Tigna gatto: riconoscerla e curarla

Tigna gatto

Parlando con i fortunati “contemporanei” genitori di un bimbo e proprietari di un gatto, è possibile che vi siate imbattuti nel timore che l’animale domestico possa contagiare al piccolo delle malattie di varia natura e gravità, e che proprio per questo motivo a farne le spese sia il gatto, spesso relegato in alcune delimitate aree della casa o, ancor peggio, ceduto ad altri. Ma è davvero così pericoloso il gatto? E perché la tigna del gatto è spesso considerata l’infezione più temuta? Da cosa deriva? E come curarla?

Che cosa è la tigna

Che cosa è la tigna

La tigna del gatto è una dermatite che è provocata da un particolare tipo di fungo che attecchisce sul gatto (generalmente, con il contatto diretto di altri animali, come i topi, portatori del parassita) e può essere contagiato all’uomo. Si riconosce generalmente con l’arrossamento della pelle e con la presenza di croste con infossamenti centrali, con colore tendenzialmente giallognolo, e con grandezze che oscillano tra gli 1 e i 10 millimetri. Le crosticine hanno di solito un cattivo odore, e determinano l’alopecia (non ci sono peli dove si formano gli scutuli).

 

Cosa fare se si sospetta una tigna del gatto

Nell’ipotesi in cui si riconoscano uno o più sintomi tra quelli sopra elencati, è certamente opportuno parlarne con il proprio medico e con il veterinario, al fine di arrivare a una pronta diagnosi e cercare di porre in essere le opportune contromisure. Occorre subito premettere che, purtroppo, la guarigione non è proprio rapidissima, e che soprattutto nei più giovani è resa ancora più complessa da un sistema immunitario non pienamente maturo. Ad ogni modo, è bene immediatamente porre il gatto in quarantena, affinchè il micio non possa essere ulteriormente contagioso e, inoltre, seguire le indicazioni del proprio veterinario, che prescriverà una terapia apposita per poter debellare il parassita.

Come detto, la tigna del è purtroppo abbastanza durevole e difficile da debellare. I trattamenti terapeutici che prescriverà il medico serviranno innanzitutto per cercare di arrestare l’estensione del processo infiammatorio, e quindi a impedire la sopravvivenza del fungo nell’ambiente. Per questo motivo sul mercato esistono dei potenti farmaci antimicotici ad azione fungicida e fungistatica, a seconda del dosaggio prescritto. Se invece la tigna è diffusa, il veterinario potrebbe optare per una tosatura completa, in maniera tale che il fungicida possa agire senza ostacoli.

 

Prevenire la tigna

Vi sono alcune condizioni che, purtroppo, sono in grado di favorire la proliferazione del fungo: si pensi agli ambienti caldi e a quelli umidi, potenziale bacino di infezione. Meglio pertanto cercare di prevenire qualsiasi problema con un’accurata pulizia degli ambienti in cui soggiornano i gatti (soprattutto se sono infetti o vi è il sospetto di qualche malattia), lavando per esempio con disinfettanti fungicida le coperte e i cuscini. Sul mercato esistono, in tal proposito, specifici prodotti che possono garantire ottimi risultati.

Cure sull’uomo

Per quanto concerne infine le cure sull’uomo, ricordate che ai primi sintomi è sempre opportuno parlarne con il proprio medico di fiducia. Le zone più colpite sono quelle nella testa e nel cuoio capelluto, sul viso, sul busto, sulle mani e sui piedi. Riconoscere i sintomi è inoltre piuttosto semplice, poiché sarà sufficiente osservare il particolare arrossamento della zona interessata. Alla comparsa di tali macchie, recatevi subito dal medico, che prescriverà una terapia apposita, studiata anche sulla specifica condizione del soggetto e sulla sua età, basata su antimicotici sotto forma di creme o di lozioni. La durata della cura sarà di circa 2 o 3 settimane, ma non è escluso che – se la gravità dell’infezione è più elevata – possa durare ancora più a lungo.

Per saperne di più, vi invitiamo a parlarne con il vostro medico e con il veterinario.

