Il Piccolo Levriero Italiano: elegante, veloce, agile e… Made in Italy!

Piccolo Levriero Italiano

Ha una solida corporatura, ed altezza e lunghezza sono uguali, per una forma di tipo squadrato; ha un dorso piuttosto rettilineo e ben delineato il garrese. Il dorso è ben robusto così come potente è la groppa, che è anche ampia e massiccia.

La forma degli arti del Piccolo Levriero Italiano è rettilinea, perfettamente appiombati. Tutta la forma del suo corpo è ben equilibrata, e fine è la struttura delle ossa. Le spalle presentano una leggera inclinatura e sono sporgenti e muscolose. Bello dritto è il garretto, che è perpendicolare perfettamente rispetto al posteriore, ha i piedi piuttosto piccoli, di forma ovoidale e le dita sono serrate ed arrotondate. Ha unghie di colore scuro e suole di natura protettiva.

Si muove velocemente, agilmente ed elegantemente, sembra snodato.

Si muove velocemente, agilmente ed elegantemente, sembra snodato.

Il Piccolo Levriero Italiano ha una testa di forma oblunga che termina con un muso tendenzialmente a punta, il cranio è piano ed ha le labbra abbastanza sottili. Non è molto evidente lo stop.

Ha un tartufo molto scuro mentre le narici sono larghe, fini le labbra di colore scuro, a forbice la dentatura che è perfetta per numero ed ha robuste e lunghe mascelle.

Scuri anche gli occhi, Il Piccolo Levriero Italiano ha un’ espressione furba, vivace. Ha orecchie di forma sottile, molto piccole e molto più in alto rispetto agli occhi.

Il collo si presenta di forma arrotondata superiormente ed è lungo quanto la testa. Ha la coda dritta, già poco spessa a livello della base ma che va sempre più assottigliandosi ed incurvandosi man mano che ci si avvicina all’ estremità, avendo il pelo raso.

Ha un pelo molto corto e di natura sottile, il colore del manto è grigio tendente all’ ardesia, fulvo e nero. Si tollera il bianco solo sul petto e sulle zampe.

Il Piccolo Levriero Italiano:  origine e nazionalità:

La nazionalità di questa splendida razza è italiana. La razza affonda le sue origini probabilmente nell’ Antico Egitto, per poi venir importato nel nostro continente dai Fenici. E’ raffigurato in tante opere d’ arte anche della Grecia Antica. Nel quinto secolo avanti Cristo, cane velocissimo, veniva impiegato nella caccia ai conigli, ai fagiani ed alle lepri. Le famiglie dell’ aristocrazia degli antichi Romani lo apprezzavano per la nobiltà della razza, come anche durante il Rinascimento. Il Piccolo Levriero Italiano era diffuso tra la nobilità e persino nelle corti, fu immortalato nelle opere di tanti artisti di chiara fama, quali, ad esempio, Michelangelo Buonarroti.

Il Piccolo Levriero Italiano: la personalità ed il carattere.

Sue caratteristiche sono la tranquillità, l’ educazione e la riservatezza, sempre molto legato affettivamente al padrone, gli si dimostra dolce ed affettuoso. Si lega a tutta la famiglia ma riconosce in una sola persona il suo “vero padrone” cui dona incondizionatamente tutto il suo amore: il Piccolo Levriero Italiano è molto fedele con lui, tanto quanto è sospettoso e diffidente con li sconosciuti.

IL Piccolo Levriero Italiano gli standard di questa razza.

 

L’ aspetto, in generale.

Cane dolicomorfo, si può inscrivere in un quadrato il suo tronco ed il suo aspetto, sebbene di piccole dimensioni, ricorda in tutto e per tutto quello del levriero, anche se molto più piccolo. Cane di grande eleganza e raffinatezza, viene a ragione indicato come prototipo del cane distinto e di classe.

Quando le proporzioni si dimostrano importanti.

E’ lungo quanto alto al garrese, il muso è lungo la metà della testa e la testa può essere lunga il quaranta percento dell’ altezza (sempre al garrese): proporzioni perfette. Come il carattere ed il comportamento: vivace si, però sempre docile ed affettuoso.

Com’è fatta la sua testa.

Di morfologia dolicocefala, può essere lunga il quaranta percento dell’ altezza al garrese.

Dimensioni e forma del cranio.

Il cranio è di forma piatta ed ha gli assi craniofacciali che sono paralleli fra di loro. Il cranio, oltretutto, è lungo la metà del totale di tutta la testa. La parte del cranio sottostante le orbite è ben equilibrata, mentre i muscoli del cranio non sembrano troppo sviluppati. Le arcate delle sopracciglia sono ben delineate.

