di cacche e pipì fatte nel bel centro della sua lettiera per cani, premiatelo, ma premiatelo ogni volta: la sua associazione tra gesto e premio farà sì che compia sempre quel gesto, così i vostri divani ed i vostri portaombrelli saranno salvi (e puliti).

La gastroenterite nei cani: sintomi, cure e prevenzione

La gastroenterite nei cani

Il parvovirus che causa la gastroenterite nei cani attacca soprattutto le cellule con una riproduzione più veloce, quali, ad esempio, le cellule dell’intestino, quelle dei linfonodi e quelle che costituiscono il midollo osseo dei nostri amici pelosetti.

Gastroenterite nei cani: un vero pericolo per i nostri compagni a quattro zampe!

Gastroenterite nei cani: un vero pericolo per i nostri compagni a quattro zampe!

Molto comune in tutto il Globo, stante la grande resistenza di questo agente virale in ambiente esterno, la gastroenterite nei cani affligge principalmente i cuccioli, in età compresa tra lo svezzamento ed il compimento del sesto mese di vita.

La si può trasmettere in forma di contagio sia di natura diretta che indiretta, in quanto la bestiola infetta, dopo la fase di incubazione (dai tre ai cinque giorni), espelle il virus sia defecando che con i muchi. Il virus ha la capacità di resistere anche sei mesi in questo tipo di ambiente e può, dunque, infettare altri cani.

Oltre che da un suo consimile, il nostro amico a 4 zampe può essere infettato anche per il tramite di un insetto che si fa portatore di questa patologia. Non appena si siano infettate le tonsille del cagnolino, questo virus si riproduce negli enterociti o anche all’interno del midollo osseo con conseguente riduzione della produzione del midollo ed anche eventuali emorragie: nell’ottanta/novanta percento dei casi il contrarre questa malattia può avere esiti fatali.

La sintomatologia della gastroenterite nei cani

Non appena terminato il periodo di incubazione si ha la comparsa della prima sintomatologia clinica prevalente, vale a dire un forte rialzo termico, uno stato depressivo, mancanza di appetito, diarree e vomito, ma possono non mancare anche complicazioni ancora più gravi come un’infiammazione al fegato e una forte anemia.

Il vomito e la diarrea potrebbero presentare tracce di sangue. In qualche caso grave non bisogna escludere un danno neurologico, o, come detto, anche un esito fatale.

Le cause della gastroenterite nei cani

Cause specifiche, oltre all’infezione con un virus, non se ne conoscono, diciamo che tutte si possono ricondurre ad un’infezione e che quest’infezione nella maggior parte dei casi è ad opera di questo diabolico virus, il parvovirus che attacca solamente i cani ed il cui periodo di incubazione varia da una settimana a due.

I primissimi accenni della sintomatologia tipica possono già fornire un quadro clinico tipico di questa malattia, e le analisi ematiche e delle feci confermeranno la diagnosi. A questo punto è necessario intervenire immediatamente, perché le cure immediate possono salvare la vita al nostro amico a 4 zampe.

Le cure della gastroenterite nei cani

Le cure della gastroenterite nei cani

Relativamente ai trattamenti farmacologici le cure comprendono l’utilizzo contemporaneo di più prodotti farmacologici: innanzitutto antibiotici, non, evidentemente per il virus che ne è immune, ma per prevenire qualsiasi complicazione a carattere batterico, poi si utilizzerà un antiemetico per combattere il vomito e/o la diarrea con tracce ematiche, e sarà anche necessario reidratare il cane con fluidoterapie e reintegrargli i sali minerali somministrandogli prodotti di tipo vitaminico.

La dieta, perdurando il vomito, deve essere di assoluta astinenza: alimentare il cane in quella fase non farebbe altro che aumentargli gli stimoli al vomito. Sarà necessario alimentarlo mediante delle soluzioni liquide. A partire dal secondo giorno dopo la fine degli episodi di vomito, allora il cane potrà riprendere un’alimentazione solida che, all’inizio, dovrà essere molto leggera e in scarse quantità.

Come per tutto il resto che concerne la gastroenterite nei cani, anche l’alimentazione a supporto deve essere consigliata da un veterinario, fermo restando che agli inizi occorrerà una somministrazione di quantità ridotte di cibo ma più volte al giorno, in modo tale che la bestiola possa ritrovare gradatamente l’abitudine ad una normale alimentazione.

Mentre è ancora malato sarebbe meglio che il cane viva in luoghi silenziosi, puliti e indisturbati. E anche che non venga sollecitato a svolgere delle attività fisiche perché è meglio che conservi le sue energie per la lotta al virus.

La gastroenterite nei cani, purtroppo, può rivelarsi fatale perché, oltre a colpire prevalentemente i cuccioli che, per forza di cose, sono meno resistenti ai virus ed alle malattie più in generale, a volte colpisce cani con disfunzioni del sistema immunitario. Si capisce quindi come la prevenzione per il tramite del vaccino ed una precoce diagnosi siano importantissime.

Può rivelarsi salvavita anche un continuo controllo, durante il corso della malattia, e dei continui esami del sangue, soprattutto al fine della conta dei globuli bianchi il cui numero inevitabilmente subirà una diminuzione per gli episodi di vomito e/o diarrea con tracce ematiche.

Come proteggere il tuo amico dalla gastroenterite nei cani?

