Mastino Tibetano: storia, aspetto e caratteristiche

Mastino Tibetano

Il Mastino Tibetano è un cane di taglia grande, un molosside molto antico originario, come è facilmente intuibile, del Tibet, ed è parte del tipo “cane di montagna” come altri grandi molossidi.

Carattere Mastino tibetano

Il Mastino Tibetano, in Estremo Oriente, è considerato uno status symbol presso i ricchi della Cina e di altri paesi, tanto che alcuni suoi cuccioli di razza purissima, sono stati venduti a prezzi esorbitanti, come quello di pelo rosso venduto a 1,4 milioni di euro ad un ricco finanziere cinese in una fiera del paese comunista. I Cinesi sono molto interessati alle questioni mitologiche e metafisiche, e nella loro tradizione popolare, questa razza di cani è ritenuta un grande portafortuna, e hanno “sangue di leone” che scorre nelle loro vene, probabilmente per il loro aspetto, in cui la testa è cinta da una criniera di pelo.

La storia

Come abbiamo accennato, il Mastino Tibetano è talmente antico che era conosciuto già dagli antichi Greci, con Aristotele che li descriveva come incrociati con le tigri, e quindi ferocissimi. Anche Marco Polo li descrive dall’aspetto leonino nel suo “Il Milione”, ma solo nell’800 vennero introdotti in Europa.

Il Mastino Tibetano inoltre è considerato un discendente diretto del cane molosso antico, che iniziò la sua coabitazione con l’uomo, perché ha goduto dell’isolamento del paese di origine, senza mescolarsi con altre razze. Sembra comunque che il cane molosso originale fosse originario della Turchia, e che poi si sia spostato, seguendo i pastori, fino al Tibet, ma anche in Spagna e in Italia.

Venendo più ai giorni nostri, sappiamo che il Mastino Tibetano ha fatto il suo ingresso in Europa tra la metà e la fine del diciannovesimo secolo. Le prime coppie importate ebbero delle, per quanto rare, cucciolate ed in Europa si iniziò a pensare che questi cani, per quanto d’aspetto imponente ed impressionante, non possedessero delle misure eccezionali.

Ma fu solo attorno agli anni Venti del Novecento che si cercò di allevare, senza successo, il Mastino Tibetano in Inghilterra. Le cose migliorarono a partire dagli anni Settanta, quando il cane fu inserito negli standard dopo l’eccellente lavoro svolto dagli allevatori francesi e olandesi, da cui discendono oggi tutti i Mastini allevati in occidente.

Un’altra accelerazione si ebbe con il nuovo millennio, quando i confini del Tibet, prima totalmente chiusi, iniziarono a godere di più libertà nello spostamento di merci e persone. Si sono cominciati nuovi incroci con la “varietà cinese” che però ha posto molti dubbi di purezza per la sua disomogeneità, che comunque potrebbe essere dovuta alla vastità del territorio.

Il comportamento ed il carattere

Se è vero che le caratteristiche fisiche del Mastino Tibetano possono essere anche abbastanza diverse tra esemplari, si può affermare, invece, che la razza ha degli aspetti molto più omogenei per quanto concerne le caratteristiche comportamentali. La sua indole non è così selvaggia o, addirittura, pericolosa come in passato venne descritta, possiamo affermare, al contrario, che ha un comportamento sufficientemente calmo e con stati umorali generalmente stabili. La convivenza con il Mastino Tibetano è facile, l’importante è sapersi confrontare a dovere con la forza del suo carattere, contraddistinto anche da una venatura d’indipendenza.

Per dirla tutta il Mastino Tibetano può avere comportamenti testardi ed anche disobbedienti, quindi è di fondamentale importanza che le azioni educative inizino precocemente con i cuccioli. L’educazione deve essere ferma ma non brutale. Il suo carattere dominante non è il massimo per la coabitazione con altri cani, ma non è definibile un attaccabrighe: come tutti gli altri cani di grandi dimensioni, anche il Mastino Tibetano, soprattutto quando in coppia, maschio e femmina, non determina mai il sorgere di problemi con altri cani presenti in casa. Se, invece, parliamo di cani sconosciuti, soprattutto se l’intruso ha anch’esso un carattere dominante ed è del medesimo sesso, allora non si potrà evitare uno scontro. E questo con intrusi di qualsiasi razza e dimensioni.

Nel rapporto con i cuccioli d’uomo il Mastino Tibetano dimostra tutta la sua indulgenza e pazienza. Il carattere stabile e la natura discreta (che contrastano con una mole di ben ottanta chili!) fanno si che egli non si arrabbi troppo facilmente. Il suo istinto originario di cane da guardia esce fuori tutto SOLO quando lo ritiene necessario: in questo caso può diventare effettivamente impressionante. Cerca di “gonfiare” il suo aspetto ed emette dei brontolii sordi da far paura: in questo caso è meglio averne paura e prestare attenzione a questi avvertimenti.

Caratteristiche fisiche

Mastino tibetano: è il cane che fa per me?

Il suo aspetto

E’ un cane pesante, potente, con un fisico costruito assai bene e dall’ossatura “importante”. Ha un aspetto che incute timore.

L’altezza al garrese del maschio è di 66 cm, mentre della femmina è di 61 cm. Possiedono entrambi la ben visibile criniera, e una bella coda folta. Il peso può variare tra i 65 e gli 80 kg, e l’età raggiunta è di 15 anni.

Tra le varie tipologie della razza, quella con il pelo nero focato è certamente la più comune, ma quello con il pelo rosso è certamente più ricercato, come è evidente dai prezzi pagati per alcuni cuccioli. Esistono poi tipi con il pelo grigio o addirittura blu. Il pelo del maschio è sempre più folto, molto protettivo verso il freddo intenso della sua regione di origine. Nonostante questo tipo di pelo faccia pensare a delle lunghe spazzolate, in realtà queste vanno eseguite solo nel periodo del cambio di muta.

Caratteristiche

Rientra tra le razze “buone compagne”, ha attitudini alla guardia ed alla difesa. La sua formazione è lenta, infatti raggiunge il top solo al secondo o terzo anno di vita (femmine) o dal quarto in poi (maschi). Per un migliore aspetto la lunghezza del tronco deve essere solo un po’ superiore all’altezza al garrese.

Per la formazione fisica del vostro cane Mastino, l’alimentazione è una fase fondamentale fin dalla nascita. Per il primo anno e mezzo, il cucciolo di Mastino Tibetano deve seguire una dieta poco proteica e bilanciata nell’assunzione di fosforo e calcio.

È importante non abbuffare il vostro cucciolotto di grandi quantità di cibo, e non fornirgli degli integratori o delle vitamine che tendono a far ingrassare eccessivamente il vostro cane, con danni sia alla struttura muscolare che allo scheletro. Questo tipo di razza cresce in modo constante ma anche lentamente, e quindi non dovete preoccuparvi se il vostro cucciolo non cresce come potreste pensare guardando le altre razze.

Temperamento

Il Mastino Tibetano è un cane protettivo e distante. Chiaramente l’aspetto del Mastino potrebbe portare ad un certo timore reverenziale, e certamente questa è una razza che sa farsi rispettare, ma solo quando le condizioni lo esigono. In realtà è un cane molto dolce e mansueto, che ispira una grande sicurezza verso la famiglia in cui abita, perché protettivo ma nemmeno esageratamente affettuoso nelle sue interazioni.

La grandezza e la potenza muscolare bastano a spaventare gli estranei e a scoraggiarli da azioni sconsiderate, ma al tempo stesso potrete affidargli la vostra persona ben sapendo che il suo comportamento con voi sarà mansueto, a patto, logicamente, che anche il vostro comportamento verso di lui sia sempre corretto.

Ricordate che si tratta di un cane molto indipendente, ma anche di grande responsabilità. Non è aggressivo, ma ha un temperamento responsabile come un padre di famiglia. Questo lo porta a mostrare un certo distacco che è solamente formale, ma non sentimentale. È in realtà molto attaccato alla famiglia, ma si dimostra più come padre affettuoso ma deciso, che come fratellone di giochi.

Questo aspetto va tenuto ben a mente durante l’addestramento, a cui il cane va sottoposto con pazienza, in quanto la sua indole indipendente potrebbe portarlo a richiedere più rispetto della sua personalità durate questo periodo.

Infine, se decidete di acquistare un esemplare di questa razza, ricordate che ha l’abitudine di abbaiare molto, specie di notte, perché abituato in questo modo a comunicare con i suoi simili nei grandi spazi del Tibet. Tenete be in considerazione questo aspetto se vivete in un appartamento.

Testa

DI discreta larghezza, è forte e pesante. Con un cranio di natura massiccia, lo stop e la bozza occipitale decisamente marcati. La lunghezza cranica del Mastino Tibetano, presa dall’osso occipitale fino allo stop, è identica a quella della canna nasale, dl punto dello stop fino al punto più estremo del tartufo (anche se la canna potrebbe anche essere un po’ meno lunga). Il muso ha una larghezza buona, sia dal profilo che dal prospetto. E’ ampio e di giuste profondità e pienezza. Un bel muso. Anche la larghezza del tartufo è notevole come la sua pigmentazione.

Il naso è ben largo, molto scuro (anche relativamente alla colorazione del vello) ed ha un’ottima apertura delle narici.

Le labbra hanno un ottimo sviluppo e la mascella inferiore ne viene coperta.

A proposito di mascella: è forte e la chiusura a forbice è praticamente perfetta (con gli incisivi dell’arcata superiore che aderiscono perfettamente nella sovrapposizione a quelli dell’arcata inferiore, donando coì una bella forma squadrata alla mascella), ed i denti combaciano in modo perfetto.