 La regio facialis.

La regio facialis.

IL tartufo ha le narici correttamente aperte ed è di colorazione scura (meglio quando è proprio nero). Il muso del Piccolo Levriero Italiano è di forma affusolata con i margini delle lebbra,  ben colorati di nero, aderiscono perfettamente alla mascella, che è perfettamente allungata ed i suoi incisivi formano una corona, tra l’ altro ben robusta se rapportata alle dimensioni del cane. La dentatura è sana, completa ed i denti sono ben perpendicolari rispetto alle mascelle, mentre i denti incisivi si chiudono “a forbice”. Le guance sono ben asciutta e gli occhi ben grandi, pieni d’ espressività e con una scura iride. La marginatura palpebrale è pigmentata. Gli orecchi sono posizionati per bene sulla sommità ed anno una cartilagine sottile. Sono piegati su se stessi e portati all’ indietro verso la nuca, in direzione della parte di dietro del collo. Se il cane è in fase di “attenzione”  una prima porzione dell’ orecchio si erige, mentre la parte di sopraviene mantenuta laterale, orientata orizzontalmente, in modalità cosiddetta “tetto”.

E il collo?

Nella sua parte superiore si mostra di forma leggermente arcuata mentre nella porzione inferiore, nei pressi della tiroide, presenta una leggera convessità e si inserisce bruscamente al garrese. Il collo è lungo quanto la testa ed ha una forma a tronco di cono, presentandosi molto muscoloso. La pelle si presenta asciutta e non ha giogaia.

Forma ed aspetto del corpo.

Come già scritto il Piccolo Levriero Italiano ha un corpo che si può inscrivere in un quadrato, essendo tanto lungo quanto alto al garrese. Nella regione dorsolombare la sua linea superiore, che è retta all’ origine, si arcua leggermente. L’ arcata dei lombi è in modo molto armonico fusa con l’ ideale linea formata dalla groppa. Discretamente pronunciato è il garrese, ha il dorso potentemente muscolarizzato ed il torace che discende fino all’ altezza dei gomiti, profondamente. La groppa ha un andamento piuttosto scosceso ed è anch’ essa muscolosa e ben larga. Il petto si presenta di forma piena ma stretta e modellata in modo molto fine, mentre presenta un torace di forma poco cerchiata, che, di profilo, si vede scendere all’altezza dei gomiti. L’ aracata formata dallo sterno è abbastanza corta risalendo in modo accentuato ma non bruscamente in direzione del suo addome.

Non dimentichiamo la coda.

Si inserisce piuttosto inferiormente, e, essendo già sottile alla sua radice, comunque si assottiglia andando in direzione della sua punta. Il cane la porta sempre bassa ed in modo rettilineo dall’ origine al suo centro, poi, invece prende una forma curva fino alla punta. Se la distendiamo in giù, la coda ideale deve arrivare fino all’ estremità del garretto. Il pelo della coda si presenta rasato.

Anche gli arti hanno la loro importanza.

Gli arti anteriori scendono in perfetto piombo ed hanno muscoli ben asciutti. Le spalle si presentano un po’ oblique con una muscolatura sviluppata per bene, allungata, saliente e netta. Il braccio presenta un’ angolatura scapoloomerale molto aperta ed è parallelo alla linea mediana del corpo. E’ lungo un po’ di più rispetto alla spalla. I gomiti si presentano in assetto non sporgente e non rientrante, mentre le ossa dell’avambraccio presentano un’architettura di tipo secco, piatto ed asciutto trovandosi anche perfettamente verticale sia di profilo che di prospetto. Le scanalature carpiocubitali sono bene delineate. Da terra il gomito è un po’ più alto che rispetto al garrese. Ha i piedi ovaleggianti e molto piccoli, con dita  ad andamento arcuato e strette fra di loro. I cuscinetti delle piante sono poco sviluppati ed appaiono sempre d’ aspetto ben pigmentato. Le sue unghie hanno in genere colore nero o, comunque, sempre scuro se confrontate con il mantello. Solo il piede può essere bianco, lì è accettato. Quelli posteriori scendono anche loro perfettamente a piombo in vista posteriore. Le cosce sono asciutte, lunghe e non voluminose, con la muscolatura che presenta nette divisioni tra un muscolo ed un altro.  Le gambe sono molto inclinate con ossa molto fini. Il canale cosiddetto “gambale” spicca per evidenza. La gamba è un po’ più lunga della coscia. I garretti ed i metatarsi, alla vista posteriore, è bene che risultino paralleli. Il piedi posteriori risultano di forma meno ovalizzata rispetto a quelli anteriori avendo le dita di forma ben arcuata e che risultano ben serrate le une alle altre. Il cuscinetto plantare è poco voluminoso e l’ unghia risulta pigmentata in modo evidente, come l’ anteriore.

