Tigna gatto: riconoscerla e curarla

Tigna gatto

Parlando con i fortunati “contemporanei” genitori di un bimbo e proprietari di un gatto, è possibile che vi siate imbattuti nel timore che l’animale domestico possa contagiare al piccolo delle malattie di varia natura e gravità, e che proprio per questo motivo a farne le spese sia il gatto, spesso relegato in alcune delimitate aree della casa o, ancor peggio, ceduto ad altri. Ma è davvero così pericoloso il gatto? E perché la tigna del gatto è spesso considerata l’infezione più temuta? Da cosa deriva? E come curarla?

Che cosa è la tigna

Che cosa è la tigna

La tigna del gatto è una dermatite che è provocata da un particolare tipo di fungo che attecchisce sul gatto (generalmente, con il contatto diretto di altri animali, come i topi, portatori del parassita) e può essere contagiato all’uomo. Si riconosce generalmente con l’arrossamento della pelle e con la presenza di croste con infossamenti centrali, con colore tendenzialmente giallognolo, e con grandezze che oscillano tra gli 1 e i 10 millimetri. Le crosticine hanno di solito un cattivo odore, e determinano l’alopecia (non ci sono peli dove si formano gli scutuli).

 

Cosa fare se si sospetta una tigna del gatto

Nell’ipotesi in cui si riconoscano uno o più sintomi tra quelli sopra elencati, è certamente opportuno parlarne con il proprio medico e con il veterinario, al fine di arrivare a una pronta diagnosi e cercare di porre in essere le opportune contromisure. Occorre subito premettere che, purtroppo, la guarigione non è proprio rapidissima, e che soprattutto nei più giovani è resa ancora più complessa da un sistema immunitario non pienamente maturo. Ad ogni modo, è bene immediatamente porre il gatto in quarantena, affinchè il micio non possa essere ulteriormente contagioso e, inoltre, seguire le indicazioni del proprio veterinario, che prescriverà una terapia apposita per poter debellare il parassita.

Come detto, la tigna del è purtroppo abbastanza durevole e difficile da debellare. I trattamenti terapeutici che prescriverà il medico serviranno innanzitutto per cercare di arrestare l’estensione del processo infiammatorio, e quindi a impedire la sopravvivenza del fungo nell’ambiente. Per questo motivo sul mercato esistono dei potenti farmaci antimicotici ad azione fungicida e fungistatica, a seconda del dosaggio prescritto. Se invece la tigna è diffusa, il veterinario potrebbe optare per una tosatura completa, in maniera tale che il fungicida possa agire senza ostacoli.

 

Prevenire la tigna

Vi sono alcune condizioni che, purtroppo, sono in grado di favorire la proliferazione del fungo: si pensi agli ambienti caldi e a quelli umidi, potenziale bacino di infezione. Meglio pertanto cercare di prevenire qualsiasi problema con un’accurata pulizia degli ambienti in cui soggiornano i gatti (soprattutto se sono infetti o vi è il sospetto di qualche malattia), lavando per esempio con disinfettanti fungicida le coperte e i cuscini. Sul mercato esistono, in tal proposito, specifici prodotti che possono garantire ottimi risultati.

Cure sull’uomo

Per quanto concerne infine le cure sull’uomo, ricordate che ai primi sintomi è sempre opportuno parlarne con il proprio medico di fiducia. Le zone più colpite sono quelle nella testa e nel cuoio capelluto, sul viso, sul busto, sulle mani e sui piedi. Riconoscere i sintomi è inoltre piuttosto semplice, poiché sarà sufficiente osservare il particolare arrossamento della zona interessata. Alla comparsa di tali macchie, recatevi subito dal medico, che prescriverà una terapia apposita, studiata anche sulla specifica condizione del soggetto e sulla sua età, basata su antimicotici sotto forma di creme o di lozioni. La durata della cura sarà di circa 2 o 3 settimane, ma non è escluso che – se la gravità dell’infezione è più elevata – possa durare ancora più a lungo.

Per saperne di più, vi invitiamo a parlarne con il vostro medico e con il veterinario.