Il mastino Tibetano ha gli occhi di una grandezza media, tipicamente nelle gradazioni del marrone ma sempre relativamente alla colorazione del pelo. Le tonalità più belle son quelle più scure. La posizione è ben distanziata, la forma ovaleggiante e presentano un certo grado di obliquità. Le pupille vengono avvolte perfettamente dalle palpebre. Gli occhi donano a questa razza una bellissima espressione di grande dignità.

Le orecchie sono anch’esse di medie dimensioni di forma triangolare e posizionate, pendenti, fra i livelli cranico ed oculare.

Il Mastino Tibetano, dal collo muscoloso e forte ha gli arti anteriori dritti e angolati perfettamente, le spalle muscolose e quelli posteriori ben muscolosi e potenti, oltre che ben angolati. Il suo corpo è forte, con ben dritto il dorso, molto muscoloso e con una groppa che quasi non si vede. Il petto è poco largo ma profondo. I suoi piedi sono ben arcuati e di medie dimensioni, con pelo anche folto tra le dita ed una ottima elasticità dei polpastrelli.

Ha una coda di dimensioni medie che non va mai oltre la punta del garretto, si attacca all’altezza della linea superiore, si presenta arrotolata lateralmente e ben corredata da un pelo folto e lungo.

Il movimento ed il portamento

Ha i movimenti potenti, ma sempre sciolti elastici e leggeri. Quando corre il Mastino Tibetano tende a riunire gli arti lungo un piano mediano. I suoi passi son sempre lenti e misurati.

Il pelo

Ha un bellissimo pelo, di gran qualità (aspetto più importante della quantità). Il pelo molto fitto e ben duro, quello di guardia non troppo lungo, ed il sottopelo è rado in primavera/estate e più lanoso in autunno/inverno. I maschi hanno il pelo più folto rispetto a quello delle femmine.

Punture tafano: cosa fare?

punture tafano

I tafani sono degli insetti di dimensioni variabili tra i 5 e i 30 mm. Caratterizzati da un tradizionale volo piuttosto rumoroso, hanno una consistenza molto robusta e sono – purtroppo – principalmente noti per le loro punture. Ma cosa fare in caso di puntura di tafano? E come prevenirle? E che cosa è la loiasi?

Cosa succede quando nelle punture di tafano

I tafani sono degli insetti che pungono soprattutto di giorno, negli spazi aperti. In linea di massima, scelgono le “persone” da pungere sulla base di stimoli olfattivi, anche se sono in grado di localizzare la loro “preda” mediante l’utilizzo della vista, con una maggiore propensione a puntare coloro che indossano vestiti colorati. Di norma chi è vittima del tafano si accorge immediatamente della puntura, avvertendo il dolore e allontanando il tafano, che così non riesce a completare il suo lavoro (la deposizione delle uova). Purtroppo, è molto difficile cercare di controllare la diffusione dei tafani, presenti un po’ ovunque, e le uniche misure di protezione e di prevenzione riguardano l’utilizzo di abiti prevalentemente chiari, e l’utilizzo di repellenti per la protezione della cute, che tuttavia spesso non si rivelano particolarmente efficaci.

 

Per quanto concerne la puntura, questa è di norma piuttosto dolorosa, e continua a sanguinare dal sito di puntura. Successivamente, si forma un pomfo rosso di 1-2 centimetri di diametro, che contiene una crosta siero-ematica. Fortunatamente, i sintomi tendono a scomparire dopo qualche ora, ma è possibile che per più tempo l’area possa apparire dura e dolente. Non sono infine da escludersi delle reazioni di natura allergica, dovuta alla saliva che viene iniettata dal tafano durante l’assunzione del nostro sangue.

Cosa fare in caso di puntura tafano

Cosa fare in caso di puntura tafano

Nell’ipotesi sventurata in cui siate stati punti dal tafano, è bene correre ai ripari lavando accuratamente la zona con acqua e sapone. Successivamente, è bene disinfettare la zona con dello iodio, e apporre del ghiaccio: servirà a lenire il dolore conseguente alla puntura. Se disponibili, potete applicare delle pomate glucocorticoidi o, se necessari e sotto consiglio medico, assumere degli antistaminici orali.

Se il pomfo non diminuisce dopo un po’ di tempo, si possono effettuare degli impacchi con acqua borica al 3%, con cadenza quotidiana, fino a 5 giorni, e assumere antistaminici per poter alleviare la sensazione di prurito. Se dopo qualche altro giorno la situazione non migliora, è bene ricorrere alla consulenza di un medico, al fine di accertare un’eventuale infezione presente.

 

Loiasi

Tra le malattie trasmesse potenzialmente dal tafano, la loiasi è sicuramente quella più nota e fastidiosa. Si tratta infatti di una patologia che viene contagiata con il deposito di larve a livello cutaneo: nella nostra pelle, le larve maturano in poco più di tre mesi, e prima che le microfilarie possano essere riscontrate nel sangue periferico, a livello cutaneo si osserveranno degli edemi dovuti all’eliminazione dei cataboliti da parte delle stesse filarie. Di norma gli adulti si spostano sottopelle rapidamente, con periodicità diurna, e nel loro passaggio sono anche visibili.

Per riconoscere la loiasi ancor prima della diagnosi (che viene effettuata mediante ricerca e conteggio delle microfilarie nel sangue) si può far riferimento ai sintomi: febbre leggera, lacrimazione e infiammazione agli occhi, dolori nevralgici, edema, eventuali corioretiniti, meningiti, encefaliti.

Per quanto concerne la terapia risolutiva, gli adulti possono essere estratti per via meccanica dal tessuto sottocutaneo e dalla congiuntiva. Il farmaco che viene generalmente utilizzato è la dietilcarbamazina, da assumere sotto stretta sorveglianza medica. A volte può essere necessario assumere anche antistaminici e corticosteroidi.

Per poterne sapere di più vi consigliamo naturalmente di parlarne con il vostro medico di fiducia e cercare di giungere a una piena condivisione sul da farsi per evitare eventuali complicazioni.

Pinscher nano: la sua storia, le sue origini

Pinscher nano

La storia del pinscher nano, però, è cosa assai più antica, ed addirittura lo stanno a testimoniare dei reperti di natura archeologica il cui ritrovamento p avvenuto nei pressi di Costanza. I reperti rinvenuti sono ciò che rimane di crani canini da ricondurre più o meno all’epoca delle palafitte e sono la testimonianza di quanto quei cani assomigliassero ai Pinscher attuali. Purtroppo di questi cani non v’è testimonianza scritta perché, appartenendo, probabilmente, ad una classe contadina, non erano considerati una razza importante. Con le selezioni avvenute ad opera dell’uomo nel diciannovesimo secolo, presero origine le razze pinscher, pinscher nano, schnauzer e dobermann.

A partire dalla fine dell’800 iniziarono a sorgere i primi club cinologici tedeschi e nel 1880 fu redatto il “Libro dell’origine del cane tedesco”. I pinscher con il vello ruvido furono classificati tra i cani “barboni”, mentre quelli dal vello liscio furono classificati tra i cani “da caccia”. Già nel 1876 in una esposizione di cani nella città di Amburgo ci fu una sfilata di pinscher dal pelo liscio ed anche dal pelo ruvido, avendosi in quella occasione la prima premiazione per questa razza di cani.

Ma vediamo più nel dettaglio la razza

DESCRIZIONE GENERICA

DESCRIZIONE GENERICA

Il Pinscher nano è l’elemento di spicco della famiglia degli Schnauzer, sia per diffusione che per la sua grande popolarità tra le famiglie, italiane e non solo. La sua origine è tedesca, e qui, prima della tipologia nana, la razza più diffusa era quella di taglia media, a pelo raso. La taglia media aveva un’ampia e antica diffusione in Germania orientale, oltre il confine naturale del fiume Reno, ma agli inizi del XX secolo fu scalzata dal tipo nano, che poi conquistò anche gli appassionati al di fuori della Germania, tanto che subito vennero iscritti più di 1300 esemplari nell’apposito libro delle origini, con diverse colorazioni del manto.

Si selezionarono in particolare i Pinscher neri con chiazze brune chiare, oppure a tinta unica, solo bruni. Il nano è un diretto discendente del Pinscher medio, ma, come vedremo, non ha caratteristiche di nanismo, e infatti non manifesta difetti nella sua estetica, che sono propri di questa manifestazione. Il corpo e la testa sono difatti molto proporzionati fra loro, presentando una perfetta eleganza nei rapporti di misura, migliorate anche dal corto e lucido pelo, che ne conferiscono grazia e brillantezza. È un cane vivace, allegro e vivace, che può portare le sue orecchie sia piegate in basso che ben dritte, pronte a ascoltare tutti i rumori dell’ambiente circostante.

La sua morfologia è quella del lupoide, e sia nelle misure, che nel peso, non vi è differenza tra i due sessi, che possono misurare entrambi tra i 25 e i 30 centimetri di altezza, con peso variabile tra i 4 e i 6 chilogrammi. Viene classificato dalla Federazione Canina Italiana come un molosside, e il prezzo medio di un esemplare con pedigree è di circa 6 o 700 euro.

IL CARATTERE DEL PINSCHER NANO

Il carattere del Pinscher nano rispecchia in tutto quello dei classici cani di taglia piccola: enorme vivacità, allegria, una certa dose di aggressività, anche il più delle volte solo molto rumorosa e non violenta, verso gli estranei, e di conseguenza grande attaccamento ai membri della famiglia, che segue costantemente e di cui desidera sempre la compagnia.

Certamente anche il Pinscher può trasformarsi in un cane aggressivo e violento, se non riceve le giuste attenzioni e la giusta educazione. È infatti un cane molto giocherellone, e va quindi sempre tenuto al centro dell’attenzione e al centro di giochi stimolanti, che non lo annoino mai. Perché come tutti gli esseri viventi, anche il Pinscher ha dei lati negativi del carattere, che tendono a manifestarsi nei momenti di depressione e cattivi rapporti sia con altri cani che con i membri della famiglia.