Al pari delle altre malattie virali la terapia non può essere specifica (i virus non sono attaccabili dai farmaci), ma può essere importante la prevenzione con gli appositi vaccini. Il primo alla sesta/ottava settimana di vita, e poi una mensile sino alla sedicesima settimana. Poi un richiamo annuale. Anche una disinfezione periodica ed accurata aiuterà il cane ad evitare il pericolo di contagio.

Gestazione gatti: caratteristiche, durata e parto

Gestazione gatti

Gestazione gatti siamesi dura appena di più e può portare a qualche cucciolo in più, al contrario i persiani godono di minor fertilità la gestazione gatti persiani è comunque in linea con quella delle altre razze.

Quando si abbiano i primi “sintomi” di una gestazione (vedremo in seguito quali possano essere) si rende necessaria una prima visita veterinaria prenatale, che andrebbe effettuata tra le due e le tre settimane successive al concepimento. Il veterinario potrà darci un aiuto ed indicarci eventuali cambiamenti nell’alimentazione o consigliarci qualche integratore.

Gestazione gatti: qual è la durata?

Gestazione gatti: qual è la durata?

La gestazione gatti, con il conteggio che parte dal giorno del concepimento fino al giorno del parto è di circa due mesi, per essere precisi di sessantacinque giorni (di media); la natura poi può decidere di far da se e allungarla o accorciarla: diciamo che la nascita dei micetti avverrà mediamente tra il 63mo ed il 69mo giorno successivi al concepimento.

Se i gattini dovessero venire al mondo prima del sessantesimo giorno il rischio di morte prematura sarebbe alto in quanto sarebbero di certo fisicamente molto immaturi per una vita extrauterina.

I tempi della gestazione gatti si scandiscono anche prima del parto: dal ventunesimo al venticinquesimo giorno, per esempio, è il periodo adatto per effettuare un esame radiografico: a farlo prima non si distinguerebbe alcunché. Anche con un’ecografia in quel periodo non sarebbe, comunque, possibile conoscere anticipatamente il numero dei nascituri. E’ il quarantacinquesimo giorno di gravidanza quello utile per avere anche questa informazione, perché al 45mo giorno le ossa iniziano ad essere ben sviluppate.

Questo fatidico quarantacinquesimo giorno è anche quello indicato per somministrare a mamma gatta un’alimentazione (crocchette, ad esempio), apposita per la gravidanza, le quali garantiscono la copertura del fabbisogno energetico aumentato, soprattutto con un allattamento alle porte, senza aumentare gli ingombri intestinali.

E ancora per parlar di tempi relativi alla gestazione gatti, se ne può individuare uno anche nel momento topico della gestazione gatti: il momento del parto. Ebbene, la velocità con cui i micini vengono fuori dal pancione di mamma gatta va da un minimo di due fino ad un massimo di sei ore. Non è una “fuoriuscita” a velocità costante: i micini che mettono per primi la testolina fuori escono con maggior velocità, mentre quelli dopo pare vogliano prender tempo. Ma, in realtà, non è colpa loro: hanno da “scendere” una maggior distanza seguendo il corno uterino.

Gestazione gatti: i giorni subito antecedenti il parto

Riavvolgiamo il nastro e torniamo a qualche giorno prima del lieto evento, la conclusione della gestazione gatti. Pochi giorni prima del parto si nota che mamma gatta ha qualche moto di irrequietudine in più, il suo comportamento si fa più materno e si inizia ad evidenziare un anomalo rossore sui capezzoli. Questo è il momento in cui le occorre che le prepariamo il cesto dove andrà a partorire, deve essere ben imbottito morbidamente al suo interno e deve contenere qualche oggetto cui si sia legata.

Qualsiasi cosa, che sia una coperta, uno straccio, un pupazzetto morbido, l’importante è che la “signora” si trovi a suo agio in quel suo angoletto morbido, deve trovare il massimo della serenità. Se proprio vogliamo trovare una difficoltà nel prepararle questa cesta è nell’altezza dei bordi: deve essere non eccessiva per permetterle di entrarvi in tutta comodità, contemporaneamente deve essere sufficientemente alto da impedire ai micetti appena nati di uscirvi.

Pur non esistendo analisi chimiche per la diagnosi della gestazione gatti è chiaro che i segnali che il lieto evento si sta approssimando saranno abbastanza chiari ed evidenti (e poi anche il veterinario ci darà una mano nel farcelo sapere). Quando lo avremo saputo dovremo prendere opportuni accorgimenti: innanzitutto è meglio che mamma gatta non esca, e all’interno dell’appartamento sarà il caso di tener chiusi tutti i mobili che la nostra amica pelosa potrebbe decidere di scegliere per il parto anche se noi le abbiamo preparato la più morbida, bella, rassicurante e piena di oggetti che le piacciono “cesta da parto per gatti”. SI sa, i gatti sono molto autonomi, anche nelle scelte…

Il giorno che precede il lieto evento tutti i segnali si fanno molto più palesi: la sua temperatura diminuisce di un grado, i suoi atteggiamenti si fanno sempre più affettuosi anche se a volte può anche diminuire un po’ la fame. Questi sintomi devono scomparire dopo il parto, se la mancanza d’appetito o la temperatura bassa dovessero permanere anche dopo la nascita dei cuccioli, allora sarà meglio avvisare il veterinario.