Gestazione gatti: caratteristiche, durata e parto

Gestazione gatti

Gestazione gatti siamesi dura appena di più e può portare a qualche cucciolo in più, al contrario i persiani godono di minor fertilità la gestazione gatti persiani è comunque in linea con quella delle altre razze.

Quando si abbiano i primi “sintomi” di una gestazione (vedremo in seguito quali possano essere) si rende necessaria una prima visita veterinaria prenatale, che andrebbe effettuata tra le due e le tre settimane successive al concepimento. Il veterinario potrà darci un aiuto ed indicarci eventuali cambiamenti nell’alimentazione o consigliarci qualche integratore.

Gestazione gatti: qual è la durata?

Gestazione gatti: qual è la durata?

La gestazione gatti, con il conteggio che parte dal giorno del concepimento fino al giorno del parto è di circa due mesi, per essere precisi di sessantacinque giorni (di media); la natura poi può decidere di far da se e allungarla o accorciarla: diciamo che la nascita dei micetti avverrà mediamente tra il 63mo ed il 69mo giorno successivi al concepimento.

Se i gattini dovessero venire al mondo prima del sessantesimo giorno il rischio di morte prematura sarebbe alto in quanto sarebbero di certo fisicamente molto immaturi per una vita extrauterina.

I tempi della gestazione gatti si scandiscono anche prima del parto: dal ventunesimo al venticinquesimo giorno, per esempio, è il periodo adatto per effettuare un esame radiografico: a farlo prima non si distinguerebbe alcunché. Anche con un’ecografia in quel periodo non sarebbe, comunque, possibile conoscere anticipatamente il numero dei nascituri. E’ il quarantacinquesimo giorno di gravidanza quello utile per avere anche questa informazione, perché al 45mo giorno le ossa iniziano ad essere ben sviluppate.

Questo fatidico quarantacinquesimo giorno è anche quello indicato per somministrare a mamma gatta un’alimentazione (crocchette, ad esempio), apposita per la gravidanza, le quali garantiscono la copertura del fabbisogno energetico aumentato, soprattutto con un allattamento alle porte, senza aumentare gli ingombri intestinali.

E ancora per parlar di tempi relativi alla gestazione gatti, se ne può individuare uno anche nel momento topico della gestazione gatti: il momento del parto. Ebbene, la velocità con cui i micini vengono fuori dal pancione di mamma gatta va da un minimo di due fino ad un massimo di sei ore. Non è una “fuoriuscita” a velocità costante: i micini che mettono per primi la testolina fuori escono con maggior velocità, mentre quelli dopo pare vogliano prender tempo. Ma, in realtà, non è colpa loro: hanno da “scendere” una maggior distanza seguendo il corno uterino.

Gestazione gatti: i giorni subito antecedenti il parto

Riavvolgiamo il nastro e torniamo a qualche giorno prima del lieto evento, la conclusione della gestazione gatti. Pochi giorni prima del parto si nota che mamma gatta ha qualche moto di irrequietudine in più, il suo comportamento si fa più materno e si inizia ad evidenziare un anomalo rossore sui capezzoli. Questo è il momento in cui le occorre che le prepariamo il cesto dove andrà a partorire, deve essere ben imbottito morbidamente al suo interno e deve contenere qualche oggetto cui si sia legata.

Qualsiasi cosa, che sia una coperta, uno straccio, un pupazzetto morbido, l’importante è che la “signora” si trovi a suo agio in quel suo angoletto morbido, deve trovare il massimo della serenità. Se proprio vogliamo trovare una difficoltà nel prepararle questa cesta è nell’altezza dei bordi: deve essere non eccessiva per permetterle di entrarvi in tutta comodità, contemporaneamente deve essere sufficientemente alto da impedire ai micetti appena nati di uscirvi.