Le relazioni sono dunque molto importanti, fin da quando è cucciolo, e quindi vanno stabilite in un rapporto di fiducia, non violento, tra noi e lui. Il Pinscher ha il grande vantaggio di essere molto intelligente e di apprendere facilmente e subito durante l’addestramento. Non avremo quindi grandi difficoltà, se seguiremo il training giusto, a stabilire un’ottima relazione con lui e a crescere un cane sano, gentile e premuroso, ma soprattutto felice.
Tra i consigli per un addestramento adeguato, c’è quello di evitare sempre lo stress e gli atteggiamenti aggressivi, limitando le sedute ad “orari normali” e non prolungati. Questo tipo di approccio porterà il cane ad avere grande piacere nel vivere con noi, specialmente negli stretti spazi degli appartamenti.

Il cane inoltre, sarà portato ad un naturale affetto e protezione verso di noi, dimostrandosi anche un valido cane da guardia, seppur molto piccolo. Il suo carattere lo portano a essere un cane perfetto per la coabitazione con i membri “più deboli” come i bambini e gli anziani, verso i quali si dimostra molto protettivo. Ama molto le coccole, e nel caso dobbiate rimproverarlo, non siate troppo aggressivi, ma sfruttate la sua grande intelligenza per fargli comprendere gli errori senza deteriorare il vostro rapporto con lui.

Un aspetto molto importante da valutare se voleste avere un Pinscher è la sua grande sofferenza verso la solitudine. Se siete molto impegnati sul lavoro, single, e dovete lasciare molto tempo il vostro cane a casa, è forse il caso di pensare ad altre razze o addirittura altri animali che non soffrono nello stare soli.

PINSCHER: QUANTO MI COSTI?

PINSCHER: QUANTO MI COSTI?

Un altro grande vantaggio del Pinscher nano, sono i bassissimi costi per cibo e salute che questa razza ha. Chi ha un Pinscher nano sa che le spese sono di poco superiori a quelle di un gatto.

Questo perché il Pinscher non è un “ghiottone” pronto ad abbuffarsi ad ogni scusa, come altre razze. Difficilmente lo troverete, come simpaticamente fanno invece molti altri cani golosi, fermo in piedi mentre mangiate, in attesa di un boccone dal vostro piatto. Il Pinscher mangia la stessa quantità di cibo che normalmente può mangiare il vostro gatto, con il quale, a proposito, può avere un ottimo rapporto.

Anzi, se il vostro Pinscher nano tende a mangiare molto più del solito, valutate la possibilità che abbia dei problemi di ambientamento o solitudine, che sfoga con il cibo, proprio come fanno molti umani. Ma se ben trattato e felice, il Pinscher nano è un cane che gode di ottima salute, raramente malato. Questo consente di avere anche delle spese veterinarie molto contenute, limitate a normali visite e vaccinazioni.

Pinscher nano, o “Zwergpinscher”

Le dimensioni del pinscher nano sono più o meno quelle di un toy terrier, però le somiglianze si fermano qui, volendoci aggiungere anche il manto “nero focato”. Il pinscher nano è in realtà una razza perfettamente stabile, assolutamente normale contenuta in piccole dimensioni. Non ha i tipici segni del nanismo (testa arrotondata, occhi a forma rotonda, ecc.) come, invece, li ha il terrier nano. Il pinscher nano è un cane dotato di molto equilibrio e presenta una forte stabilità di temperamento e caratteriale. E? una razza dotata di molta intelligenza e che da notevoli soddisfazioni in addestramento.

Il pinscher nano nella nostra nazione

In Italia il pinscher nano è una razza caratterizzata da una buona selezione ed è anche ottimamente diffuso, pur se non è mai stata oggetto, per fortuna, di mode e tendenze. Nel nostro Paese esistono molti allevatori di pinscher nano famosi per la loro serietà i quali operano le selezioni in maniera scrupolosa. Il risultato di queste selezioni sono pinscher nano di enorme pregio, ottenendo risultati di prestigio nelle esposizioni canine di tutto il mondo. Da noi, però, esistono una gran quantità di pinscher nano che di pinscher nano non hanno praticamente nulla! La maggior parte delle volte queste bestiole sono prive di pedigree, non hanno niente di tipico e talvolta non sono neanche completamente sani. Quindi, se nei vostri desideri c’è un pinscher nano, diffidate delle “imitazioni” e rivolgetevi solo agli allevatori con la A maiuscola!

Da noi si può dire che il pinscher di medie dimensioni è così poco diffuso che ormai siamo abituati a chiamare solo “pinscher” anche il pinscher nano.

Pinscher o pinscher nano?

Occorre sapere che la FCI (Fédération Cynologique Internationale), per quanto riguarda questa razza, ne riconosce ufficlamente due:

  1. Il pinscher di taglia media;
  2. Il pinscher nano (o zwergpinscher).

Cosa significa in Italiano “zwergpinscher”?

La prima parte del nome, la parola “zwerg”, non lascia adito ad equivoci: significa “nano” (traduzione dalla lingua tedesca). La seconda, invece, “pinscher”, è la parola tedesca con la quale in quella nazione si indicano i cani simili al terrier, e si presta ad alcune interpretazioni. Qualcuno dice che derivi dalla parola tedesca “picke” (beccare, pizzicare), a sottolineare un modo tutto suo di dare il morso di questa razza, e cioè con un movimento velocissimo mascellare, più una sforbiciata che un morso. Altri invece sostengono che la derivazione sia dalla parola in lingua britannica “to pinch off”, con un riferimento palese al fatto che le code fino ad alcuni decenni fa le si facevano sempre tagliare. Ma secondo un’altra ulteriore interpretazione (austriaca), poiché questa razza avrebbe avuto origine nei pressi della città austriaca di Salisburgo, e, nel dettaglio, nelle periferie alpine di Pinzgau, questi cani sarebbero stati denominati “pinzger” parola che ha inflessioni fonetiche identiche alla parola “pinscher”. Ma, ripetiamo, la razza è ufficialmente nata in Germania, al di là delle pretese degli Austriaci.

Strano ma vero: il pinscher nano assomiglia al dobermann

Per caso non vi è saltata agli occhi una certa somiglianza tra il dobermann ed il pinscher nano? Ebbene, se si eccettua la ovvia quanto cospicua differenza di dimensioni, essa esiste! Difatti le due razze discendono da un unico ceppo e quindi proprio per questo non è male sapere qualcosa in più, anche sinteticamente, sulle origini della razza “cugina”, il dobermann.

Tra la metà e la fine dell’800 in Germania tal Karl Friedrich Louis Dobermann riuscì finalmente a coronare un suo sogno: ottenere un cane dal coraggio indomito ed aggressivo. Il sogno gli derivava da una sua personale necessità: essendo un esattore erariale, gli occorreva la protezione di un cane dalle eventuali aggressioni dei cittadini scontenti della ingente tassazione.

Fu così che il Sig. Dobermann prese a fare test su diverse tipologie di pinscher, facendo ribattezzare i risultati dei suoi incroci “pinscher di dobermann”, denominazione da cui trasse origine il nome della razza, quello ufficiale, e cioè “dobermann pinscher” (che solo in seguito divenne più semplicemente “dobermann”). Non abbiamo notizie certe su tutti i risultati intermedi che portarono all’ottenimento del dobermann così come lo conosciamo oggi, però si è certi che molta importanza ebbe uno di questi, il “cane del macellaio”, un “avo” dell’attuale rottweiler, che veniva usato come cane mandriano. DI certo sono ipotizzabili ancora tanti diversi incroci di razze, come, ad esempio, il “manchester black & terrier” ed anche del “greyhound”.

 

 

Il Grande Bovaro Svizzero: austero e solenne ma anche… affettuoso!

Grande Bovaro Svizzero

Il Grande Bovaro Svizzero è un cane le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Deriva dall’ antico molosso da battaglia portato in terra svizzera dalle legioni romane. Nel dodicesimo secolo il Grande Bovaro Svizzero era compagno in guerra dei primi confederati. Passando a tempi più recenti, nel 1489 si tentò di eliminarlo completamente con un editto a Zurigo ad opera di Hans Waldmann, però non ci fu riscontro da parte dei contadini che disubbidirono all’ editto. Il Grande Bovaro Svizzero a partire dalla sua origine si è sviluppato velocemente, in particolar modo nelle fattorie fra i fiumi Lemano e Rodano. Fu allevato praticando selezioni di natura più empirica che tecnica. Si evolvette nel senso cinofilo vero e proprio solo agli inizi del Novecento, grazie alla grande dedizione di Strebel. La denominazione odierna gli fu attribuita dal Prof. Albert Heim dedito  da tempo ad un attento studio sui Bovari svizzeri. Oggi esistono molti allevamenti non solo nella sua terra d’ origine, ma anche in Danimarca, Olanda, Austria e Germania. Un po’ meno comune del suo “collega” Bovaro del Bernese, non viene praticamente allevato in Gran Bretagna e negli States.

Il Grande Bovaro Svizzero: l’ aspetto nel suo insieme.

E’ veramente di grandi dimensioni ed è il più imponente fra i Bovari svizzeri. Ovviamente, come già detto, è un cane di taglia grande, possente ma molto armonioso, ben proporzionato. Anche le gradazioni cromatiche sono molto piacevoli. Di primo acchitto il Grande Bovaro Svizzero è impressionante per la possanza della struttura fisica, con muscolatura molto sviluppata che si intravedono sotto il manto dai peli corti. Le colorazioni sono simili a quelle degli altri Bovari svizzeri, e colpisce per l’ intensità dello sguardo, che appare sempre tra i più attenti e fieri. Si differenzia dal Bovaro del Bernese per le sue caratteristiche più rustiche oltre che per le maggiori dimensioni e per il pelo più lungo.