Gestazione gatti: il lieto evento

Gestazione gatti: il lieto evento

La gestazione gatti non è molto dissimile da quella umana, giusto poche differenze, ma anche molte similitudini: si ha la dilatazione della cervice, le fasce muscolari dell’utero iniziano le loro contrazioni, il respiro si fa un po’ affannoso, e mamma gatta potrebbe anche farvi delle belle fusa oppure ansimare tenendo aperta la bocca. A questo punto si ha la rottura delle acque, le contrazioni si intensificano ed in un men che non si dica iniziano a venire alla luce i primi micetti.

In questa fase della gestazione gatti, la mammina pelosetta può decidere di restare in piedi oppure anche di sdraiarsi su un fianco: non esiste una posizione migliore di quella che lei stessa andrà a decidere. Il padrone che assiste al parto dovrà fare un semplice controllo: ad ogni micetto nato deve corrispondere anche l’espulsione di una placenta, in quanto quella o quelle che dovessero restare in situ potrebbero essere causa di qualche infezione.

I micetti possono avere una presentazione frontale o posteriore: in realtà il parto podalico difficilmente potrebbe causare qualche problema in un parto felino, contrariamente a quanto può, invece, accadere per un parto umano. Qualche complicazione potrebbe invece presentarsi qualora il cucciolo dovesse avere una presentazione di schiena, di traverso o se le sue dimensioni debbano esser eccessive. Normalmente mamma gatta rompe il sacco amniotico e taglia il cordone ombelicale, per poi leccare il micino al fine di favorirgli il primo respiro: qualora non lo facesse, sarà compito nostro darle una mano in queste ultime operazioni, soprattutto con un vigoroso anche se delicato massaggio, soprattutto sulla bocca e sul nasino dei cucciolotti.

Erba gatta: effetti, benefici, e caratteristiche della nepeta cataria

Erba gatta

In natura esiste un vegetale, una pianta, che riesce a mandare in estasi tutti i nostri gatti e che, però, ha dei fantastici benefici effetti anche su noi uomini: infatti la nepeta cataria, meglio e più diffusamente conosciuta con il nome di erba gatta (o, ancora, come “menta dei gatti” o “catnip”), oltre ad essere il sogno nel cassetto di tutti i nostri fantastici amici a quattro zampe felini, ha delle proprietà e dei benefici effetti anche su noi uomini.

Le proprietà della erba gatta

Le proprietà della erba gatta

Con il nome di Nepeta, si suole indicare una famiglia di piante che consta di circa centocinquanta specie diverse, che sono comuni per la maggior parte nel Vecchio Continente, per la precisione nelle sue zone a clima più temperato. La specie denominata Cataria è sufficientemente facile da coltivare e non necessita di particolari cure.

Una delle caratteristiche “fisiche” di questa pianta è il fusto che è in posizione ben eretta ed è molto ramoso, di un’altezza che non di rado supera il metro d’altezza, con le foglie che assumono un po’ le sembianze di un cuore, dentellate e di una colorazione grigio-verdastra, con la presenza di una peluria nella loro parte inferiore e, infine, anche i fiori che sono colorati di una colorazione biancoazzurra pallida e che si riuniscono come a formare una spiga similmente a quanto fanno quelli della pianta lavanda. I fiori fioriscono tra il mese di maggio e quello di agosto e sono una delizia per le api.

Gli effetti della erba gatta sui gatti

I nostri amici gatti vedono nella erba gatta una specie di droga (benefica, ovviamente!), in quanto senza avere alcun effetto indesiderato e senza indurre alcuna forma di dipendenza hanno un blando effetto di sedazione e sviluppano una discreta azione digestiva.

Un gatto in prossimità della erba gatta inizierà a mordicchiarla, leccarla, poi annusarla, poi ancora leccarla e mordicchiarla. Ci si coricherà di sopra per poi, magari, rotolarcisi dentro. Le femmine in prossimità della erba gatta potranno avere il classico comportamento di chi è in cerca dell’accoppiamento, mentre, per quanto riguarda i gatti maschi, potrebbe capitare anche di vederne qualche esemplare più anzianotto correre e giocare, dopo averla assaggiata, come se si trattasse di cucciolotti e non di “signori gatti di una certa età”!

Non abbiate paura nel farla assaggiare anche ai vostri gatti domestici, i buoni gattoni da appartamento. Saltuariamente anche loro hanno bisogno di dare una mano al loro apparato digerente e, infatti, quando possono, mangiucchiano erba per dare una mano ai movimenti peristaltici dell’intestino e l’erba gatta, grazie anche ad utilissime sostanze come vitamina b29 ed acido folico, aiuta la digestione e gli dà anche una mano nel eliminare dallo stomaco il bolo di peli.

I benefici della erba gatta sulla salute di noi “umani”

La erba gatta non è solo utile per il nostro gattone, ma anche per noi suoi padroni, possedendo molte proprietà sedative, anticatarrali ed antispasmodiche e dando una mano nell’eliminazione dei gas presenti nell’intestino.

Si è anche ritenuto in passato che la Cataria fosse molto efficiente nel trattamento di alcuni problemi all’utero e si è sempre ritenuto che potesse anche stimolare la fertilità, oltre che curare l’isteria femminile. La medicina “popolare” la ha sempre ritenuta un baluardo contro i sintomi da raffreddore, problemi di carattere digestivo, le contusioni, gli stati febbrili ed i mal di testa.