Guida al Jack Russell Terrier

Jack Russell Terrier

Il Jack Russell è un piccolo terrier la cui nascita risale a più di 200 anni fa. All’epoca fu “realizzato” per poter favorire una migliore caccia alla volpe ma, come intuibile, ha finito con il divenire un fantastico cane da compagnia, adatto anche alla vita in appartamento (ma non siate troppo pigri!). Di taglia contenuta, dall’ottimo carattere e dal fascino inconfondibile, si tratta di un esemplare che non mancherà di farsi preferire, andando ad arricchire le vostre vite di tanto divertimento e affetto.

Dove nasce il Jack Russell

Dove nasce il Jack Russell

Il Jack Russell ha origine in Inghilterra, sulla fine dell’Ottocento. A Devon abitava infatti il signor Jack Russell, da cui la razza trae origine: Russell era il pastore della parrocchia di Swymbridge, ma oltre che tenere a bada i suoi fedeli, il pastore era altresì amante della caccia alla volpe e, per questo motivo, da tempo impegnato nel realizzare un esemplare che potesse migliorare l’efficacia di questa attività. Ad ogni modo, nonostante la sua evidente “anzianità”, il Jack Russell è stato riconosciuto dalla FCI (Fédération Cynologique Internationale) solamente nel 2000, a causa della comprovata esistenza di evidenti diversità tra gli esemplari della stessa razza.

 

L’aspetto del Jack Russell

Il Jack Russell è un cane di solito prevalentemente bianco (deve essere almeno il 51%), con un chiazze marroni e a volte nere sulla testa e sul dorso. Il pelo, impermeabile, di tre tipi riconosciuti: liscio, ruvido o spezzato. La sua altezza ideale, misurata al garrese, è tra i 25 e i 30 centimetri, mentre il peso si aggira di solito tra i 5 e i 6 kg. Il rapporto altezza-peso ideale è dunque di 5 a 1, cioè di un kg per ogni cinque centimetri di altezza: quindi un cane di circa 25 cm dovrebbe pesare sui 5 kg, per essere allineato agli standard.

Per quanto concerne le restanti caratteristiche, il Jack Russell ha la coda corta e portata alta (deve essere eretta durante l’attività, mentre a riposo può risultare pendente), il tartufo e le labbra neri, le orecchie piccole e a forma di V ricadente in avanti. Gli occhi sono marroni e hanno la tipica forma di mandorla (le rime palpebrali sono invece pigmentate di nero).

 

Il carattere del Jack Russell

Il carattere del Jack Russell

Stando a quanto riconosciuto con lo standard FCI n°345, il Jack Russell è un cane dal carattere tendenzialmente vivace e attivo. Mostra una discreta sicurezza dei propri mezzi ed è intelligente e di grande apprendimento. Naturalmente, questa vivacità non è “sfrenata”: se educato correttamente, è un cane molto equilibrato, che può essere sia un fedele compagno di gioco e di avventure per i più piccoli, sia un ottimo guardiano per le proprietà private.

L’alimentazione del Jack Russell

Per quanto concerne le caratteristiche alimentari del Jack Russell, questo terrier non ha delle esigenze specifiche. Naturalmente, il nostro consiglio non è certo quello di ricorrere al “fai-da-te”, bensì di condividere con il proprio veterinario il da farsi: il Jack Russell richiederà infatti una dieta adeguata alle sue attività fisiche, alla sua età e alle sue dimensioni, tenendo comunque in riferimento il fatto che una razione giornaliera di circa 300-330 grammi, di cui metà carne, potrebbe essere lo standard opportuno per un adulto.

 

Per quanto riguarda il cibo, rinnoviamo la necessità di parlarne con il vostro veterinario. Tenete conto che il Jack Russell ha una mandibola abbastanza forte ma che, non per questo, gli si possa dare cibo molto duro. Nell’ottica di una corretta idratazione, fate in modo che il vostro Jack Russell abbia sempre a disposizione una ciotola di acqua fresca, ricambiata frequentemente.