Il Grande Bovaro Svizzero: che carattere ha?

Il Grande Bovaro Svizzero: che carattere ha?

Per quanto concerne il carattere il Grande Bovaro Svizzero si comporta similmente al “fratello” Bovaro del Bernese, tranne che per una maggior austerità nei comportamenti e per la tempra maggiore. Potrebbe dare l’ impressione d’ essere un animale non molto affettuoso, avendo un carattere molto riservato ed a causa della solennità del suo incedere. Si lega tanto al padrone nonostante per centinaia d’ anni abbia vissuto uno stato d’ isolamento sulle cime della Svizzera. Possiede un olfatto perfetto. Ama vivere in grandi spazi all’ aperto e non ama la vita cittadina, inoltre non è certamente un cane da appartamento. Lo si addestra facilissimamente, ma non si deve sottometterlo. Non abbisogna di grandi quantità di cibo e neanche di particolari cure, l’ importante a che gli si mantenga il manto pulito, spazzolandolo per bene.

Il Grande Bovaro Svizzero: gli standard:

L’ altezza:

– individui di sesso maschile minimo sessantacinque massimo settanta centimetri.

– individui di sesso femminile maschile minimo sessanta massimo sessantacinque centimetri.

Peso:

minimo cinquantanove massimo sessantacinque chilogrammi.

Tronco:

Il Grande Bovaro Svizzero si caratterizza per la profondità e larghezza del suo torace, il petto si nota per la prominenza ed è bello pieno, la gabbia toracica, arrotondata ed ovale, non è piatta e neanche a forma di botte. Ha ben alto il garrese, ed anche lungo mentre è non tropo lunga la linea dorsale che è dritta e forte. I reni si presentano forti e larghi, mentre lunga è la groppa, ed anche larga, correttamente arrotondata, discendendo morbidamente verso il retrotreno. Il ventre non è a fianchi pesanti o retratti e la lunghezza corporea, dall’ estremità della natica a quella della spalla, occorre che sia appena superiore rispetto all’ altezza a livello del garrese, la proporzione deve essere più o meno dieci a nove.

Testa e muso:

La testa si mostra potente ma di buone proporzioni, e non è mai troppo massiccia, la distanza dalla cresta occipitale alla linea degli occhi è più o meno uguale alla lunghezza del muso. Largo e piatto si presenta, invece, il cranio. Il solco nasofrontale si presenta non troppo accentuato. Anche le guance rientrano nella normalità, non essendo ne gonfie ne cascanti. Si nota la larghezza della canna nasale, che spicca anche per drittezza, sovente si rileva leggermente anteriormente al tartufo. Bello per potenza il muso, di dimensioni medie.

Tartufo:

Il naso del Grande Bovaro Svizzero è largo e pigmentato di scuro.

Denti:

I suoi denti sono ben forti e sviluppati. Chiude fortemente.

Collo:

Il Grande Bovaro Svizzero ha un collo che spicca per vigoria e presenza di muscolatura, non ha la giogaia ed è in media come lunghezza.

Orecchie:

Anche le orecchie del Grande Bovaro Svizzero rientrano nella media per dimensioni, hanno forma triangolare ed hanno un’ attaccatura piuttosto alta, si presentano piatte quando il cane non è in stato di attenzione, le gira verso avanti in stato di attenzione. Il padiglione auricolare è rivestito adeguatamente di peli, si all’ interno che all’ esterno.

Occhi:

Gli occhi del Grande Bovaro Svizzero sono medi per dimensioni e per posizione, non infossata e non sporgente, potendo variare come colorazione dal nocciola al color castagna-scuro. Il cane ha un’ espressione vigile ed acuta. Le palpebre chiudono bene.

Arti:

Il Grande Bovaro Svizzero possiede un avambraccio vigoroso e dritto, da qualsiasi parte lo si guardi, il metacarpo può essere un po’ cedevole. La coscia è larga, forte, di discreta lunghezza e molto, molto muscolosa. Obliqua se guardata da una posizione laterale. Ha forti e larghi i garretti, ben rotondi i piedi, anche corti e le dite ben chiuse tra loro ed arcuate. L’ unghia del Grande Bovaro Svizzero è corta e molto forte. Ricordiamoci di asportare lo sperone posteriore in giovanissima età.

Spalle:

Sono lunghe, vigorose, oblique, piatte e muscolose; formano con il braccio un angolo ottuso.

Andatura:

Nonostante la solennità del suo incedere, l’ andatura risulta tra le più sciolte ed elastiche.

Muscolatura:

Eccellentemente sviluppata.

Coda:

Di dimensioni notevoli, pesante e si allunga fino al garretto. La porta in basso quando è a riposo e la alza in stato d’ attenzione o durante l’ incedere. Occorre che non si presenti mai arrotolata o ripiegata verso il dorso.

Pelle:

Il Grande Bovaro Svizzero ha una pelle che aderisce molto bene al fisico ed è dotata di discreta elasticità.

Pelo:

Ha i peli duri e lunghi, anche fino ai cinque centimetri, ed è presente anche il sottopelo.

I colori che sono ammessi:

I colori che sono ammessi:

Può presentare colorazione nera con presenza di qualche macchia più chiara, come il color ruggine (ma anche il bianco) e simmetrica. Il colore rossastro occorre che si trovi fra il bianco ed il nero. In mezzo agli occhi sono presenti focature di color rossiccio, ma anche sul braccio, lateralmente sul petto e anche nelle gambe. A volte anche nell’ interno-coscia, al di sotto della coda o nella parte interna dell’ orecchio. Invece la macchie di color bianco possono trovarsi in testa, nel petto come nei piedi o all’ estremità della coda. E’ ammissibile una macchia di color bianco sul naso o sul collo, al livello dell’ attaccatura. Però le lebbra ed il tartufo occorre che siano di colore nero, sempre.

I difetti più ricorrenti:

Il Grande Bovaro Svizzero può presentare alcuni difetti, quali il criptorchidismo, il monorchidismo, l’ enognatismo e il prognatismo. Oppure qualche misura non compresa negli standard, dentatura anomala, angoli non corretti, peli troppo lunghi o troppo fini, dita poco serrate, non corretto portare della coda ed orecchie, slavatura dei colori, temperamento troppo timoroso o troppa tendenza a mordere.

Il Pastore fonnese: un pastore sardo… DOC!

Pastore fonnese

Oltre quella di “fonnese” altre tre effe caratterizzano il Pastore fonnese, e cioè: Fiero, Fore e Fedele. La sua razza affonda le sue origini in un epoca tanto antica quanto lo è quella della civiltà sarda. Esistono, infatti, reperti archeologici i quali dimostrano come essa esistesse già all’ epoca dei nuraghi. Il nome farebbe pensare ad una razza estremamente localizzata e, per la precisione, nel paese di Fonni, invece essa è diffusa in tutto il territorio sardo anche se sembrerebbe dimostrato che al di fuori dei confini dell’ isola non vi siano altri Pastori fonnesi. Ha nella fedeltà la sua caratteristica principale, fino a donare la propria vita per il suo padrone, se occorre, il legame che crea con il suo padrone è molto, molto forte.

 

Questa caratteristica, però, lo rende un cane non adatto a qualsiasi padrone: necessità di un padrone che abbia ben presente come gestirlo e che possa rappresentare per l’ animale un riferimento forte e preciso. Altra sua caratteristica è la forza fisica e la vigoria, la resistenza alle malattie. Si pensi che tutte le analisi cui sono stati sottoposti in questi anni perché potesse essere dichiarato come appartenente ad una razza ufficialmente, hanno posto in evidenza solo rarissimi casi di leishmaniosi e nessun’ altra malattia nonostante che generalmente le condizioni nelle quali vengano tenuti siano molto sovente estremamente degradate.

Il Pastore fonnese: la sua morfologia.

Il Pastore fonnese: la sua morfologia.

Il Pastore fonnese è un cane facente parte delle taglie medie e dal fisico robusto. Appartiene ai mesomorfi. Ha un pelo dalla morfologia caprina, con un sottopelo molto denso e folto di natura lanosa, che ve diventando sempre meno lungo man mano che ci si avvicina alle zampe e diventa quasi completamente raso nei pressi del tartufo. Le sopracciglia sono caratteristicamente ispide e presenta un pelo più lungo sotto la mandibola che assume le sembianze tipiche delle barbette lunghe. Negli individui di sesso maschile il pelo all’ altezza del collo assume le sembianze di una criniera. Il colore del manto del Pastore fonnese può essere nero, grigio cenerino, color del miele o tigrato. Il carattere del Pastore fonnese è quello di un cane fiero. Di primo acchito ciò che ti colpisce maggiormente sono gli occhi, tipicamente ambrati e che vengono ritenuti “di tipo scimmiesco” a causa della loro posizione, cioè frontali. Questa posizione degli occhi è tipica del Pastore fonnese e non si riscontra in altre razze canine. Questi occhi possiedono uno sguardo intenso, profondo, che comunicano istintivamente con il padrone il quale, se saprà capirli, avrà una comunicazione con il proprio cane perfetta. I denti del Pastore fonnese sono robusti e forti. Sempre ben bianchi e sviluppati, con gli incisivi che si chiude a tenaglia, presentano i canini in posizione ben distanziata e, definizione della delegazione dell’ E.N.C.I. costituiscono una vera e propria arma.