Pur non esistendo analisi chimiche per la diagnosi della gestazione gatti è chiaro che i segnali che il lieto evento si sta approssimando saranno abbastanza chiari ed evidenti (e poi anche il veterinario ci darà una mano nel farcelo sapere). Quando lo avremo saputo dovremo prendere opportuni accorgimenti: innanzitutto è meglio che mamma gatta non esca, e all’interno dell’appartamento sarà il caso di tener chiusi tutti i mobili che la nostra amica pelosa potrebbe decidere di scegliere per il parto anche se noi le abbiamo preparato la più morbida, bella, rassicurante e piena di oggetti che le piacciono “cesta da parto per gatti”. SI sa, i gatti sono molto autonomi, anche nelle scelte…

Il giorno che precede il lieto evento tutti i segnali si fanno molto più palesi: la sua temperatura diminuisce di un grado, i suoi atteggiamenti si fanno sempre più affettuosi anche se a volte può anche diminuire un po’ la fame. Questi sintomi devono scomparire dopo il parto, se la mancanza d’appetito o la temperatura bassa dovessero permanere anche dopo la nascita dei cuccioli, allora sarà meglio avvisare il veterinario.

Gestazione gatti: il lieto evento

Gestazione gatti: il lieto evento

La gestazione gatti non è molto dissimile da quella umana, giusto poche differenze, ma anche molte similitudini: si ha la dilatazione della cervice, le fasce muscolari dell’utero iniziano le loro contrazioni, il respiro si fa un po’ affannoso, e mamma gatta potrebbe anche farvi delle belle fusa oppure ansimare tenendo aperta la bocca. A questo punto si ha la rottura delle acque, le contrazioni si intensificano ed in un men che non si dica iniziano a venire alla luce i primi micetti.

In questa fase della gestazione gatti, la mammina pelosetta può decidere di restare in piedi oppure anche di sdraiarsi su un fianco: non esiste una posizione migliore di quella che lei stessa andrà a decidere. Il padrone che assiste al parto dovrà fare un semplice controllo: ad ogni micetto nato deve corrispondere anche l’espulsione di una placenta, in quanto quella o quelle che dovessero restare in situ potrebbero essere causa di qualche infezione.

I micetti possono avere una presentazione frontale o posteriore: in realtà il parto podalico difficilmente potrebbe causare qualche problema in un parto felino, contrariamente a quanto può, invece, accadere per un parto umano. Qualche complicazione potrebbe invece presentarsi qualora il cucciolo dovesse avere una presentazione di schiena, di traverso o se le sue dimensioni debbano esser eccessive. Normalmente mamma gatta rompe il sacco amniotico e taglia il cordone ombelicale, per poi leccare il micino al fine di favorirgli il primo respiro: qualora non lo facesse, sarà compito nostro darle una mano in queste ultime operazioni, soprattutto con un vigoroso anche se delicato massaggio, soprattutto sulla bocca e sul nasino dei cucciolotti.

Erba gatta: effetti, benefici, e caratteristiche della nepeta cataria

Erba gatta

In natura esiste un vegetale, una pianta, che riesce a mandare in estasi tutti i nostri gatti e che, però, ha dei fantastici benefici effetti anche su noi uomini: infatti la nepeta cataria, meglio e più diffusamente conosciuta con il nome di erba gatta (o, ancora, come “menta dei gatti” o “catnip”), oltre ad essere il sogno nel cassetto di tutti i nostri fantastici amici a quattro zampe felini, ha delle proprietà e dei benefici effetti anche su noi uomini.

Le proprietà della erba gatta

Le proprietà della erba gatta

Con il nome di Nepeta, si suole indicare una famiglia di piante che consta di circa centocinquanta specie diverse, che sono comuni per la maggior parte nel Vecchio Continente, per la precisione nelle sue zone a clima più temperato. La specie denominata Cataria è sufficientemente facile da coltivare e non necessita di particolari cure.

Una delle caratteristiche “fisiche” di questa pianta è il fusto che è in posizione ben eretta ed è molto ramoso, di un’altezza che non di rado supera il metro d’altezza, con le foglie che assumono un po’ le sembianze di un cuore, dentellate e di una colorazione grigio-verdastra, con la presenza di una peluria nella loro parte inferiore e, infine, anche i fiori che sono colorati di una colorazione biancoazzurra pallida e che si riuniscono come a formare una spiga similmente a quanto fanno quelli della pianta lavanda. I fiori fioriscono tra il mese di maggio e quello di agosto e sono una delizia per le api.

Gli effetti della erba gatta sui gatti

I nostri amici gatti vedono nella erba gatta una specie di droga (benefica, ovviamente!), in quanto senza avere alcun effetto indesiderato e senza indurre alcuna forma di dipendenza hanno un blando effetto di sedazione e sviluppano una discreta azione digestiva.