Allevamenti di Jack Russell

Allevamenti di Jack Russell

In Italia non sono rari gli allevamenti di Jack Russell (una breve ricerca sui principali motori di ricerca vi svelerà quanti sono e dove si trova quello più vicino a casa vostra). In tal senso, acquistare un Jack Russell da un allevatore ufficiale è sicuramente la mossa migliore per poterne sapere di più sull’esemplare e per poter rendere meno traumatico l’inserimento nella vostra famiglia. L’allevatore vi potrà certamente rivelare tutti i dettagli del vostro nuovo Jack Russell, ivi compresa l’alimentazione che ha avuto prima di conoscerci. In ogni caso, è fondamentale consultare subito il proprio veterinario, condividendo con lui il nuovo regime dietetico da adottare.

Ricordiamo, sempre in tema di allevamenti, che nel nostro Paese la maggior parte delle strutture è solita fornire cuccioli di Jack Russell a pelo corto, che rappresentano certamente i più richiesti. Non mancano comunque allevamenti che possono soddisfare anche le richieste di coloro che desiderano disporre di un bel Jack Russell dalla variante ruvida o quella intermedia: si trovano tuttavia negli allevamenti più grandi, mentre quelli più piccoli finiscono con il preferire il mantenimento della sola “sezione” dedicata al Jack Russell a pelo liscio.

 

Costo del Jack Russell

Il costo del Jack Russell dipende da una lunga serie di fattori. In line di massima, un buon cucciolo di Jack Russell, che abbia caratteristiche comuni e mediamente performanti come estetica e carattere, ha un prezzo tra i 500 e gli 800 euro.

È il cane che fa per me?

È il cane che fa per me?

È difficile dire se il Jack Russell faccia al caso vostro, ma è molto facile ricordare che il Jack Russell è, sicuramente, uno dei cani migliori per le famiglie e per i single che hanno modo e tempo di dedicare a questo esemplare un po’ di attenzione. Il Jack Russell è infatti un cane straordinariamente empatico e intelligente, è giocherellone e divertente, impara in fretta e si affeziona alla famiglia nella quale viene inserito.

In ogni caso, è anche un cane che si rivolge principalmente a proprietari un po’ attivi. Sebbene oramai sia considerabile come un tradizionale cane da appartamento, è bene non frenare il suo entusiasmo e la sua voglia di muoversi. Pertanto, è altresì bene cercare di orientarsi verso una gestione attiva, che sia fatta di frequenti fuoriuscite dall’appartamento, dando così l’opportunità all’animale di poter giocare e scorrazzare in sicurezza.

Per il resto, non ci sono specifici accorgimenti, tranne la necessità di donare al vostro Jack Russell – ovviamente! – tutto l’amore e l’affetto che merita!

Coniglio testa di leone

Coniglio testa di leone

Il coniglio testa di leone è un incrocio nato da due razze diverse (il coniglio nano e il coniglio d’Angora), contraddistinto per una criniera di pelo folto che gli cinge il collo. Vediamo insieme quali sono le principali caratteristiche, e cosa dovreste ben sapere prima di prenderne uno con voi!

 

Caratteristiche del coniglio testa di leone

Il coniglio testa di leone è un affettuoso animale domestico dal carattere docile e dall’atteggiamento estremamente aperto nei confronti del proprio padrone. Superata la prima fase dell’adattamento, si dimostrerà pertanto un ottimo animale da compagnia, che necessita di un po’ di attenzioni, e che sarà in grado di donarvi infinite manifestazioni di affetto. Trattandosi di un erbivoro la sua alimentazione dovrà necessariamente consistere in erba fresca e in fieno di buona qualità. La sua riproduzione è molto facile e frequente, ma – a differenza del coniglio di taglia normale – può avere al massimo tre o quattro conigli a gestazione: la femmina di coniglio testa di leone è pronta all’accoppiamento quando compie sette mesi, mentre il maschio è pronto a sei mesi. La gravidanza ha una durata di circa trenta giorni nei quali è consigliabile mettere dentro la gabbietta della coniglietta dei pezzi di lana o di stoffa, al fine di rendere il nido più confortevole.