Cane da lavoro

Il pastore fonnese è un cane attitudinalmente destinato al lavoro. Nella pastorizia sarda, costituita in modo prevalente da animali destinati alla produzione del latte, senza troppo necessità di conduzione degli ovini al pascolo, non occorrendo il cane da pastore che “conduca” il gregge ma lo difenda, si è preferito selezionare questa razza affinché facesse la guardia al gregge, difendendolo. Quindi possiamo affermare con certezza che il Pastore fonnese è un perfetto cane da guardia e da difesa dei greggi, avendo anche innato un robusto senso della proprietà. Di solito non mostra mai aggressività nei confronti delle bestie che pone sotto la sua protezione, aggressività che invece viene fuori nei confronti di chi abbia intenzione di predare il suo gregge. Perché la vita insieme al Pastore fonnese sia armoniosa è necessario avere una buona conoscenza della razza, saperne apprezzare la rusticità di natura quasi primitiva e, soprattutto, le sue doti di intuitiva intelligenza, l’ innata propensione alla difesa ed anche, perché no, una dignità esemplare. Queste caratteristiche del Pastore fonnese fanno si che i padroni, per lo più pastori, gli affidino le greggi con la sicurezza di non rischiare mai il benché minimo tradimento.

Ufficializzazione come razza.

Ufficializzazione come razza.

Ora come ora esiste un unico ente ufficiale che può rilasciare notizie precise sul Pastore fonnese, l’ Associazione degli Amatori del Pastore fonnese, creata dal Dipartimento della Medicina Veterinaria della città di Sassari, se vi interessano notizie su questa razza scrivete a rafco@uniss.it.

E’ di questo periodo la notizia che l’ E.N.C.I. sta esaminando centotrenta esemplari di Pastore fonnese per poter dare inizio ufficiale al Libro della Geneaologia.

Il Pappagallo Cenerino: un volatile… di compagnia!

Pappagallo Cenerino

E’ originario dell’ Africa e precisamente della zona equatoriale. Il nome gli viene dal suo caratteristico colore del piumaggio che è di una tonalità cenerina del grigio, cui non mancano alcune piccole aree bianche. La coda assume i colori marrone oppure rosso secondo la sottospecie di appartenenza.

 

Anche i Cenerini, del resto come tutti gli altri pappagalli, hanno la caratteristiche d’ essere zigodattili, cioè hanno quattro dita per ogni zampa. Le dita sono due rivolte ina vanti e due indietro. Questa particolare specie di pappagalli sono stati addomesticati ormai più di quattromila anni or sono. Sappiamo da alcuni geroglifici dell’ Antico Egitto che già a quell’ epoca erano già stati addomesticati. Così come nell’ Antica Grecia si utilizzavano già come animali assolutamente domestici ed anche gli antichi romani non disdegnavano di tenerseli in casa. Le famiglie più ricche dell’ Antica Roma li tenevano dentro delle bellissime gabbie e gli animali tenevano compagnia anche grazie alla loro caratteristica principale: sapevano parlare.

Il Pappagallo Cenerino: carattere e comportamento.

Il Pappagallo Cenerino: carattere e comportamento.

I Pappagalli psittaciformi, come il Pappagallo Cenerino vengono in genere considerati come una specie di volatili tra le più dotate di intelligenza. Essi sono famosi per le loro doti cognitive probabilmente sviluppate grazie al loro orientamento a cooperare nel procacciare il cibo nelle loro terre d’ origine, nell’ Africa Equatoriale.

Questa specie è capace di associare talune parole al relativo significato, se non del tutto almeno in parte. In ogni caso i pappagalli in generale ma soprattutto i Cenerini, i Cacatua ed i Macao, è certo che sono molto più intelligenti di altri tantissimi uccelli. I Pappagalli Cenerini che crescano in cattività sono in genere degli ottimi compagni per i loro padroni ed hanno una spiccata tendenza all’ affezione, anche morbosa nei confronti del padrone.

Sovente si sentono i padroni di un Cenerino dire che hanno un figlio di 5 anni, riferendosi al loro pappagallo. Tra gli altri pappagalli, oltretutto sono in genere indicati come quelli che effettuano le migliori imitazioni. Chi intenda avere un Pappagallo Cenerino in casa è bene che sappia che è un animale che tende ad annoiarsi se non abbia a disposizione degli oggetti che stimolino la sua fantasia nel gioco ed il padrone non stia costantemente con lui per interagire. Mediamente un Pappagallo Cenerino vive dai quaranta ai sessanta anni e, se curato e tenuto nel modo più corretto, anche di più.

Il Pappagallo Cenerino: specie.

Al mondo esistono due sotto specie di Pappagallo Cenerino scientificamente riconosciute: Il Cenerino si dotto specie Timneh, dal piumaggio  più scuro rispetto a quello classico, di dimensioni un po’ inferiori, la coda di colore marrone molto scuro e la porzione superiore dell’ adunco becco di tonalità più chiare, e poi la sotto specie Africana comune, con la caratteristica coda di color rosso.

Il Pappagallo Cenerino: l’ alimentazione.

La loro naturale dieta è prevalentemente vegetariana, più che altro composta da frutti e semi, in aggiunta possono alimentarsi con verdure, di quelle a foglia. Durante il periodo degli amori anche qualche insetto non viene disdegnato. In cattività possono tranquillamente alimentarsi con mangimi per pappagalli di marca, di solito in semi o anche crocchettine estruse. Gradiscono la frutta, purché fresca. E’ necessario fornirgli ogni tanto dei ramoscelli di salice o anche di alberi da frutto con i quali tengono pulito il becco e non dimentichiamoci di mettere del grit sul pavimento della loro gabbietta.

Il Pappagallo Cenerino: Alloggio e sistemazione.

Possiamo tenere il nostro Pappagallo Cenerino, durante l’ estate o la primavera in voliera, purché spaziosa, all’ aperto. E’ necessario che abbia un rifugio perché il nostro amico a due zampe possa ripararsi di notte. Nelle stagioni più fredde, invece, sarà meglio che stiano in ambienti almeno moderatamente caldi. In casa si adatteranno facilmente ad una gabbia apposita per i pappagalli (quindi che abbia delle sbarre anche orizzontali per permettergli l’ arrampicata con il becco), ma è necessario che gli si permetta di sgranchirsi quotidianamente all’ esterno della gabbia.

Il Pappagallo Cenerino: la riproduzione ed il dimorfismo sessuale.

Apparentemente i due sessi sono uguali tra di loro, motivo per il quale possiamo distinguere il maschio dalla femmina solo mediante un indagine endoscopica che deve essere effettuata da un veterinario che sia specializzato in questo tipo di interventi.

L’ allevamento dei Pappagalli Cenerini non è particolarmente facile, occorre che sempre intorno a loro vi sia un clima tranquillo e i componenti la coppia devono vivere in armonia. Relativamente al nido possiamo dire che occorrerà inserire nella voliera un tronchetto d’ albero di piccole dimensioni che andrà preventivamente svuotato. Le dimensioni dovranno essere all’ incirca di trenta centimetri di superficie e con un’ altezza di circa settanta centimetri. Il foro per l’ ingresso dell’ animale dovrà essere di circa dodici centimetri. Spargiamo poi sul fondo della gabbia pezzetti di legno fradici (o anche della segatura), la coppia li spezzetterà utilizzando i residui come rivestimento per il nido.

 

 

Dopo la deposizione delle uova, in numero variabile da tre a cinque, la femmina le cova generalmente per un mesetto. Poi i pulcini mettono le prime piume a circa due o tre mesi di vita ed i genitori proseguiranno nella cura dei pulcini e nella loro alimentazione per un ulteriore mese almeno. Solo a quattro / cinque anni d’ età il Pappagallo Cenerino sarà in grado di riprodursi.

Il Drago Barbuto: un amico un po’… particolare!

Drago Barbuto

Beh, possiamo esser sicuri che il suo aspetto rema a suo favore: il Drago Barbuto (Pogona Vitticeps il suo nome scientifico) è un sauro particolarmente bello. Inoltre è assai docile, acquista immediatamente dimestichezza con l’ uomo, non  crea pericoli, non possiede veleni ed ha la caratteristica dell’ allevabilità, in misura senz’ altro superiore rispetto ad altri rettili che pure vengono tenuti nelle case.

Il Drago Barbuto vive in natura nei deserti australiani, ed il suo nome deriva da un collare spinoso bene evidente sul suo collo. Queste spine si allungano anche sulla testa e sui fianchi.

 

La classificazione estesa della Pogona Vitticeps è:

Classe di appartenenzaRettili
Ordine di appartenenzaSquamati
Sotto ordine di appartenenzaSauri
Infra ordine di appartenenzaIguana
Famiglia di appartenenzaAgamidi

 

Le sue dimensioni sono variabili e partiamo dai trenta centimetri, potendo giungere fino ai sessanta. Il suo colore è nella maggior parte dei casi un grigio tendente al marrone, ma occorre ricordare che con tutti gli incroci effettuati si è arrivati ad avere delle sfumature di colore vivaci ed accese.

Il genere Pogona annovera 8 specie, tra queste la Vitticeps rappresenta la più allevata.

Il Drago Barbuto: come lo scegliamo? Dove lo sistemiamo?

Il Drago Barbuto: come lo scegliamo? Dove lo sistemiamo?

E’ vero che il Drago Barbuto non presenta particolari problemi nell’ allevarlo, ma è sempre bene attenersi ad alcune semplici indicazioni per assicurargli il maggior benessere possibile anche in cattività.

Il prezzo d’ acquisto del Drago Barbuto non si discosta di molto dai centocinquanta euro (anche qualcosa in più in certi casi), ma a questo prezzo occorre aggiungere anche altri costi, necessari per il suo benessere, quali, ad esempio, quello di un buon terrario, quello per la manutenzione del suo nuovo habitat, quello per il cibo dell’ animale ed anche quello per delle periodiche visite da parte di un veterinario che sia, però, specializzato in rettili, o comunque bestie esotiche di taglia medio-piccola.