Un gatto in prossimità della erba gatta inizierà a mordicchiarla, leccarla, poi annusarla, poi ancora leccarla e mordicchiarla. Ci si coricherà di sopra per poi, magari, rotolarcisi dentro. Le femmine in prossimità della erba gatta potranno avere il classico comportamento di chi è in cerca dell’accoppiamento, mentre, per quanto riguarda i gatti maschi, potrebbe capitare anche di vederne qualche esemplare più anzianotto correre e giocare, dopo averla assaggiata, come se si trattasse di cucciolotti e non di “signori gatti di una certa età”!

Non abbiate paura nel farla assaggiare anche ai vostri gatti domestici, i buoni gattoni da appartamento. Saltuariamente anche loro hanno bisogno di dare una mano al loro apparato digerente e, infatti, quando possono, mangiucchiano erba per dare una mano ai movimenti peristaltici dell’intestino e l’erba gatta, grazie anche ad utilissime sostanze come vitamina b29 ed acido folico, aiuta la digestione e gli dà anche una mano nel eliminare dallo stomaco il bolo di peli.

I benefici della erba gatta sulla salute di noi “umani”

La erba gatta non è solo utile per il nostro gattone, ma anche per noi suoi padroni, possedendo molte proprietà sedative, anticatarrali ed antispasmodiche e dando una mano nell’eliminazione dei gas presenti nell’intestino.

Si è anche ritenuto in passato che la Cataria fosse molto efficiente nel trattamento di alcuni problemi all’utero e si è sempre ritenuto che potesse anche stimolare la fertilità, oltre che curare l’isteria femminile. La medicina “popolare” la ha sempre ritenuta un baluardo contro i sintomi da raffreddore, problemi di carattere digestivo, le contusioni, gli stati febbrili ed i mal di testa.

L’erba gatta da noi umani viene assimilata sotto forma di estratti ed infusi, i quali ci aiutano con l’azione sedativa, antispastica e coadiuvante della digestione. Anche il singhiozzo, pare, venga curato con la erba gatta.

Per preparare un infuso, spezzettate le foglie delle pianta fresca e mettete i frammenti in un cucchiaino da caffè. Versate il contenuto in acqua bollente, lasciate macerare il tutto per circa dieci minuti e poi bevete. Si può zuccherare come meglio si crede. Per le agitazioni nervose e per l’insonnia si può utilizzare la tintura madre (al massimo una trentina di gocce). Le proprietà sono similari a quelle della valeriana, calmando e favorendo il sonno ristoratore.

Se ricaviamo, invece, l’olio essenziale dalla erba gatta, sapremo che sarà pieno di carvacolo e timolo: potrà essere utilizzato per il trattamento delle bronchiti, potendo vantare anche una proprietà antisettica.

La Nepeta Canaria, che odora fortemente e decisamente di menta, potrebbe anche avere un qualche effetto afrodisiaco che, come pare, sarebbe legato ad alcuni composti inebrianti di tipo volatile, che prendono il nome di nepetalattoni, non molto dissimili dai ferormoni che si trovano nelle urine dei maschi.

Essa pare contribuisca anche al trattamento dei mal di capo, potendo anche trattare la febbre. Si impiega, inoltre, anche nella cosmesi su base naturale con la sua azione profumatrice, disinfettante e detergente sulla pelle e trovando un efficiente utilizzo nel pediluvio.

Erba gatta per combattere le zanzare ed altri insetti

Erba gatta per combattere le zanzare ed altri insetti

Allo stato attuale una direttiva del Ministero della Salute, datata 12/2010, permette l’inserimento in integratori di sostanze e di estratti vegetali di questa pianta che, oltre a tutti gli altri benefici sopra esposti, risolve anche un grosso problema sentitissimo, soprattutto nei mesi caldi: è una soluzione efficientissima contro le zanzare!

Gatto abissino: caratteristiche e carattere

Gatto abissino

Il gatto abissino è un animale che gioca molto, inoltre cerca spesso attenzione da parte del proprio padrone. Si tratta di una razza felina di taglia media la quale generalmente pesa sui 4 kg.