Coniglio testa di leone 1

 

Carattere coniglio testa di leone

Il carattere del coniglio testa di leone è estremamente docile e affettuoso. Per questo motivo l’animale domestico può ben vivere in gruppo: abituandosi all’ambiente familiare, il coniglio testa di leone imparerà a riconoscere uno dei padroni come il suo capo branco e gli altri componenti della famiglia come suoi compagni. Si tratta inoltre di un animale da compagnia perfetto per i bambini: per la sua fragilità, sarà comunque opportuno spiegare bene al bambino come rapportarsi nei suoi confronti, al fine di non pregiudicare la sua ossatura con incolpevoli fratture. Di contro, fate attenzione alla convivenza con altri animali, che potrebbero infliggere delle ferite al coniglio, anche per gioco.

 

Come comunica il coniglio testa di leone

Una parte fondamentale del corpo del coniglio testa di leone è rappresentato dai denti, con gli incisivi che vengono utilizzati non solo per alimentarsi, quanto anche per emettere diversi suoni. Ad esempio, quando questo esemplare batte i denti, sta trasmettendo un messaggio di relax e di distensione. Quando invece il coniglio digrigna i denti, si trova nella situazione opposta, di malessere. I soffi e gli sbuffi che dovesse fare, segnaleranno un discreto nervosismo e possono precedere degli atteggiamenti aggressivi. Se batte le zampe per terra, sta comunicando con altri conigli; se è solo in casa, è preoccupato o impaurito. Per quanto concerne i gesti di affetto, il coniglio riserva al padrone alcuni colpettini con il muso sulla mano o il leccamento della stessa.

 Come comunica il coniglio testa di leone

 

Consigli coniglio testa di leone

Se decidete di prendere con voi un coniglio testa di leone, badate bene di avere sufficiente tempo da dedicargli, perché questo coniglio non è – come spesso si è erroneamente portati a pensare – un animale da gabbia. Di contro, questo animale vorrà stare il più possibile con voi fuori dalla gabbia. Insomma, val la pena ricordarla, anche in questo caso, che il coniglio testa di leone NON è un giocattolo, e può essere felice solo se gira, gioca, interagisce con il suo gruppo sociale.

 

Salute coniglio testa di leone

Per quanto poi riguarda la salute di questo docile animale domestico, fortunatamente possiamo ricordare che è molto robusto e che facilmente riesce a vivere sia all’interno che all’esterno dell’abitazione, anche durante l’inverno. Il che, purtroppo, non significa che il coniglio testa di leone non possa andare incontro a spiacevoli patologie.Tra le malattie più diffuse ci sono per esempio la mixomatosi (che è incurabile, e pertanto è bene cercare di vaccinare il proprio animaletto). La malattia si manifesta inizialmente con congiuntiviti, bozzi all’altezza delle orecchie, infezioni e irritazioni degli organi genitali. Purtroppo, il decorso della malattia è molto rapido: un coniglio infetto generalmente muore dopo circa quattro o cinque giorni, se non curato tempestivamente. Altra malattia molto diffusa è la malattia emorragica virale del coniglio, causata da un virus e spesso difficilmente diagnosticabile. Ci sono poi altri tipi di malattie che affliggono questi conigli, come la rogna, le pulci, e così via.

 

Collare elisabettiano: a cosa serve?

Collare elisabettiano

Anche se non siete dei ferventi amanti di animali domestici, è molto probabile che vi siate prima o poi imbattuti in un cane con una sorta di “imbuto” intorno alla testa. Ebbene, si tratta di un collare molto particolare, chiamato “collare elisabettiano” o “collare Elisabetta”, che – come intuibile – ha il principale scopo di evitare che il cane possa grattarsi, togliendo via dei punti di sutura, oppure evitare altre azioni potenzialmente dannose, come il mordersi la coda. Cerchiamo di saperne un po’ di più, e fornirvi alcuni pratici consigli che potrebbero orientare il vostro acquisto e un corretto utilizzo!