Nello scegliere il nostro Drago Barbuto cerchiamo di attenerci a queste semplici indicazioni: l’ animale deve presentarsi vivace e non deve essere ferito, non deve mostrare alcun segno di evidente malessere e deve essere lungo almeno una quindicina di centimetri. Così facendo sapremo di portarci via un animale in piena salute e che abbia superato già le prime, incerte fasi della sua crescita.

Partiamo, comunque, dal concetto che i Draghi Barbuti non nascono come animali domestici, non nel senso più comune del termine almeno, quindi necessitano di un ambiente dove li si possa allevare in modo sano per loro. Questo ambiente che costituirà il loro nuovo habitat sarà un terrario che potrà essere costruito a partire da un acquario, purché sia abbastanza grande, diciamo non meno di centocinquanta litri di capacità, ma, se ce lo possiamo permettere, anche più capiente.

Facciamo in modo che l’aria circoli liberamente e che una luce vi resti accesa per almeno dodici ore al giorno, anche di più, inoltre occorrerà installarvi una fonte di calore la quale dovrà essere modificabile per diminuire, come la dieta, con il passare del tempo: un esemplare giovane necessita di almeno 45 gradi di temperatura, mentre un esemplare adulto si accontenterà anche di “soli” trentacinque gradi.

 

Quando scende la notte l’ importante è che la temperatura non scenda sotto i 18 gradi.

Per ottimizzare l’illuminazione, invece, occorre simulare il susseguirsi delle quattro stagioni, fornendo all’ animale illuminazione tra le dodici e le quattordici ore in estate, scendendo ad otto durante l’ inverno.

Una buona fonte di calore viene fornita, in genere, dagli emettitori in ceramica, in ogni caso i consigli del negoziante cui abbiamo concesso la nostra fiducia saranno utilissimi per soddisfare le esigenze del nostro Drago Barbuto.

Come molti altri appartenenti alla sua specie, anche il Drago Barbuto necessita di un ambiente suddiviso in due microclimi, uno più fresco ed umido ed uno più caldo e secco. L’ aggiunta di un secondo termometro potrà aiutarci nel controllare il microclima di due zone differenti.

Per quanto riguarda, invece, il “pavimento” del suo nuovo habitat, è consigliabile l’ utilizzo di un tappetino apposito per i rettili, perché la sabbia ed altri tipi di rivestimenti potrebbero finire con il procurargli lesioni alle zampe o, peggio, all’ intestino. Eventualmente sono in commercio anche delle sabbie appositamente realizzate per evitare questo tipo di danni.

Ora che il terrario è costruito, si può rifinirlo con rami e pietre, tutte cose che si possono acquistare su Internet o, più normalmente, nei negozi specializzati.

Il Drago Barbuto: cosa mangia?

Il Drago Barbuto: cosa mangia?

 

La dieta di un Drago Barbuto varia in relazione alla sua età. E’ un animale onnivoro, ma comunque gli esemplari giovani necessitano di una quantità maggiore di proteine rispetto agli esemplari adulti. Poi, con il passare degli anni l’ alimentazione viene bilanciata.

Di conseguenza un Drago giovane seguirà una dieta costituita dal cinquanta percento di carne e cinquanta percento di verdure (vegetali in genere), quando diventerà adulto la sua dieta potrà, invece, essere costituita dal settanta (fino al novanta) percento di verdure o altri vegetali.

La dieta “carnivora” è costituita prevalentemente da insetti e l’ insetto principe nella dieta di un sauro, del Drago in particolare, è senza dubbio il grillo.

Non disdegna, però, anche le locuste, le cavallette ed anche le blatte, i kaimani e le camole inviece somministriamogliele più di rado. Poiché in natura il Drago Barbuto preda anche vertebrati di piccola taglia, pensiamo anche ogni tanto di regalargli qualche pulcino di quaglia o dei pinky.

Per l’ alimentazione vegetariana il Drago non ha preferenze ed è possibili variargli la dieta anche quotidianamente, tra verdure del tipo “a foglia”, della frutta purché fresca, dell’ erba medica ma anche la soia o qualche fiore o anche delle piante grasse. Sono sconsigliate, però, le zucche, le carote e tutti gli agrumi.

Ricordiamoci di aggiungere al cibo un po’ di integratori del calcio in polvere, magari con vitamina D 3 quale aiuto ai processi di calcificazione.

Pur essendo un animale che vive nei deserti, il nostro Drago necessita in ogni caso di acqua. In parte la ricava dagli alimenti, ma è utile fornirgliene anche un po’ in una ciotola da tenere nella parte meno calda del suo terrario.

Il Drago Barbuto: la vita in comune.

Sovente parlando di rettili sauri le persone si preoccupano eccessivamente, ponendosi delle domande su eventuali pericoli legati alla convivenza. Saranno velenosi? Possono essere aggressivi? E se mi morde? Beh, almeno per quanto concerne il Drago Barbuto possiamo dormire sonni tranquilli: i Pogona sono animali tranquilli, mansueti, docili, e si può arrivare anche a definirli affettuosi. Se li alleviamo con scrupolo arrivano anche all’ interazione con i proprietari e nel loro terrario possono mostrare un comportamento particolare ed anche interessante all’ osservazione.

 

Il Drago è senz’ altro un animale curioso e, se imparerete ad osservarli con attenzione, potrete notare dei movimenti molto caratteristici che, in alcune situazioni, hanno una funzione sociale. Per esempio a volte alzano ed abbassano ripetutamente la testa (head – bobbing), oppure alzano una delle zampe anteriori quasi come a voler salutare (arm – weaving), oppure ancora slinguettano o spalancano la bocca se si trovano presso una fonte di calore intenti a scaldarsi.

Qualche esperto dice che, però, è meglio non toccare troppo il Drago il quale è certamente socievole ma non predilige un contatto prolungato, quindi cerchiamo di goderceli a distanza, senza procurargli troppi stress.

 

Ultime due note, concernenti la pulizia: stiamo attenti all’ igiene ed alla pulizia del suo terrario e, periodicamente, facciamo in modo che possa farsi un piacevole bagnetto. Qualche centimetro d’ acqua all’ interno di uno dei contenitori di plastica che sicuramente avremo a casa, ed uno spazzolino da denti che pensavano di sostituire per un bel massaggino igienico al nostro amico rettile.

Alano Arlecchino: il gigante buono.

Alano Arlecchino

Nella famiglia degli Alani l’ Arlecchino è la varietà che si presenta con le maggiori dimensioni, potendo raggiungere anche il metro in molti casi.

L’ aspetto dell’Alano Arlecchino è fiero, spicca per eleganza e, anche se le dimensioni possono incutere paura, ha un carattere mansueto ed è particolarmente fedele.

E’, ovviamente, appartenente ad una razza dalla grande taglia, parliamo, più precisamente, di molossoide anche se, differentemente dalle razze che pure appartengono alla famiglia dei molossoidi, è molto alto, ha un fisico asciutto ed il suo pelo è molto corto.

L’ Alano Arlecchino è bello (viene definito anche l’ Apollo dei cani), ma non solo, si rivela un meraviglioso cane da compagnia, adora la vita familiare in casa vicino al suo padrone. Nonostante le sue grandissime dimensioni  esso si sposta negli spazi anche angusti di una casa con delicatezza e precisione, generalmente senza fare danni. Eppure è un cane da record di dimensioni (il guinness appartiene ad un Alano Arlecchino alto ben un metro e nove centimetri!).

Altra caratteristica positiva è la pazienza:  può sopportare anche moltitudini si bimbi anche se questi provano a cavalcarlo, anzi, nei confronti dei cuccioli d’ uomo ha un istinto di protezione ed una gran delicatezza.

Adora le coccole, le carezze, vuole un contatto con gli esseri umani che ricorda un po’ quello del gatto nell’ atto del fare le fusa, ed è uso ricambiare le attenzioni con atteggiamenti affettuosi. E’, comunque, un cane anche adatto alla guardia con il suo atteggiamento vigile, pronto al’ azione anche se molto riflessivo.

Pur se in genere un po’ pigro,  non rifiuta il gioco, anche correndo all’ aperto.

Alano Arlecchino: l’ origine.

Probabilmente di origini antichissime, si tende a pensare addirittura che affondi le sue origini al tempo della Grecia Antica.

In ogni caso sappiamo di certo che nel 407 dopo Cristo una popolazione chiamata Alana invase l’ Europa, o almeno parte di essa: portava con se cani di razza Mastino, robusti e forzuti: tanto ne rimasero affascinati in Germania che proprio li iniziarono le selezioni effettuando degli incroci tra questi forzuti cani portati dagli Alani ed i Levrieri Irlandesi: fu così che si sviluppò una nuova razza che, grazie al nome della popolazione che introdusse una delle due razze sottoposte ad incrocio, fu chiamata razza Alana, in Germania, mentre fu chiamata razza Danese in Inghilterra pur non contribuendo la Danimarca in alcun modo allo sviluppo di questa razza.

Alano Arlecchino:  il carattere.

L’ Alano Arlecchino ha un carattere molto tranquillo, è docile, equilibrato ed anche molto socievole. Può essere aggressivo solo se sottoposto a stress o tensioni, potendo dimostrare un certo nervosismo in questi casi. Nei confronti del suo padrone dimostra di essere sempre affettuoso, desideroso di coccole ed anche molto protettivo.

E’ un cane che ama la compagnia ed ha sempre bisogno d’ essere ben addestrato, fi dalla più tenera età.

Dimostra un’ acuta intelligenza ed è facile all’ apprendimento, gli piace molto la vicinanza dei bimbi e apprezza il gioco con essi, tutta via, data la gran mole ed il fatto che mostra una tendenza all’ eccessiva espansività, quando gioca con i più piccoli occorre sempre prestare attenzione.