Il piccolo Levriero Italiano e la sua andatura.

L’andatura di questa elegante razza risulta essere tra le più armoniche ed elastiche, come un trotto che sembri un po’ sollevato da terra. Ciò sta ad indicare che gli arti davanti muovono anteriormente con ottima distensione, flettendo leggermente il metacarpo. Quando galoppa velocità e scatto risaltano subito agli occhi. La pelle del Piccolo Levriero Italiano è di natura sottile ed aderisce perfettamente ad ogni parte del corpo, se si eccettua il gomito, porzione in cui può mostrare qualche plica da leggero rilassamento.

Com’è il suo manto?

 

In tutto il corpo questa razza ha peli molto rasi, setosi e sottili, senza frange.

Ed il colore del manto?

Un unico colore su tutto il manto, grigio e nero, passando per ogni sfumatura. Si accetta del bianco solamente sul piede e sul petto.

Piccolino, ma con classe: la taglia ed il peso.

Sia i maschi che le femmine hanno più o meno le stesse dimensioni, ad esempio sono alti al garrese tra i trentadue ed i trentotto centimetri e pesano, entrambi i sessi, intorno ai cinque chilogrammi. Gli esemplari di sesso maschile occorre che abbiano i testicoli di forma corretta e perfettamente posizionati all’ interno dello scroto.

Eventuali difetti del Piccolo Levriero Italiano.

Qualsiasi aspetto non corrisponda alle caratteristiche menzionate sopra dove abbiamo descritto le diverse porzioni del corpo del Piccolo Levriero Italiano è considerato “difetto”, il quale costituirà una penalizzazione nel complesso dei giudizi in proporzione all’ entità del discostamento ed a quanto è diffuso: in caso di andature steppanti o arpeggianti, oppure ambi continuativi, oppure, infine, se il cane presenti movimenti raccorciati e radenti, si tratta di difetti che penalizzerebbero il giudizio complessivo.

I difetti che potrebbero portare ad un’  eliminazione.

Nei concorsi alcuni eventuali difetti del Piccolo Levriero Italiano potrebbero addirittura costargli l’ eliminazione, ad esempio parliamo di divergenze o anche convergenze dell’ asse craniofacciale, oppure di depigmentazioni del tartufo (un tartufo con depigmentazione anche solo su una porzione pari alla metà dell’ intera superficie costituirebbe un difetto da eliminazione), eventuali convessità o concavità delle canne nasali, la presenza di sperone, la coda qualora si presenti rivoltata in direzione del dorso, il manto qualora non sia unicolore, e colorazioni bianche se non nei piedi e nel petto. Altro difetto da eliminazione è un’ altezza al di sotto dei trentadue centimetri o al di sopra dei trentotto.

La squalifica potrebbe essere determinata da: orlo palpebrale totalmente depigmentato, testicoli non completamente sviluppati, anche uno solo, Prognatismo, enognatismo, brachiurismo, monorchismo, occhi gazzuoli, criptorchismo ed anurismo, sia in forma congenita che artificiale.

Il Piccolo Levriero Italiano: come viene utilizzato?

Originariamente la sua utilizzazione principale era nella caccia, soprattutto ai fagiani, conigli e lepri, sfruttando le sue straordinarie doti velocistiche. Poi, nel secolo diciannovesimo, la sua utilizzazione si allargò a quella di cane per compagnia. Infine, dopo il secondo grande conflitto mondiale il gruppo cui appartiene gli fu cambiato in “Levrieri”.

Il Piccolo Levriero Italiano: l’ alimentazione.

Gli sono sufficienti circa cento grammi di carne al giorno, non trascurando di integrare con verdure e riso.

Il Piccolo Levriero Italiano: ultime annotazioni.

Non dimentichiamoci che il Piccolo Levriero Italiano è un cane che rifugge dal freddo, soffrendolo sensibilmente, quindi necessita di locali non freddi dove alloggiare e per la notte la cuccia deve essere sufficientemente riscaldata in inverno.

Il Pastore Belga Malinois: un vigilante attento.