Collare elisabettiano

Collare elisabettiano: perché si chiama così?

In primo luogo, giova ricordare che il collare elisabettiano si chiama così perché prende il nome dalla regina Elisabetta II, la quale aveva la frequente abitudine di indossare sui vestiti dei colli molto ampi. Naturalmente, le motivazioni che sottointendono oggi l’utilizzo del collare elisabettiano sono molto differenti da quelle originali, e poco hanno a che fare con lo stile!

Collare elisabettiano: i materiali

Il collare elisabettiano è oggi disponibile in commercio in varie forme, dimensioni e materiali. In particolare, si possono trovare quelli in plastica, in propilene o in tessuto, con i primi due che possono avere anche dei bordi imbottiti che rendono più facile la vestizione e la fruizione. In maniera ancora più specifica, e come potrà confermarvi il vostro veterinario, i collari elisabettiani in plastica hanno l’indubbio vantaggio che, essendo molto rigidi, impediranno al cane di mordersi. Sono inoltre molto semplici da indossare, anche se è molto probabile (ma questo potrebbe valere anche per gli altri modelli) che il vostro cane inizialmente voglia toglierselo, sentendo un oggetto estraneo intorno al collo.

Quelli in propilene sono invece molto più morbidi di quelli in plastica, e pertanto più facili da posizionare. Il cane si sentirà infatti meno “costretto”, rispetto al tradizionale collare elisabettiano in plastica. Sono inoltre disponibili in fari colori. Infine, tenete conto della possibilità di acquistare dei collari elisabettiani in tessuto: sono molto morbidi e possono essere oggetto di una facile vestizione: tuttavia, proprio per la loro morbidezza, non va escluso che il cane riesca a toglierlo…

Collare elisabettiano

 

Collare elisabettiano: 5 consigli da tenere a mente!

Chiudiamo infine questo piccolo focus sul collare elisabettiano con 5 consigli che vi consigliamo di tenere a mente. Vediamoli insieme:

  1. seguite sempre, e in maniera scrupolosa, le indicazioni del vostro medico veterinario sulle modalità e sul tipo di collare elisabettiano da acquistare;
  2. applicate il collare solamente quando il cane è solo e quando è necessario per impedire di toccarsi le ferite. Negli altri casi è invece meglio temporeggiare, poiché il cane potrebbe infastidirsi;
  3. seguite sempre il tuo cane quando ha addosso il collare elisabettiano, poiché questo dispositivo ne riduce la visibilità. Pertanto, è possibile che il vostro animale domestico vada a ficcarsi in qualche guaio sgradevole, che potrebbe altresì minare la sua sicurezza;
  4. cercate sempre di tranquillizzare il vostro cane che – siamo certi! – nella maggior parte dei casi non gradirà il collare elisabettiano intorno a sé. Pertanto, se lo vedete nervoso o particolarmente agitato, cercate di rasserenarlo, eventualmente donandogli qualche piccola leccornia nell’occasione in cui lo debba indossare. In questo modo assocerà il collare elisabettiano a qualcosa di piacevole;
  5. utilizzate un collare della misura giusta. Se infatti il collare elisabettiano è troppo piccolo potrebbe risultare fastidioso e indesiderato per raggiungere gli effetti che il veterinario ambisce di ottenere, mentre se è troppo grande rendere il vostro cane troppo impacciato nei movimenti.

In caso di dubbi o nell’ipotesi in cui necessitiate di ulteriori informazioni, contattate il vostro veterinario senza alcun indugio, e condividete con lui i migliori passi da porre in essere per il benessere del vostro amico a quattro zampe!

Cacatua, tutto quello che devi sapere su questo straordinario pappagallo

Cacatua

Il Cacatua è un meraviglioso pappagallo originario dell’Australia: sebbene con tale denominazione si contino oltre venti specie, tutte presentano una principale caratteristica, contraddistinta dalla specifica e particolare cresta erettile posizionata sulla testa. Di vario colore può invece essere il piumaggio, anche se le declinazioni più diffuse lo presentano tendenzialmente bianco, o perfettamente bianco. È un uccello da compagnia affascinante e molto popolare, dal carattere affettuoso e docile, ma che richiede molta cura e una discreta presenza.