L’erba gatta da noi umani viene assimilata sotto forma di estratti ed infusi, i quali ci aiutano con l’azione sedativa, antispastica e coadiuvante della digestione. Anche il singhiozzo, pare, venga curato con la erba gatta.

Per preparare un infuso, spezzettate le foglie delle pianta fresca e mettete i frammenti in un cucchiaino da caffè. Versate il contenuto in acqua bollente, lasciate macerare il tutto per circa dieci minuti e poi bevete. Si può zuccherare come meglio si crede. Per le agitazioni nervose e per l’insonnia si può utilizzare la tintura madre (al massimo una trentina di gocce). Le proprietà sono similari a quelle della valeriana, calmando e favorendo il sonno ristoratore.

Se ricaviamo, invece, l’olio essenziale dalla erba gatta, sapremo che sarà pieno di carvacolo e timolo: potrà essere utilizzato per il trattamento delle bronchiti, potendo vantare anche una proprietà antisettica.

La Nepeta Canaria, che odora fortemente e decisamente di menta, potrebbe anche avere un qualche effetto afrodisiaco che, come pare, sarebbe legato ad alcuni composti inebrianti di tipo volatile, che prendono il nome di nepetalattoni, non molto dissimili dai ferormoni che si trovano nelle urine dei maschi.

Essa pare contribuisca anche al trattamento dei mal di capo, potendo anche trattare la febbre. Si impiega, inoltre, anche nella cosmesi su base naturale con la sua azione profumatrice, disinfettante e detergente sulla pelle e trovando un efficiente utilizzo nel pediluvio.

Erba gatta per combattere le zanzare ed altri insetti

Erba gatta per combattere le zanzare ed altri insetti

Allo stato attuale una direttiva del Ministero della Salute, datata 12/2010, permette l’inserimento in integratori di sostanze e di estratti vegetali di questa pianta che, oltre a tutti gli altri benefici sopra esposti, risolve anche un grosso problema sentitissimo, soprattutto nei mesi caldi: è una soluzione efficientissima contro le zanzare!

Il cane maltese: caratteristiche fisiche e comportamentali

cane maltese

Il cane maltese è un cane adattissimo alle famiglie, in quanto, come già cisto sopra, ha un temperamento docile ed un carattere che lo rende ideale per la compagnia, anche di bambini. E’, indubbiamente, un cane che, più di altri, va rispettato perché è una bestiolina particolarmente sensibile. Vediamo insieme le caratteristiche di questo piccolo angioletto del focolare.

L’aspetto del cane maltese

L’aspetto del cane maltese

Il cane maltese mutua il suo nome da quello di una città antica, la siciliana Melita. E’ una razza, infatti, che trae origine dal bacino del Mediterraneo, anche se poi si è diffusa oltre i nostri confini.

Fisicamente è evidentemente un cane di piccola taglia, la cui altezza al garrese può raggiungere al massimo i venticinque centimetri. Il suo peso, al massimo, può arrivare ai cinque chilogrammi. Ha una caratteristica tutta sua: il pelo, oltre alla lucentezza ed alla lunghezza, vanta anche una consistenza fuori dal comune.

Le caratteristiche del pelo permettono ai loro padroni di poter “giocare” nell’acconciarlo, potendolo abbellire con fiocchetti a serrare dei ciuffetti di pelo. La pelle aderisce perfettamente al busto ed il suo corpo vanta una solidità che le sue dimensioni non lascerebbero immaginare.

Il cane Maltese è una bestia robusta e dotata di una forza più che discreta. Ha un muso abbastanza pronunciato nonostante abbia forme tondeggianti ed ha le orecchie che spesso si nascondono sotto il pelo folto e fitto. Il cane maltese ha un pelo di colore bianco.

L’aspetto del cane maltese è sempre carino e tenero, forse è quello che nel mondo canino vanta la maggior tenerezza.

Il cane maltese ed il suo carattere

Sotto il profilo del carattere il cane maltese accomuna un certo numero di pregi che ritornano molto utili in svariate situazioni. Difatti è un cane assolutamente fedele al suo padrone, lo difende e gli sta sempre accanto, poiché per carattere si lega sempre molto al padrone. Ha un carattere molto giocoso ed ha tanta pazienza, per questo è l’ideale per far compagnia anche ai nostri bambini, i quali ci si affezionano subito e saranno sempre ricambiati del loro affetto.

Una particolare caratteristica nel rapporto che si crea tra un cane maltese ed i bambini è che il cane maltese crea un ottimo rapporto con i bambini più grandicelli per età che hanno già una idea abbastanza precisa de comportamento che occorre avere con un cane e cosa ci si può fare e cosa NON ci si può fare; mentre i bambini troppo piccoli non sono particolarmente adatti per stargli accanto in quanto il cane maltese potrebbe infastidirsi per pe presumibili attenzioni troppo continue e troppo pressanti che solo i bambini molto piccoli sanno regalare.