Sembrerebbe originario dell’Etiopia, anche se su questo c’è un po’ di confusione in merito al fatto che secondo alcuni pareri può essere addirittura un diretto discendente dei gatti Egizi.

Il gatto abissino si rivela socievole e non troppo territoriale se deve condividere il tetto con un altro gatto. Come per la maggior parte dei felini è tanto curioso. Nella vita domestica ha bisogno di attenzioni, non perderà appunto occasione per usare tutte le sue (quasi inesauribili) energie giocando.

Di bellissimo aspetto il gatto abissino negli Stati Uniti risulta tra le 10 razze più apprezzate. Scopriremo adesso alcune informazioni su questo tipo di felino come il carattere, le origini e l’aspetto del gatto abissino.

 

Carattere del gatto abissino

Carattere del gatto abissino

Il carattere del gatto abissino è decisamente un punto di forza che può condizionare sull’esito dell’acquisto. Si rivela giocherellone ed energico, affettuoso e sempre alla ricerca di coccole e attenzioni (specialmente per chi sceglie come padrone). È testardo solitamente, il tutto si compensa però dalla bassa aggressività.

Come detto in precedenza non è un gatto solitario, quindi può convivere con un altro felino senza che questo significhi un problema ogni giorno! Sono molto agili e non impiegano difficoltà nell’arrampicarsi. Nel periodo in cui sono cuccioli la loro curiosità sembra non avere limiti, lo stesso possiamo dire della voglia di giocare. Crescendo si calmano ovviamente.

Quando si nasconde predilige i posti in alto se possibili. Infatti il gatto abissino adora l’altezza. Sono bravi ladri, riescono a rubare qualunque cosa della loro portata. Essendo inoltre delicato ed aggraziato non è un felino che rompe gli oggetti, certamente può capitare ma non è nella sua indole farlo per dispetto. Nell’insieme è un ottimo gatto e sa far provare grandi emozioni a chi è amante dei felini, proprio per la sua capacità di conquistare e far innamorare. Passiamo al prossimo paragrafo, le origini.

 

Le origini

Le origini del gatto abissino sono controverse. Si tratta di una razza felina africana che ha una buona capacità di resistere al caldo quando le temperature sono alte. Originario dell’Etiopia, viene considerato un gatto antichissimo viste le sue origini. Numerosi esperti presuppongono che sia un gatto egiziano, questo perché confrontato con i resti mummificati di antichissimi gatti egizi la somiglianza era sorprendente. Per non parlare delle svariate riproduzioni riguardanti gli affreschi nelle tombe egizie. Dunque il gatto abissino è correlato all’antico Egitto? Per il momento non possiamo dare una risposta sicura. Certamente è già una storia affascinante quella che interessa questo felino estremamente diffuso nel Nord America e comune negli Stati Uniti.

 

L’aspetto del gatto abissino

Il gatto abissino è un animale agile, armonioso nelle forme e snello. Un felino di taglia media che pesa 4 kg circa ma può essere anche un po’ più grande. Essendo una razza africana sopporta bene il caldo. Mentre i suoi arti risultano sottili e ben sviluppati grazie alla buona muscolatura. Anche se lievemente, il dorso risulta arcuato. Dai movimenti aggraziati questo felino dispone di occhi a forma ovale ed obliqui allo stesso tempo. La colorazione di quest’ultimi può essere nocciola, verde oppure color giallo.

La coda del gatto abissino è di forma affusolata e piuttosto lunga. Un animale con zampette ovali e piccole in contempo. Ha una testa a cuneo e occhi grandi, oltre che due orecchie appuntite in maniera giusta e molto larghe. Il mantello del gatto abissino è a pelo corto. L’aspetto peculiare di questo felino è il ticking, ovvero ogni pelo dispone fino a tre bande di colore. Il pelo risulta morbido, folto e lucido a vista. Dobbiamo aggiungere che le femmine di questa razza solitamente sono inferiori ai 4 kg, perfette perciò per chi cerca un gatto un po’ più piccolo.