Carattere e caratteristiche Cacatua

I pappagalli Cacatua sono degli animali dal carattere tendenzialmente molto dolce e affettuoso. Tuttavia, guai a pensare che in virtù di questa loro caratteristica possano essere “trascurati”: è invece necessario dedicare loro molto tempo e alcune specifiche attenzioni. Proprio per questo motivo, di norma gli allevatori ne sconsigliano l’adozione alle persone che per motivi di lavoro trascorrono molte ore al di fuori della casa: tra le varie motivazioni a supporto di tale suggerimento, il fatto che molti esemplari di Cacatua siano particolarmente inclini a manifestare dei problemi comportamentali, come l’autodeplumazione, e necessitino pertanto di una sorveglianza attiva.

Cacatua

 

Ancora, i Cacatua non sono consigliabili alle persone allergiche: una delle loro principali caratteristiche è infatti la capacità di generare una gran quantità di polvere dalle penne. Si tratta di un meccanismo naturale, che riproducono con frequenza per poter mantenere il piumaggio morbido e setoso. Proprio per questa ragione, come appena anticipato, non è certamente indicato alle persone che soffrono di allergie.

Ulteriormente, prima di acquistare un pappagallo Cacatua bisogna anche ricordare che non si tratta certamente dell’uccello più silenzioso in Natura! I pappagalli appartenenti a questa specie emettono infatti dei suoni molto forti e i vicini potrebbero dunque esserne infastiditi.

Per il resto, bene ricordare che si tratta di animali particolarmente longevi, che possono vivere anche oltre i 60 anni, accompagnando pertanto i loro proprietari lungo l’intero arco dell’esistenza. Sono inoltre degli ottimi animali da compagnia, piuttosto intelligenti e vivaci, che amano la presenza delle persone. Alcuni esemplari possono essere “istruiti” per poter imparare a “parlare” o a ballare a ritmo di musica.

 

Consigli Cacatua

Tra le altre indicazioni che ci sentiamo di confidarvi circa le migliori opportunità di successo nella cura dei Cacatua, ricordate che questi esemplari sono lunghi da 30 a 70 cm. Ne consegue che richiedono una voliera abbastanza ampia, possibilmente in un luogo non isolato: questi pappagalli hanno infatti bisogno di interagire con le persone e pertanto la voliera è bene che sia collocata in un luogo frequentato abitualmente dai membri della famiglia. È inoltre opportuno non costringerli troppo a lungo nella gabbia, bensì cercare di mantenerli fuori il più a lungo possibile. Potrebbe essere utile installare in casa alcuni trespoli, in maniera tale che possano soddisfare il loro desiderio di movimento e di contatto.

Cacatua

Infine, ricordate che i Cacatua sono anche degli esemplari molto affettuosi, che tendono ad attaccarsi al proprio proprietario. Per evitare ciò, bene cercare di fare in modo che il Cacatua possa trascorrere in serenità del tempo, predisponendo all’interno della voliera dei giochi. Per il resto, il Cacatua non richiede specifici accorgimenti di pulizia: come sopra accennato, l’uccello trascorre buona parte del suo tempo a spolverare le proprie piume, rendendole sempre pulite e splendenti.

Prezzo Cacatua

Il Cacatua può avere un prezzo anche particolarmente alta. A seconda della specie di appartenenza, gli esemplari possono avere un costo tra i 1,5 mila e i 3 mila euro. A ciò aggiungete altresì le spese di “manutenzione”, come quelle per il cibo e la salute, e quelle per la sua “casa” (la voliera) e i relativi accessori (giochi, trespoli, ecc.).

Punture tafano: cosa fare?

punture tafano

I tafani sono degli insetti di dimensioni variabili tra i 5 e i 30 mm. Caratterizzati da un tradizionale volo piuttosto rumoroso, hanno una consistenza molto robusta e sono – purtroppo – principalmente noti per le loro punture. Ma cosa fare in caso di puntura di tafano? E come prevenirle? E che cosa è la loiasi?