Nonostante le sue piccole dimensioni, il cane maltese è un cane che può svolgere anche le funzioni di un vero e proprio cane da guardia. Anzi, in realtà in passato ha sempre svolto egregiamente questa funzione. In più, possiamo tranquillamente e senza tema di smentita che il cane maltese è un cane dotato di un’intelligenza fine e sviluppata, con grandi capacità di apprendimento di quanto gli viene insegnato dal suo padrone. Caratterialmente non presenta particolari difficoltà. Qualcuno, al limite, ha potuto notare un certo grado di permalosità del cane maltese, il quale, se preso un po’ in giro o anche mal trattato dal suo padrone, potrà anche avere qualche gesto di reazione, magari un po’ rabbioso ma senza aggressività o violenza.

L’alimentazione e le cure per il cane maltese

L’alimentazione e le cure per il cane maltese

Relativamente alla propria salute il cane maltese non denota qualche problema particolare, diciamo che vi è necessità di tenere sempre sotto controllo sia gli occhi che le orecchie perché il pelo lungo, se non si effettuano controlli periodicamente, potrebbe far insorgere qualche problema o all’udito o alla vista. Per quanto attiene, invece, all’alimentazione, quella d’elezione per il cane maltese è sicuramente costituita dalle crocchette che hanno dalla loro sia il comprendere tutti gli elementi nutritivi di cui un cane maltese ha bisogno, sia la pulizia dei denti che le crocchette un po’ ruvide compiono mentre vengono masticate. Contrariamente a quello che il sul aspetto fisico lascerebbe credere, il cane maltese, differentemente rispetto a molti altri cani di diverse razze ma con dimensioni più o meno simili, ha bisogno di fare molta attività di tipo fisico. Ha un’indole particolarmente vivace ed ha proprio bisogno che questa sua caratteristica comportamentale venga fuori tutta, manifestata anche fisicamente.

Proprio per questi motivi appena descritti, pur trattandosi di un cane adatto alla vita da appartamento, date le sue piccole dimensioni, sarebbe preferibile disporre anche di spazi aperti dove il cane maltese possa scorrazzare e distendersi giocando. Quanto alle cure, occorre che venga spazzolato tutti i giorni, insomma una buona tolettatura che non si nega a nessun cane, figuratevi ad un cane maltese dal pelo bianco lucente! Per il resto non necessita, sotto questo aspetto, di grandi attenzioni. Oltre alle normali vaccinazioni, si consiglia comunque una visita da effettuarsi periodicamente presso il suo veterinario di fiducia.

Il Pastore Belga Malinois: un vigilante attento.

Pastore Belga Malinois

La razza ha origini in Belgio, nella antica città belga denominata Malines, da cui prende il nome (Pastore Belga Malinois) e che si trova nei pressi di Anversa. E’ classificato nel Gruppo Uno che comprende i Cani da Pastore e Bovari (con esclusione del bovaro svizzero). E’ una variante con il pelo corto del Cane da Pastore Belga e trae origine dai can i pastori del Centro Europa. Oggi come oggi le varianti esistenti dei Pastori Belgi sono 4, anche se originariamente se ne contavano 5. Il Pastore Belga Malinois è molto comune e molto noto in Belgio. Vengono allevati anche in Italia e sono stati selezionati tempo addietro da una moltitudine di allevatori italiani e, tra questi, ricordiamo A. Tavazzani.

Il Pastore Belga Malinois: l’ aspetto nel suo insieme.

Il Pastore Belga Malinois: l’ aspetto nel suo insieme.

Il Pastore Belga Malinois è compreso tra i cani mediolinei ed è da considerarsi di taglia media. Di proporzioni armoniche il Cane da Pastore Belga Malinois è un animale molto intelligente, rustico, fortemente orientato a vivere nei grandi spazi aperti ed è strutturalmente resistente alle condizioni di tempo atmosferico anche fortemente avverse ed alle repentine ed intense mutazioni climatiche, che sovente affliggono il territorio belga. Questa razza si deve al primo colpo d’occhio distinguersi per robustezza ma anche per eleganza. Vi sono comprese 4 varianti con proprietà fisiche e comportamentali identiche e che si distinguono solo per la colorazione del manto e per la struttura dei suoi peli.

Sono molto importanti le misure:

Lunghezza dall’ estremità della spalla all’ estremità opposta della natica:sessantadue centimetri
Lunghezza dorsale a partire dal garrese fino al bacino, all’ altezza della cresta:quarantuno centimetri
Circonferenza toracica all’altezza della parte posteriore dei gomiti:settantacinque centimetri (min)
Altezza toracica:trentuno centimetri
Altezza rispetto a terra dell’ estremità inferiore del torace:trentuno centimetri
Lunghezza di tutta la testa:venticinque centimetri
Lunghezza del solo muso:dodici e 1/2 – tredici centimetri
Peso:min venticinque max trenta kg

 

Il Pastore Belga Malinois: che carattere ha?

Come già scritto sopra le 4 varianti del Pastore Belga Malinois hanno il medesimo carattere e comportamento, è un animale che si affeziona molto e molto facilmente al suo padrone ed anche alla sua famiglia. E’ istintivamente molto portato per il compito di guardia di tutta la proprietà e, soprattutto delle greggi. E’ sempre molto vigile ed attento: l’ espressione dello sguardo, sempre vispo e curioso come quella del Pastore Belga Malinois è caratteristica dei cani molto intelligenti. Ove mai dovesse servire, il Pastore Belga Malinois è anche pronto alla difesa delle persone che ama, dimostrando impavidità e, al tempo stesso, destrezza. Gioca molto con i bambini senza stancarsi mai.