Tenuto come si deve, il gatto abissino è longevo. Questa razza può infatti arrivare a 20 anni. Inoltre c’è da considerare che solitamente è un gatto che dispone di un’ottima salute oltre che costare poco dal punto di vista alimentare. Tuttavia è possibile spendere anche 1.000€ per uno di questi felini, quindi non si può definire economico.

Difetti

Difetti

Come possibili difetti che possono penalizzare la razza troviamo la mancanza di ticking, la forma della testa rotonda, delle striature sulle zampe e macchie ubicate proprio sul ventre. Questi quelli comuni ma ne esistono altri.

 

Cura del gatto abissino

Il gatto abissino non richiede eccessive cure come già detto, risulta anche longevo e dal buon carattere. Per quanto riguarda la sua cura ottiene altri punti a favore visto che le attenzioni non sono eccessive. Ogni 7 giorni può essere spazzolato utilizzando una spazzola con denti corti e di gomma possibilmente. Anche le mani inumidite funzionano perfettamente per la pulizia, oppure il classico panno in pelle di daino. Chiaramente le unghie possono essere scorciate, ma solamente da persone capaci e che utilizzano le forbici giuste. Per quanto riguarda le orecchie la pulizia è più difficile ma sempre da effettuare dopo il parere del proprio veterinario.

Gatto Anallergico: 3 razze più comuni

Gatto Anallergico

Esiste un gatto anallergico? Quali sono le razze e quanto costa? Nell’articolo di oggi affrontiamo questo tema davvero molto caro a tutte le persone che soffrono di allergia al pelo del gatto e non possono perciò soddisfare il loro desiderio di averne uno!

Ci sono alcune razze di gatto che non provocano allergie e quasi tutti i soggetti allergici, possono finalmente adottare un micetto senza dover temere di starnutire dalla mattina alla sera.

Gatto anallergico: tutte le razze

Gatto anallergico: tutte le razze

Potete scegliere quello che preferite, in base ai vostri gusti, le circostanze, il costo… ma prima di vedere quali sono le razze di gatti anallergici, vediamo cosa significa poi e se esiste davvero un felino che non provoca allergia in soggetti che starnutiscono al sol vedere uno di questi splendidi animali.

Dovete sapere che non è il pelo del gatto a causare allergia, come comunemente siamo portati a credere a causa delle informazioni semplificate diffuse. La principale causa dell’allergia è dovuta alla proteina Fel D, presenta nella saliva e nel sebo del gatto, il quale pulendosi anche diverse ore al giorno, la trasporta sul pelo che poi a sua volta si diffonde in casa. Il soggetto allergico ha un sistema immunitario che riconosce come nemica questa proteina in realtà innocua e così, stimola una serie di sintomi più o meno intensi.

E’ chiaro che un’allergia del genere spinge la persona che ne soffre a non prendersi un gatto, anche se magari ama questo bel felino. Vediamo adesso le principali razze di gatti anallergici.

 

Gatto anallergico siberiano

Il gatto siberiano non è tra i più conosciuti in Italia. Difficile vederlo questo bel gattone dal pelo lungo. La sua storia è molto interessante. Nasce infatti dalla selezione naturale avvenuta verso il 1050 tra il gatto domestico portato in Russia e il gatto selvatico dei boschi, della Siberia. Secondo qualcuno potrebbe anche essere il progenitore del Maine Coon, altro gatto che sta diventando sempre più famoso in Italia. Il gatto anallergico siberiano è stato riconosciuto dall’Associazione Nazionale Felina Italiana solo nel 1998.

 

Un bel gatto di taglia grande, il maschio arriva a pesare tra i 7 e i 9 chili mentre la femmina tra i 4 e i 6. E’ un cacciatore, ama stare all’aria aperta e fare delle belle nuotate. La sua fisionomia è perfetta affinché possa stare sulla neve, basta vedere i lunghi ciuffi di pelo tra le dita, che gli permettono di non sprofondare. Può essere rosso, nero, color tartaruga, blu, crema e blucrema. Ma il gatto siberiano è davvero anallergico? Si perché questo gatto ne produce davvero poca della famosa proteina Fel D1, colpevole delle allergie scatenate nel 5% degli italiani. C’è da dire che un soggetto che soffre di una fortissima allergia potrebbe comunque provar fastidio anche dalla poca quantità prodotta.