Pastore Belga Malinois

La razza ha origini in Belgio, nella antica città belga denominata Malines, da cui prende il nome (Pastore Belga Malinois) e che si trova nei pressi di Anversa. E’ classificato nel Gruppo Uno che comprende i Cani da Pastore e Bovari (con esclusione del bovaro svizzero). E’ una variante con il pelo corto del Cane da Pastore Belga e trae origine dai can i pastori del Centro Europa. Oggi come oggi le varianti esistenti dei Pastori Belgi sono 4, anche se originariamente se ne contavano 5. Il Pastore Belga Malinois è molto comune e molto noto in Belgio. Vengono allevati anche in Italia e sono stati selezionati tempo addietro da una moltitudine di allevatori italiani e, tra questi, ricordiamo A. Tavazzani.

Il Pastore Belga Malinois: l’ aspetto nel suo insieme.

Il Pastore Belga Malinois: l’ aspetto nel suo insieme.

Il Pastore Belga Malinois è compreso tra i cani mediolinei ed è da considerarsi di taglia media. Di proporzioni armoniche il Cane da Pastore Belga Malinois è un animale molto intelligente, rustico, fortemente orientato a vivere nei grandi spazi aperti ed è strutturalmente resistente alle condizioni di tempo atmosferico anche fortemente avverse ed alle repentine ed intense mutazioni climatiche, che sovente affliggono il territorio belga. Questa razza si deve al primo colpo d’occhio distinguersi per robustezza ma anche per eleganza. Vi sono comprese 4 varianti con proprietà fisiche e comportamentali identiche e che si distinguono solo per la colorazione del manto e per la struttura dei suoi peli.

Sono molto importanti le misure:

Lunghezza dall’ estremità della spalla all’ estremità opposta della natica:sessantadue centimetri
Lunghezza dorsale a partire dal garrese fino al bacino, all’ altezza della cresta:quarantuno centimetri
Circonferenza toracica all’altezza della parte posteriore dei gomiti:settantacinque centimetri (min)
Altezza toracica:trentuno centimetri
Altezza rispetto a terra dell’ estremità inferiore del torace:trentuno centimetri
Lunghezza di tutta la testa:venticinque centimetri
Lunghezza del solo muso:dodici e 1/2 – tredici centimetri
Peso:min venticinque max trenta kg

 

Il Pastore Belga Malinois: che carattere ha?

Come già scritto sopra le 4 varianti del Pastore Belga Malinois hanno il medesimo carattere e comportamento, è un animale che si affeziona molto e molto facilmente al suo padrone ed anche alla sua famiglia. E’ istintivamente molto portato per il compito di guardia di tutta la proprietà e, soprattutto delle greggi. E’ sempre molto vigile ed attento: l’ espressione dello sguardo, sempre vispo e curioso come quella del Pastore Belga Malinois è caratteristica dei cani molto intelligenti. Ove mai dovesse servire, il Pastore Belga Malinois è anche pronto alla difesa delle persone che ama, dimostrando impavidità e, al tempo stesso, destrezza. Gioca molto con i bambini senza stancarsi mai.

Il Pastore Belga Malinois: gli standard:

L’ altezza:

Individui di sesso maschile: sessantadue centimetri

Individui di sesso femminile: cinquantotto centimetri

(si tollerano fino a due centimetri in meno e fino a quattro centimetri in più).

Il peso:

A partire dai venticinque chilogrammi fino ad un massimo di  trenta chilogrammi.

Il tronco:

Pur denotando possanza non appare mai “pesante”. Il petto  non è troppo largo, ma senza potersi annoverare tra quelli “stretti”. Idem dicasi per il torace che, però, è ben profondo ed anche ben disceso. Le costole, ben curve nella porzione superiore, circoscrivono armonicamente la gabbia toracica. Il garrese è ben delineato. La linea superiore si presenta ben dritta, ma anche larga e dai muscoli potenti. Il ventre non è eccessivamente sviluppato mentre la groppa, che presenta una leggera inclinazione, è sufficientemente larga, ma senza eccedere.

La testa ed il muso:

Cesellati bene, lunghi ma non in eccesso, ed asciutti. Il muso ed il cranio hanno lunghezze uguali ed il muso rientra tra le lunghezze medie. Bella dritta è la canna nasale e gli assi craniofacciali si presentano paralleli. La pelle delle labbra è di spessore minimo e la guancia si presenta bella piatta anche se ben dotata di muscolatura. Lo stop è annoverabile tra quelli moderati, e non troppo sporgenti sono le arcate sopraccigliari. Di misura media la lunghezza del cranio.

Il tartufo:

Di pigmentazione profondamente nera, correttamente aperte le nari.