Il Pastore Belga Malinois: gli standard:

L’ altezza:

Individui di sesso maschile: sessantadue centimetri

Individui di sesso femminile: cinquantotto centimetri

(si tollerano fino a due centimetri in meno e fino a quattro centimetri in più).

Il peso:

A partire dai venticinque chilogrammi fino ad un massimo di  trenta chilogrammi.

Il tronco:

Pur denotando possanza non appare mai “pesante”. Il petto  non è troppo largo, ma senza potersi annoverare tra quelli “stretti”. Idem dicasi per il torace che, però, è ben profondo ed anche ben disceso. Le costole, ben curve nella porzione superiore, circoscrivono armonicamente la gabbia toracica. Il garrese è ben delineato. La linea superiore si presenta ben dritta, ma anche larga e dai muscoli potenti. Il ventre non è eccessivamente sviluppato mentre la groppa, che presenta una leggera inclinazione, è sufficientemente larga, ma senza eccedere.

La testa ed il muso:

Cesellati bene, lunghi ma non in eccesso, ed asciutti. Il muso ed il cranio hanno lunghezze uguali ed il muso rientra tra le lunghezze medie. Bella dritta è la canna nasale e gli assi craniofacciali si presentano paralleli. La pelle delle labbra è di spessore minimo e la guancia si presenta bella piatta anche se ben dotata di muscolatura. Lo stop è annoverabile tra quelli moderati, e non troppo sporgenti sono le arcate sopraccigliari. Di misura media la lunghezza del cranio.

Il tartufo:

Di pigmentazione profondamente nera, correttamente aperte le nari.

I denti:

Regolare la dentatura ben impiantata in mandibola e mascella. La modalità di chiusura delle arcate dentali è a forbice.

Il collo:

Un po’ oblungo, presenta una evidente muscolatura e non ha la giogaia. Un po’ arcuato il profilo della nuca.

Le orecchie:

Hanno una evidente forma a triangolo ed una struttura dritta e rigida, con attaccatura alta e sono ben proporzionate nelle dimensioni, con una conchiglia di forma piacevolmente arrotondata all’ attaccatura.

Gli occhi:

Di dimensioni medie, sono leggermente a forma di mandorla, con un colorito brunito (meglio quando sono molto scuri).

Gli arti:

Gli arti:

Presentano ossa ben compatte e muscoli forti ed asciutti. Generosa la lunghezza e potente la muscolatura degli avambracci. Anche il metacarpo si presenta ben corto e forte. Le giunture non presentano segni di rachitismi. Il piede è alquanto rotondo, con il posteriore potente e perfettamente appiombato in modo perpendicolare a terra. La coscia è ben larga e dotata di muscolatura possente. La gamba è ben lunga e larga. I metatarsi cono ben potenti e corti.

La spalla:

Si presenta di adeguata lunghezza ed un po’ di obliquità. Aderisce bene.

L’ andatura:

E’ necessario che sia tra le più sciolte e vivaci e deve coprire il suolo quanto meglio.

La muscolatura:

Bella possente, ne beneficia soprattutto l’ arto posteriore.

La coda:

Posizionata bene, robusta all’ attaccatura rientra tra le lunghezze medie.

Pelle: risulta essere dotata di grande elasticità, però aderisce molto bene sul corpo di tutto l’ animale. La mucosa esterna è vistosamente pigmentata.

Il pelo:

Si presenta tra i più corti sul cranio, come sulle porzioni esterne dell’ orecchio ed anche sulle parti inferiori di ogni arto. Diventa un po’ più a cespuglio sulla coda, così come nelle regioni del collo, laddove viene disegnato come un collare di piccole dimensioni che partendo dall’ attaccatura dell’ orecchio, si prolunga fino alla regione della gola. Anche i bordi della coscia sono frangiati con pelo più lungo. I peli sulla coda assumono la morfologia detta  “a spiga”.

I Colori che possono essere ammessi:

Solamente i fulvi carbonati con maschere nere.

I difetti comuni:

Peli molto lunghi, prognatismi anche di leve entità, enognatismi, setosità dei peli, ondulazione o cortezza del pelo, disseminazione a ciocche di peli sottili, code con il ciuffo, misure non nella norma, colorazioni non catalogate, lunghezza del muso, orecchie che pendono, assenza dei premolari, andatura non corretta, colorazione chiara dell’ iride, apertura dei piedi, drittezza eccessiva delle spalle, debolezza all’ arto posteriore, drittezza dei garretti, altezza della postura della coda, mancanza del sottopelo.

Il Bracco di Weimar: non solo per chi ama la caccia!

Bracco di Weimar

Questa razza, denominata Bracco di Weimar o anche Weimaraner, deve il suo nome ad una città in Germania, Weimar appunto, pur non essendo certo che abbia avuto proprio in quella città le sue origini. Di certo la razza è tedesca. Fra i progenitori troviamo certamente il Bloodhound, o Chien de Saint Ubert, o in modo diretto o passando per il Cane Grigio di San Luigi (al giorno d’ oggi razza estinta), che aveva le sue discendenze da questa razza. Probabilmente giunse in Germania passando per il fiume Reno, più o meno nel quindicesimo secolo. Altre teorie, anche interessanti, la descriverebbero come una delle razze autoctone. Si dice, infatti, che il Bracco di Weimar derivi dall’ incrocio di alcuni progenitori del Cane da Ferma Tedesco a Pelo Corto, anche detto Kurzhaar, e talune razze, sempre di cani da caccia. Il Bracco di Weimar è molto comune negli States, mentre da noi ancora non ha raggiunto alte vette di popolarità per cui reperire cuccioli è difficile.