Un bel gatto affettuoso ma anche fiero. Non ama però star solo ed è attivo, ha bisogno infatti di molto spazio e vuole giocare spesso.

 

Gatto norvegese

Gatto norvegese

Il gatto norvegese non è riconosciuto come gatto anallergico ma, analogamente a quello siberiano, produce così poca Fel D1 che in genere non causa sintomi. E’ un gatto molto antico, deriva dalle fredde terre della scandinavia. Ha un pelo semi lungo ed è di taglia grande. Il maschio pesa in genere tra i 6 e 9 kg mentre la femmina, tra i 3 e i 6 kg. E’ un animale di ottima compagnia, ha un carattere calmo e affettuoso, un bel gatto intelligente che sa far innamorare praticamente chiunque.

Il gatto norvegese ama la vita all’aperto, perciò un po’ di libertà magari in giardino non può far altro che bene. E’ un gran giocherellone, che si tratti di adulti, bambini, cani o gatti non fa differenza.

 

Gatto Sphynx

C’è poi il gatto sphynx, conosciuto anche come gatto egiziano senza peli, gatto nudo o gatto sfinge. In realtà ha ben poco a che vedere con gatto egiziano, pensate che ha origini canadesi ed è nato negli anni settanta.

In realtà questo gatto è ritenuto erroneamente gatto anallergico perché producono la proteina contenuta nella loro saliva. Ciò che porta a credere molte persone che non causi allergie è perché non ha pelo. Ma come abbiamo visto prima, non è la pelliccia del felino a provocare le reazioni immunitarie nel nostro organismo.

Questo gatto, amato da alcuni poco apprezzato da altri per il suo aspetto singolare, nasce da alcune mutazioni di normali gatti domestici. Alcune associazioni in realtà non riconoscono lo Sphynx come razza perché ritengono che la mancanza di peli sia dannosa. Si tratta in realtà di un bel gatto robusto, che arriva a pesare circa 4 kg. Da cuccioli hanno molto più pelo. Può essere di vari colori e anche il mantello non è sempre uguale. Alcune volte al tatto da l’effetto gomma, altre volte l’effetto pesca per via della leggerissima peluria e altre volte ancora, l’effetto cera. Sono gatti intelligenti e affettuosi, anche loro soffrono la solitudine. Amano arrampicarsi e correre.

Gatto himalayano, un felino giocherellone e molto docile

Gatto himalayano

Sono tante le persone che ritengono come il gatto himalayano, in realtà, non sia una vera e propria razza. Infatti, sarebbe una sorta di sottocategoria della razza principale del gatto persiano. La pensa allo stesso modo la FIFe, dal momento che nella sua classificazione inserisce il gatto himalayano nella prima categoria. In poche parole, in quella dei gatti persiani ed esotici. E i tratti esotici di questo gatto sono rappresentati sia dagli occhi che dal mantello. Tra le situazioni che hanno portato maggiormente alla ribalta del grande pubblico il gatto himalayano ne troviamo una molto curiosa. Infatti, è stato molto famoso grazie al cinema e, in particolare, a delle scene con Robert De Niro. Si tratta di un animale a taglia tipicamente grande nonostante sia un felino. Il suo pelo è molto folto e lungo e le sue origini sono a stelle e strisce. Proprio dagli Usa, infatti, partirono le prime selezioni per poter ottenere questa razza così curiosa. Le tinte che la caratterizzano sono davvero molteplici e un tratto peculiare è rappresentato dagli occhi blu scuro.

Le origini del gatto himalayano

Le origini del gatto himalayano

Come abbiamo detto, questo particolare gatto deriva dagli Stati Uniti. In realtà, però, il selezionatore è stato un genetista svedese, ovvero Tjbbes. Nel 1920, infatti, questo ricercatore riuscì a selezionare per la prima volta nel mondo il gene che poi permetterà di giungere a questo tipo di gatto. Il gene in questione è quello denominato colourpoint, chiamato anche Himalayano. Negli Stati Uniti, nel lontano 1935, diversi allevamenti ospitarono degli incroci tra un Persiano nero e un Siamese. Da qui si ottennero ben 3 gattini neri a pelo coro. I successivi incroci tra di loro e pure tra figli e genitori hanno permesso di ricavare importanti dati sul gene colourpoint.