La sua taglia ed il suo latrato molto forte possono farlo ritenere un cane di cui aver paura. Non dimenticando che è comunque un cane anche da guardia e che dimostra una grande protettività nei confronti del suo padrone e dei suoi familiari (soprattutto dei più piccoli) è, comunque, un cane di cui non aver paura e di gran compagnia se il proprio atteggiamento nei confronti del suo padrone e dei suoi familiari è disteso ed amichevole.

L’ Alano Arlecchino caratterialmente è disposto a ben tollerare altri cani e, in più, non è insolito vederlo instaurare rapporti di amicizia anche con altre specie animali, soprattutto gatti.

E’ un vero e proprio “gigante buono”, se viene rispettato e non intravede situazioni pericolose per i suoi padroni, per la famiglia nella quale vive ed alla quale appartiene.

L’ indole dell’Alano Arlecchino fa si che sia un cane ben addestrabile anche se, date le grandi dimensioni, è richiesto un atteggiamento molto fermo nell’addestrarlo.

Alano Arlecchino:  l’ aspetto.Alano Arlecchino:  l’ aspetto.

 

L’ Alano Arlecchino nelle sue nobili forme coniuga la possanza  delle taglie grandi con armonia, eleganza e fierezza. Ha la caratteristica di attrarre l’ attenzione di un osservatore attento come solo una scultura maestosa ed imponente potrebbe fare, grazie alla proporzione delle sue forme e la maestosità armoniosa della sua taglia. La testa dell’Alano Arlecchino è sempre molto espressiva, e le sue forme non sono ne troppo grossolane ne troppo raffinate. La differenza tra i due sessi è sempre molto evidente.

Alano Arlecchino:  le proporzioni sono importanti.

Come da proporzioni ideali, il suo tronco si iscrive quasi perfettamente in un quadrato. Ciò è valido soprattutto per il sesso maschile, mentre le femmine potrebbero tendere ad essere un po’ più slanciate.

Alano Arlecchino: il carattere.

Come più sopra scritto l’ Alano Arlecchino ha un carattere tendenzialmente socievole, ed è anche affettuoso e si dimostra sempre molto affezionato ai padroni. A volte può dimostrare riservatezza nei confronti di chi non conosce, ma ha sempre un atteggiamento sicuro, impavido, si gestisce con estrema facilità ed ha le caratteristiche del compagno amichevole e dell’ animale nato per la famiglia. Resiste molto alle provocazioni e raramente dimostra atteggiamenti aggressivi.

Alano Arlecchino: come viene utilizzato.

Principalmente è un simpatico e un po’ strano cane per la compagnia, ma, date loe sue caratteristiche di protettività nei confronti dei suoi padroni e del proprio territorio, risulta anche ottimo come cane da guardia.

L’Alano, grazie alla sua bellezza e cordialità, è anche un grande protagonista dello schermo, specie per il mondo dei cartoni animati. Molti però, confondono i protagonisti del grande successo de “La carica dei 101”, con tantissimi cuccioli di dalmata, con i cani Alano arlecchino.

Alano Arlecchino: l’ alimentazione.

Nelle 24 ore un Alano Arlecchino si nutre di 1 Kg, 1 Kg e ½ di carni, ed apprezza anche il riso, il pane e le verdure, purché poco cotte.

Se, invece, si opta per un alimentazione a base di croccantini, che vanno inumiditi in acqua intiepidita, oppure anche con mangime umido, sarà sufficiente attenersi a quanto riportato sulle confezioni di questi alimenti. Se invece si decidesse di metter mano alla propria cucina per alimentare il proprio amatissimo Fido, ci si può orientare verso un’ alimentazione basata su carne, come sopra scritto, cereali e derivati dei cereali, latte e suoi derivati ed uova. Questi alimenti nelle giuste dosi sapranno dare all’ Alano Arlecchino il nutrimento necessario perché stia sempre bene.

Alano Arlecchino:  ultime notazioni.

Ricordiamoci di controllare sempre il peso del nostro Alano Arlecchino, dosando di conseguenza i pasti affinché non ingrassi, e cerchiamo di far si che possa scorrazzare libero all’ aria aperta per bruciare calorie. Questa razza necessita di frequente attività fisica per non ingrassare.

Alano Arlecchino: salute e cura.

Alano Arlecchino: salute e cura.

E’ una razza soggetta alla displasia dell’anca, date le sue notevoli dimensioni, può andare incontro anche a cardiopatie e non sono infrequenti disturbi ai bulbi oculari, Attenzione al problema della torsione del suo stomaco.

L’ Alano Arlecchino necessita di essere frequentemente spazzolato con spazzole dalle setole piuttosto dure e ricordiamoci che può soffrire se si addormenta in posti freddi ed umidi.

Partendo dalla displasia dell’anca, questa si presenta al livello coxo-femorale, ovvero dove il femore va a collegarsi con il bacino. A causare questa displasia nell’Alano arlecchino è sia un rilassamento dei legamenti interessati, che delle irregolarità del tessuto osseo, spesso presenti già in tenera età.

A causa di questi fattori, femore e bacino si muovono in modo incoerente, portando alla modifica dimensionale della testa del femore e del suo contatto con il bacino, e quindi ad una conseguente usura dei tessuti ossei. Nei casi più avanzati della patologia, l’Alano potrebbe andare a subire l’immobilità degli arti inferiori, mentre in una situazione più lieve della patologia, soffrirebbe comunque di un anomalo movimento degli arti, che potrebbe anche causare dolore.
ATTENTI ALLE CARDIOPATIE.
Vi sono poi le cardiopatie che possono interessare il cane, sia dovute ad alcune infezioni, sia per malattie congenite.

Per queste ultime, l’Alano Arlecchino potrebbe soffrire di malformazioni, stenosi e problemi ai ventricoli. Spesso vi possono essere malformazioni al dotto di Botallo, che si sviluppa nel feto per favorire l’afflusso di sangue. Poi c’è la stenosi aortica o polmonare, quando vi sono dei restringimenti delle valvole o delle arterie. Anche la tetralogia di Fallot è una malformazione congenita tra quelle che colpiscono l’Alano.

Per quel che riguarda le infezioni e le patologie parassitarie che possono colpire il nostro gigante, abbiamo la leishmaniosi, la filariosi, la broncopolmonite, il cimurro, le metriti, le piodermiti e la parvovirosi.

La leishmaniosi e la filariosi sono due patologie dovute a parassiti. Per la leishmaniosi, il periodo più critico è quello primaverile ed estivo, in quanto questa è trasmessa da un pappatacio che si sviluppa e colpisce, tramite la sua puntura, naturalmente nella stagione calda. Questa malattia può portare emorragie, dolori muscolari e lesioni epidermiche, ma anche danni ai reni e agli occhi. Ci sono possibilità di vaccinazione ma anche delle cure a base di antiamoniali.

La filariosi invece è determinata da una larva, e può colpire diverse parti del corpo, a seconda della localizzazione in cui questo parassita va ad abitare.
L’Alano arlecchino può soffrire anche di cardiomiopatia dilatativa, in cui il cane va a soffrire di aritmie e assottigliamento delle pareti del muscolo cardiaco. Difficilmente questa malattia è mortale, ma comunque porta alla mancanza di energie e all’affaticamento, ma raramente alla sincope. Più facile è che il vostro cane possa soffrire di dispnea e tosse. È importante riconoscere subito i sintomi per stabilire un trattamento, in modo da non aggravare la condizione del vostro cane fino all’insufficienza cardiaca.

I PROBLEMI DELL’OCCHIO

 

L’Alano arlecchino è molto sensibile alle malattie che colpiscono i bulbi oculari, e in particolare alle lesioni della palpebra, l’ectropion e l’entropion.

La lesione della palpebra colpisce con una congiuntivite della terza palpebra, attaccando i follicoli linfatici, che si ingrossano dando luogo ad un ulteriore aggravamento dello stato irritato dell’occhio, con risoluzione chirurgica.

L’ectropion viene determinato quando la palpebra inferiore si rovescia, e va a irritare l’occhio a causa del contatto con l’ambiente esterno. Una costante per lo sviluppo della malattia è la caratteristica del rilassamento epidermico dei tessuti della testa del cane, in particolare le guance. Nell’entropion invece, la palpebra si ripiega sulla cornea, a causa di alcuni eventi traumatici ma anche per colpa dell’ereditarietà. Anche per queste due patologie va eseguita un’operazione chirurgica per la risoluzione del problema.

PROBLEMI ALLO STOMACO

 

Come già accennato, l’Alano può soffrire di torsione dello stomaco, così come altri canidi di taglia grande. In caso di comparsa di questa condizione, si deve correre immediatamente dal veterinario, in quanto la torsione potrebbe portare alla morte nell’arco di pochissimo tempo. Questo perché la torsione compare quando vi è l’ammassamento dei gas nell’organo, che va poi a torcersi e quindi a rigonfiarsi, provocando forti dolori, blocco della digestione, vomito e infine problemi respiratori che portano ad una progressiva ipotensione della circolazione sanguigna.

Per evitare questa sindrome, è molto importante educare il cane, e se stessi evidentemente, a pasti moderati, distribuiti nell’arco della giornata. Il padrone è spesso responsabile della torsione dello stomaco quando offre al proprio cane troppo cibo in una sola volta, nell’arco della giornata. In questo modo, l’eccitazione dell’unico pasto a disposizione, porta l’Alano a mangiare voracemente un pasto troppo abbondante, che porta lo stomaco a produrre troppi gas e quindi la conseguente condizione di torsione, che ne blocca l’espulsione. In questo caso il cane deve essere operato il più presto possibile, sia per il buon successo dell’operazione, sia perché potrebbe morire in sole due ore.

Levriero Afgano: la classe, l’eleganza e la dolcezza in un solo cane.