Il Bracco di Weimar: l’ aspetto nel suo insieme.

E’ annoverato tra le taglie medio grandi, ed è un braccoide. Il suo corpo è abbastanza oblungo con apparato muscolare sviluppato ed in evidenza. Il manto è di colorazione grigia e, grazie alla leggiadria dei suoi movimenti, viene chiamato “Il fantasma grigio”. Ne esitono due varianti, una a pelo corto (molto più diffusa) ed una a pelo lungo.

Il Bracco di Weimar: che carattere ha?

Il Bracco di Weimar o Weimaraner ha un carattere che spicca per docilità ma anche per orgoglio. Lo si addestra in modo facile. Ha l’ istinto della ferma però in alcune zone del mondo viene utilizzato anche per la difesa e i Brasiliano lo utilizzano anche come cane poliziotto. Grazie ad un sviluppatissimo olfatto le protezioni civili lo utilizzano per la ricerca degli scomparsi. Spicca per ecletticità anche grazie alle fantastiche peculiarità del suo carattere. La sua caparbietà e pazienza lo rendono un ottimo cane da caccia, anche perché di mostra di essere tra le razze più metodiche se parliamo di ricerche. Il Bracco di Weimar è tra le razze più robuste e rustiche e non presenta in genere particolari problematiche. Vive tanto nei giardini che dentro le case ma occorre ricordare che è bene che faccia parecchia attività fisica.

Il Bracco di Weimar: gli standard:

Il Bracco di Weimar: gli standard:

 

L’ altezza:

– individui di sesso maschile minimo cinquantanove massimo settanta centimetri.

– individui di sesso femminile maschile minimo cinquantasette massimo sessantacinque centimetri.

Peso:

minimo trentadue massimo trentanove chilogrammi.

Tronco:

Il tronco del Bracco di Weimar o Weimaraner è lungo e di particolare snellezza, mentre il fianco è un po’ retratto.

Testa e muso:

Il Bracco di Weimar ha una testa dal profilo che spicca per nobiltà ed asciuttezza, moderato è lo stop.

Tartufo:

Il naso del Bracco di Weimar è largo e pigmentato di scuro.

Denti:

I suoi denti sono ben forti e sviluppati. Chiude correttamente a forbice.

Collo:

Il collo del Weimaraner spicca per snellezza e presenta una leggera arcuatura.

Orecchie:

Il Bracco di Weimar ha l’ orecchio abbastanza largo, abbastanza lungo ed è arrotondato all’ estremità, si attacca molto in alto ed in modo stretto. In stato di attenzione l’ orecchio gira un po’ verso avanti.

Occhi:

weimar

Sono ambrati ed esprimono tutta l’ intelligenza di questa razza. Il cucciolo li ha azzurri, come i cieli.

Arti:

Spiccano per drittezza e forza.

Spalle:

Di corretta inclinazione, sono ben muscolose.

Muscolatura:

Eccellentemente sviluppata.

Coda:

AL Bracco di Weimar, o Weimaraner, generalmente la si taglia.

Pelo:

Ricordiamo che il Weimaraner esiste in due varianti, una a pelo lungo (ed è più comune) e l’ altra a pelo corto, che si presenta anche tra i più fini).

I colori che sono ammessi:

Il Bracco di Weimar può avere colorazione grigia argentea, grigia cosiddetta “Capriolo”, grigio-topo, e tutte le sfumature in mezzo.

I difetti più ricorrenti:

criptorchidismi, monorchidismi, enognatismi, prognatismi, andature non corrette, obesità, muscoli non sufficientemente sviluppati, colorazioni troppo chiare degli occhi, dimensioni insufficienti delle orecchie, tartufo non pigmentato, marcatura dello stop, colorazioni fuori standard, arto non perfettamente dritto, appiombo non corretto, timidezza e paura.

Bracco tedesco: caratteristiche, comportamento e prezzo

Bracco tedesco

Ok, se riuscirete ad esse bravi padroni di una super razza come quella del bracco tedesco, potrete a tutti gli effetti sentirvi super. Il bracco tedesco è un tipico cane da ferma, è originario della Germania e ne esistono quattro tipologie:

  1. Il bracco tedesco a pelo corto (deutsch kurzhaar);
  2. Il drahthaarm e cioè quello a pelo duro;
  3. Il bracco tedesco a pelo lungo (anche Langhaar);
  4. Lo stichelhaar, e cioè il bracco tedesco a pelo ruvido.

Le prime notizie che si hanno riguardo al bracco tedesco sono risalenti al diciassettesimo secolo e precisamente all’epoca in cui furono tentati i primi incroci, da parte di alcuni cacciatori tedeschi, tra alcune razze di bracco europeo già esistenti in Germania. Lo scopo era realizzare, per il tramite di queste selezioni, un bracco di origine tedesca, appunto un “bracco tedesco”. Questo bracco tedesco avrebbe dovuto essere un cane “jolly”, che sapesse fare un po’ di tutto, sia in ambito venatorio che no. E che avesse anche qualche caratteristica del pointer.