L’aspetto di questa specie felina

La corporatura di questo particolare felino è sempre piuttosto robusta e fa parte della categoria cobby. Di conseguenza presenta delle zampe non molto lunghe e il petto piuttosto ampio. Le spalle sono sempre voluminose, così come l’intero corpo, anche se in ogni caso non c’è mai la tendenza ad essere obeso. La testa presenta delle linee decisamente morbide, con le guance piuttosto paffute. Le orecchie seguono la linea arrotondata del cranio e sono piuttosto piccole, mentre la coda non è mai lunga. Le dimensioni di quest’ultima risulta essere proporzionata in confronto a tutto il resto del corpo. Gli occhi sono spettacolari, soprattutto per via della colorazione. Si passa dal blu all’azzurro, sempre con una notevole brillantezza e intensità: tutto è legato al gene Himalayano.

Le caratteristiche del mantello

Le caratteristiche del mantello

Una delle peculiarità del pelo di questo gatto è davvero molto lungo e anche foltissimo. Probabilmente è uno dei gatti dal pelo più lungo in tutto l’ambito felino. La colorazione, come si può facilmente intuire, ha la tendenza a perdersi un po’ con il passare del tempo. Si tratta di una di quelle razze che possono evidenziare diverse macchie di colore: maggiori sono i contrasti e più è alto il livello di pregevolezza. Alcune zone della struttura di questo gatto man mano che passa il tempo diventano più scure. Ed è un altro aspetto che è correlato con il gene Himalayano. Il pelo più scuro è legato all’azione di un enzima che fa diventare dei precursori della melanina in vera e propria melanina.

Il suo carattere

Questo felino ha un carattere tendenzialmente docile e pacato, nonostante abbia un fisico piuttosto evidente. Certo non si può dire che ogni tanto non sia vivace, ma tuttavia in confronto agli altri gatti persiani è decisamente più mansueto. Se gli altri gatti persiani, infatti, si dimostrano ben spesso dei “miagolatori” nati, non è il caso della specie himalayana, anche per via dell’incrocio con il gatto Siamese. Una delle più interessanti ed evidenti peculiarità di questa specie è certamente la voce, visto che appare piuttosto gradevole, ma in alcun modo fastidiosa. Questo gatto si dimostra ben spesso anche un simpatico giocherellone, sempre rispettando i limiti e le esigenze, anche di spaio, del padrone. Ama le coccole ed essere accarezzato, a differenza del criceto di Robovorosky.

Quanto costa?

Quanto costa?

Per acquistare un cucciolo di gatto himalayano serve una cifra che si aggira intorno ai 350 euro. Si tratta di una specie certamente molto raffinata, ma che non presenta un costo poi così eccessivo. Al tempo stesso, è ottimo per tutti coloro che lo vogliono tenere in appartamento. Senza ombra di dubbio, un possibile“svantaggio” può essere rappresentato dal pelo, sempre molto lungo e folto, che comporta un ricambio costante della lettiera.

I gatti himalayani più celebri

Sia all’interno di numerosi libri, ma anche e soprattutto sul grande schermo, il gatto himalayano ha sempre trovato una grande diffusione in ogni tipo di mezzo di comunicazione. Dal punto di vista “bibliotecario”, questa specie di gatto è comparsa all’interno del Guinness dei primati, con il record di gatto più piccolo. L’esemplare di cui stiamo parlando prende il nome di Tinker toy: in altezza arrivava a toccare solamente i 7 centimetri, mentre la lunghezza non andava oltre i 19 centimetri, a differenza delle pazzesche dimensioni dell’Alano Arlecchino. È incredibile pensare come i suoi proprietari abbiano ammesso spesso che le sue dimensioni talmente ridotte permettevano di trasportarlo senza problemi in tasca. Tra gli altri gatti himalayani che hanno riscosso grande successo in pubblico troviamo certamente lo “Sfigatto”, relativo alla pellicola girata nel 2000 “Ti presento i miei”. Questo gattino è stato protagonista del film vicino a Robert De Niro e in breve tempo è diventato una vera e propria star all’interno di una famiglia alquanto particolare e curiosa.