Cosa succede quando nelle punture di tafano

I tafani sono degli insetti che pungono soprattutto di giorno, negli spazi aperti. In linea di massima, scelgono le “persone” da pungere sulla base di stimoli olfattivi, anche se sono in grado di localizzare la loro “preda” mediante l’utilizzo della vista, con una maggiore propensione a puntare coloro che indossano vestiti colorati. Di norma chi è vittima del tafano si accorge immediatamente della puntura, avvertendo il dolore e allontanando il tafano, che così non riesce a completare il suo lavoro (la deposizione delle uova). Purtroppo, è molto difficile cercare di controllare la diffusione dei tafani, presenti un po’ ovunque, e le uniche misure di protezione e di prevenzione riguardano l’utilizzo di abiti prevalentemente chiari, e l’utilizzo di repellenti per la protezione della cute, che tuttavia spesso non si rivelano particolarmente efficaci.

 

Per quanto concerne la puntura, questa è di norma piuttosto dolorosa, e continua a sanguinare dal sito di puntura. Successivamente, si forma un pomfo rosso di 1-2 centimetri di diametro, che contiene una crosta siero-ematica. Fortunatamente, i sintomi tendono a scomparire dopo qualche ora, ma è possibile che per più tempo l’area possa apparire dura e dolente. Non sono infine da escludersi delle reazioni di natura allergica, dovuta alla saliva che viene iniettata dal tafano durante l’assunzione del nostro sangue.

Cosa fare in caso di puntura tafano

Cosa fare in caso di puntura tafano

Nell’ipotesi sventurata in cui siate stati punti dal tafano, è bene correre ai ripari lavando accuratamente la zona con acqua e sapone. Successivamente, è bene disinfettare la zona con dello iodio, e apporre del ghiaccio: servirà a lenire il dolore conseguente alla puntura. Se disponibili, potete applicare delle pomate glucocorticoidi o, se necessari e sotto consiglio medico, assumere degli antistaminici orali.

Se il pomfo non diminuisce dopo un po’ di tempo, si possono effettuare degli impacchi con acqua borica al 3%, con cadenza quotidiana, fino a 5 giorni, e assumere antistaminici per poter alleviare la sensazione di prurito. Se dopo qualche altro giorno la situazione non migliora, è bene ricorrere alla consulenza di un medico, al fine di accertare un’eventuale infezione presente.

 

Loiasi

Tra le malattie trasmesse potenzialmente dal tafano, la loiasi è sicuramente quella più nota e fastidiosa. Si tratta infatti di una patologia che viene contagiata con il deposito di larve a livello cutaneo: nella nostra pelle, le larve maturano in poco più di tre mesi, e prima che le microfilarie possano essere riscontrate nel sangue periferico, a livello cutaneo si osserveranno degli edemi dovuti all’eliminazione dei cataboliti da parte delle stesse filarie. Di norma gli adulti si spostano sottopelle rapidamente, con periodicità diurna, e nel loro passaggio sono anche visibili.

Per riconoscere la loiasi ancor prima della diagnosi (che viene effettuata mediante ricerca e conteggio delle microfilarie nel sangue) si può far riferimento ai sintomi: febbre leggera, lacrimazione e infiammazione agli occhi, dolori nevralgici, edema, eventuali corioretiniti, meningiti, encefaliti.

Per quanto concerne la terapia risolutiva, gli adulti possono essere estratti per via meccanica dal tessuto sottocutaneo e dalla congiuntiva. Il farmaco che viene generalmente utilizzato è la dietilcarbamazina, da assumere sotto stretta sorveglianza medica. A volte può essere necessario assumere anche antistaminici e corticosteroidi.

Per poterne sapere di più vi consigliamo naturalmente di parlarne con il vostro medico di fiducia e cercare di giungere a una piena condivisione sul da farsi per evitare eventuali complicazioni.