L’aspetto del bracco tedesco

L’aspetto del bracco tedesco

Il bracco tedesco è una razza con caratteristiche da campione: la sua altezza varia dai cinquantotto ai sessantasei centimetri al garrese, con un peso che varia dai venticinque ai trenta chili. Dall’andamento snello e portamento nobile, ha un capo asciutto con il cranio appena bombato. Il tartufo non è molto marcato e di colore tipicamente marrone: non si ammettono colorazioni che tendano al marrone chiaro né, tantomeno, la presenza di alcuna macchia.

Il muso abbonda sia in lunghezza che in larghezza, in quanto è adatto al trasporto delle prede, ha le labbra dalla forte pigmentazione e gli occhi di generose dimensioni, dal colore marrone, molto scuro e dalla grande espressività e vivacità. Le sue orecchie gli cadono giù per il muso, un po’ carnose, ma non eccessivamente.

L’aspetto intero del bracco tedesco parla chiaramente di una razza inquieta, caratteristica che solo chi ne possiede uno può conoscere, e della quale parleremo in seguito. Ha le cosce di discreta larghezza e di forte muscolatura, il piede è piccolo e giustamente arrotondato, la coda di buon diametro all’inserzione ma che rastrema verso la fine. Pur non troppo corta, presenta un aspetto aerodinamico.

Le variazioni più evidenti sono nel pelo: nella varietà Kurzhaar, la più diffusa, è piuttosto fitto e abbastanza corto, caratteristica che aumenta verso il cranio, si allunga nella parte della coda che guarda in giù. Sia per quanto riguarda questa varietà più diffusa che per le altre la colorazione più tipica è marrone: perfetto se omogeneo, si accettano anche qualche macchia o qualche sfumatura.

Altre colorazioni accettate per gli standard di questa razza, anche se meno comuni, sono quella bianca (che generalmente presenta qualche macchia marrone sul capo), ma anche la nera che, talvolta, viene corredata di qualche macchia focata in tonalità gialla.

Il bracco tedesco lo si può trovare anche in una varietà definita “da spettacolo”, più imponente, con la muscolatura più scolpita e che, se di quelli con il pelo duro, ha anche baffi più imponenti, oltre che nella varietà “da lavoro”, meno “visibile” ma di sicuro più armonica. Questa seconda varietà è meno pelosa e più asciutta.

Il carattere del bracco tedesco

Il carattere del bracco tedesco

Passiamo adesso alla caratteristica più particolare del bracco tedesco, quella che fa di lui il cane “super” di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo. Rispetto alle altre razze, anche quelle più vivaci, il bracco tedesco ha un’assoluta necessità di scorrazzare, correre, muoversi sempre: se non glielo si permette rischia di avere un carattere turbolento.

Parliamoci chiaramente: per loro lo scorrazzare è quasi come una droga, lo “devono” fare, come una necessità fisica, è un desiderio che non possono controllare. Conosciamo un padrone di bracco tedesco che, stremato dalla iperattività di questo cane, anche se perdutamente innamorato del suo animale, ci ha confessato: “la soluzione a questo problema è solamente la vecchiaia!”

Chi ha questo cane e non ama la caccia, può farlo scorrazzare all’inseguimento di una qualsiasi cosa, anche una palla, un oggetto lanciato, grazie a Dio va bene qualsiasi cosa, non occorre che sia una preda.

Questa caratteristica non fa del bracco tedesco una razza meno intelligente o dal carattere debole, anzi! Ha un carattere forte che cerca di imporsi su tutto, non solo nella corsa. Ecco perché all’inizio di questo articolo parlavamo di “super padrone”: intendevamo un padrone che con tantissimo amore e rispetto per il suo cane, abbia un carattere abbastanza forte da non farsi sottomettere dalla vivacità di questa razza, ma sappia controllarla rispettandola.

Essendo dei cani da caccia “jolly”, non hanno lacune in questa attività, anche se poi esiste la varietà “maggiormente specializzata” in alcune specifiche attività, ma, non dimentichiamocelo, stiamo parlando di una razza di “super cane”!

I padroni del bracco tedesco a, più in generale, i suoi ammiratori, dicono di lui che è bravissimo in qualsiasi attività, ed anche coloro che non siano specificamente attratti da questa razza ammettono che è una razza attiva, capace in buona sostanza di fare abbastanza bene molte cose. Tutte le attività connesse con l’attività venatoria sono una sua specialità, la ricerca. Per quanto concerne la selvaggina, lo scovarla, la ferma, il riporto ed il recupero lo vedono testardamente impegnato ad offrire sempre il meglio, ed anche con l’iperattività che gli riconosciamo.

Ma… quanto costa un bracco tedesco?

Un esemplare di bracco tedesco, relativamente al cucciolo, con pedigree e proveniente da un allevamento di livello elevato, ha un costo che varia dai cinquecento agli ottocento euro. Se ne possono trovare anche online ed a un costo relativamente più basso, ma in quei casi è importante poter avere un controllo innanzitutto sull’inserzionista, poi sulle tipologie di offerte e se offrono garanzie. Un veterinario in questi casi può rivelarsi veramente indispensabile.

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