Levriero Afgano

Il Levriero Afgano: le origini

Si parla di taluni papiri che pare risalgano addirittura al duemila Avanti Cristo che raffigurano un cane il quale molto, ma molto probabilmente, potrebbe essere il progenitore del Levriero Afgano.

Si vide per la prima volta in Europa prendendo il nome “Tazi” che, in lingua araba, vuol dire “cane”. E’ stato assegnato al Gruppo 10, cioè quello cui appartengono i Levrieri, a cura della Federazione Cinofila Internazionale (acronimo: FCI).

LA RICERCA STORICA

LA RICERCA STORICA

Come anticipato, è molto probabile che il levriero Afgano sia tra le razze più antiche che abbiano mai accompagnato l’uomo nel suo lungo cammino evolutivo, anche se, trattandosi dell’era antica, si ha sempre una certa difficoltà a confermare definitivamente le prove. In particolare le raffigurazioni, sia su bassorilievi che su mosaici, farebbero presupporre che nell’Iran meridionale, il levriero, o almeno un suo simile molto somigliante, era già utilizzato nella caccia.

È comunque noto che successivamente il levriero afgano era un animale molto importante nel suo paese d’origine, e da lì si diffuse anche nei paesi limitrofi orientali, in particolare in India, in Cina, in Iran e in Pakistan. Anche il significato di Tazi dunque, può variare a seconda del paese di allevamento, dove in alcune etimologie questo termine riconduceva agli aggettivi “fiero e coraggioso” anche a cani poi autoctonizzati dalla storia. Comunque questo fu per lungo tempo il solo cane a cui si attribuiva un grande valore, non solo perché utile nella caccia, ma anche per il suo carattere e il suo fisico.

Inoltre era considerato anche molto indipendente, caratteristica non indifferente per l’epoca, in considerazione anche della diversa conformazione sociale, in cui raramente si aveva molto tempo da dedicare al proprio animale. Nonostante queste ottime caratteristiche, il levriero afgano non superò mai i confini di quei paesi, fino al secolo scorso. Questa razza era gelosamente custodita da quelle popolazione, e solo il colonialismo occidentale riuscì a farlo conoscere e importare in Europa. Se ne parlava nei racconti dei viaggiatori, ma solo nel 1813 fu eseguito un ritratto artistico, che ne fece conoscere le fattezze anche agli Europei.
IL LEVRIERO AFAGANO IN INGHILTERRA E AMERICA

 

Successivamente alcuni esemplari fecero la loro comparsa in Inghilterra, senza però che si iniziasse un allevamento della razza per usarla in pianta stabile nel vecchio continente, e questi esemplari rimasero solo per alcune dimostrazioni.

Solo nel 1907 venne redatto uno Standard della razza, ma questa era riferita al governo coloniale in India, mentre per avere uno standard ufficiale nel Regno Unito, si dovrà attendere il 1925. Il primo levriero introdotto in via definitiva in Gran Bretagna fu un certo Zardin, nel 1907, mentre 12 esemplari vennero poi importati dal Maggiore Bell-Murray di ritorno dall’India nel 1919, e diedero vita ai primi allevamenti inglesi, dove si migliorò la razza per renderla più longilinea ed elegante.

Il 1927 vide il primo levriero campione inglese, scelto dall’allevamento di Bell-Murray, che poi importarono il levriero afgano anche nei Paesi Bassi e poi negli altri paesi fino agli Stati Uniti. Questi 12 esemplari hanno quindi fondato la dinastia dalla quale discendono tutti i levrieri afgani oggi allevati nel mondo, assieme all’allevamento del maggiore Amps, anch’egli di ritorno dall’India. Certamente vi sono ancora esemplari della razza originaria afgana, ma non migliorati dagli allevamenti inglesi degli anni Venti del 900.

In America si segnalò un altro campione, il primo tigrato della storia, che diede vita alla dinastia Westmill, accoppiandosi con alcuni esemplari provenienti dall’Afghanistan del 1925. Gli allevamenti statunitensi si distaccarono così dalle prime selezioni inglesi. Ulteriori accoppiamenti vennero eseguiti dagli allevatori Lakki Marwat e Ardmore Anthony, che portarono ad un’ulteriore selezione che fece parte dello standard inglese fino al termine della seconda guerra mondiale. In quell’epoca si avevano così due diverse dinastie, che avevano diverse caratteristiche di altezza e di mantello.

La dinastia di Bell-Murray era più alta, ma gli incroci che portarono alla dinastia Ghazni erano considerati migliori nel mantello, e erano anche di carattere più vivace, mentre i primi erano timidi e dolci. Si procedette a incrociare infine le due razze, per ottenerne una definitiva e migliore, che divenne standard nel 1948. Le dinastie inglesi furono il punto di riferimento della razza, e solo recentemente sono stati provati nuovi incroci con cani non inglesi, in particolare indiani ed afgani.
IL LEVRIERO AFAGANO IN INGHILTERRA E AMERICA
Le maggiori selezioni, come visto finora, avvennero in Inghilterra e in America, e il resto dell’Europa fu piuttosto freddo, inizialmente, verso il levriero afgano, ad eccezione dell’Olanda. Solo negli anni 40 il levriero afgano arrivò in Germania, ma bisognerà attendere la metà degli anni 50 per vederlo approdare in Svezia e in Francia. Successivamente la diffusione de cane accelerò in pochissimo tempo, per arrivare in Australia e Italia.

Nel 1960 lo troviamo anche in Danimarca, dove si avviarono allevamenti e incroci. In Italia, alla metà degli anni 50, vennero incrociati esemplari tedeschi, afgani ed inglesi, che diedero vita alle selezioni nel nostro paese. Successivamente anche gli esemplari danesi iniziarono a fare la loro parte negli allevamenti italiani, diventando predominanti negli anni 70 fino ai giorni nostri.

Qual è l’ aspetto e come si cura il Levriero Afgano

 

Il Levriero Afgano è un cane con una taglia classificata come medio grande, di aspetto snello, cosa comune a tutti i Levrieri, e possiede un pelo simile alla seta e molto lungo. La struttura del cane è caratterizzata dalla leggerezza e dalla grande eleganza e classe.

Il suo mantello è opportuno che mantenga una disposizione naturale, però sovente si attuano degli interventi cosiddetti di “stripping” sul dorso dell’ animale affinché la sua sella venga posta in risalto.

IL Levriero Afgano ha un cranio dalle proporzioni armoniose, sulla cui sommità spicca un ciuffo del suo bel pelo, lungo e particolare. La caratteristica del suo muso sono la lunghezza ed il fatto di essere di forma appuntita. Il colore del naso è un profondo nero.

Per quanto concerne le dimensioni, si può parlare di perfezione quando l’ altezza varia dai sessantotto ai settantaquattro centimetri per il sesso maschile e dai sessantatre ai sessantanove per quello femminile. Per quanto concerne la coda, l’ ideale è che termini con un anello.

Nella seconda parte del ventesimo secolo si sono operate una serie di selezioni tali che ottenessero il mantello dal pelo via via maggiormente lungo, affinché guardando correre un Levriero Afgano si abbia la bellissima sensazione che l’ animale stia fluttuando nell’aria, come se non si sforzasse minimamente.

Nello standard dei suoi colori tutti sono ammessi, anche se i più comuni sono il color crema, oppure il colore fulvo unitamente ad una maschera piuttosto scura, piuttosto che il biondo con venature color oro e finanche il nero. Ricordiamo che anche il tigrato è presente tra i mantelli del Levriero Afgano.

Date le caratteristiche del mantello ed il pelo lunghissimo appare evidente come la tolettatura debba avere una frequenza quotidiana ed anche il bagnetto deve avvenire più di frequente che per qualsiasi altra razza. L’ aspettativa di vita è generalmente compresa tra i dodici ed i tredici anni.

L’ alimentazione di un Levriero Afgano

L’ alimentazione di un Levriero Afgano

Il Levriero Afgano e un cane meno affamato di quanto non si possa pensare se si fa riferimento alle sue dimensioni, però è necessario ricordare che gli occorre d’esser alimentato con cibi molto energetici e che siano ricchi di vitamine nonché di oli, affinché il suo aspetto si conservi quanto meglio possibile.

Il Levriero Afgano si può annoverare fra quei cani comunemente definiti robusti e, in linea generale, difficilmente incorre in malattie o disturbi, così come anche la frequenza di malattie a carattere ereditario è piuttosto scarsa.

Naturalmente anche il Levriero Afgano ha alcune note dolenti, dal punto di vista della salute, e cioè la pelle ed anche il suo pelo che, per la propria natura, possono esser soggetti a irritazioni, o anche dermatiti. Una malattia congenita può essere una displasia dell’ anca come anche una cataratta, anche giovanile..

Qual è il carattere del Levriero Afgano, come può essere impiegato e quanto può costare.

Parlando del suo carattere il Levriero Afgano ha come caratteristiche la dolcezza e l’ affettuosità nei confronti del suo padrone, sa adattarsi egregiamente alla vita familiare, però incontra qualche difficoltà nell’essere educato ed addestrato.

Se qualcuno avesse intenzione di utilizzare le sue qualità innate per quanto concerne la velocità, potrebbe provare ad impiegarlo in gare di tipo “coursing”, gare per le quali il Levriero Afgano ha una spiccata predilezione.

Anticamente il Levriero Afgano veniva impiegato solo per la caccia, mentre oggi questa particolare varietà di Levriero viene utilizzato principalmente per la compagnia o anche per alcuni spettacoli, nei quali viene messa in risalto l’ innata classe ed eleganza.

Il Levriero Afgano non rientra tra i cani molto diffusi, soprattutto perché per acquistarlo occorre esser pronti a sborsare anche duemilacinquecento euro se non di più. Questo meraviglioso cane è considerato appartenente ad una fascia d’elite.