I denti:

Regolare la dentatura ben impiantata in mandibola e mascella. La modalità di chiusura delle arcate dentali è a forbice.

Il collo:

Un po’ oblungo, presenta una evidente muscolatura e non ha la giogaia. Un po’ arcuato il profilo della nuca.

Le orecchie:

Hanno una evidente forma a triangolo ed una struttura dritta e rigida, con attaccatura alta e sono ben proporzionate nelle dimensioni, con una conchiglia di forma piacevolmente arrotondata all’ attaccatura.

Gli occhi:

Di dimensioni medie, sono leggermente a forma di mandorla, con un colorito brunito (meglio quando sono molto scuri).

Gli arti:

Gli arti:

Presentano ossa ben compatte e muscoli forti ed asciutti. Generosa la lunghezza e potente la muscolatura degli avambracci. Anche il metacarpo si presenta ben corto e forte. Le giunture non presentano segni di rachitismi. Il piede è alquanto rotondo, con il posteriore potente e perfettamente appiombato in modo perpendicolare a terra. La coscia è ben larga e dotata di muscolatura possente. La gamba è ben lunga e larga. I metatarsi cono ben potenti e corti.

La spalla:

Si presenta di adeguata lunghezza ed un po’ di obliquità. Aderisce bene.

L’ andatura:

E’ necessario che sia tra le più sciolte e vivaci e deve coprire il suolo quanto meglio.

La muscolatura:

Bella possente, ne beneficia soprattutto l’ arto posteriore.

La coda:

Posizionata bene, robusta all’ attaccatura rientra tra le lunghezze medie.

Pelle: risulta essere dotata di grande elasticità, però aderisce molto bene sul corpo di tutto l’ animale. La mucosa esterna è vistosamente pigmentata.

Il pelo:

Si presenta tra i più corti sul cranio, come sulle porzioni esterne dell’ orecchio ed anche sulle parti inferiori di ogni arto. Diventa un po’ più a cespuglio sulla coda, così come nelle regioni del collo, laddove viene disegnato come un collare di piccole dimensioni che partendo dall’ attaccatura dell’ orecchio, si prolunga fino alla regione della gola. Anche i bordi della coscia sono frangiati con pelo più lungo. I peli sulla coda assumono la morfologia detta  “a spiga”.

I Colori che possono essere ammessi:

Solamente i fulvi carbonati con maschere nere.

I difetti comuni:

Peli molto lunghi, prognatismi anche di leve entità, enognatismi, setosità dei peli, ondulazione o cortezza del pelo, disseminazione a ciocche di peli sottili, code con il ciuffo, misure non nella norma, colorazioni non catalogate, lunghezza del muso, orecchie che pendono, assenza dei premolari, andatura non corretta, colorazione chiara dell’ iride, apertura dei piedi, drittezza eccessiva delle spalle, debolezza all’ arto posteriore, drittezza dei garretti, altezza della postura della coda, mancanza del sottopelo.

Il Bracco di Weimar: non solo per chi ama la caccia!

Bracco di Weimar

Questa razza, denominata Bracco di Weimar o anche Weimaraner, deve il suo nome ad una città in Germania, Weimar appunto, pur non essendo certo che abbia avuto proprio in quella città le sue origini. Di certo la razza è tedesca. Fra i progenitori troviamo certamente il Bloodhound, o Chien de Saint Ubert, o in modo diretto o passando per il Cane Grigio di San Luigi (al giorno d’ oggi razza estinta), che aveva le sue discendenze da questa razza. Probabilmente giunse in Germania passando per il fiume Reno, più o meno nel quindicesimo secolo. Altre teorie, anche interessanti, la descriverebbero come una delle razze autoctone. Si dice, infatti, che il Bracco di Weimar derivi dall’ incrocio di alcuni progenitori del Cane da Ferma Tedesco a Pelo Corto, anche detto Kurzhaar, e talune razze, sempre di cani da caccia. Il Bracco di Weimar è molto comune negli States, mentre da noi ancora non ha raggiunto alte vette di popolarità per cui reperire cuccioli è difficile.

Il Bracco di Weimar: l’ aspetto nel suo insieme.

E’ annoverato tra le taglie medio grandi, ed è un braccoide. Il suo corpo è abbastanza oblungo con apparato muscolare sviluppato ed in evidenza. Il manto è di colorazione grigia e, grazie alla leggiadria dei suoi movimenti, viene chiamato “Il fantasma grigio”. Ne esitono due varianti, una a pelo corto (molto più diffusa) ed una a pelo lungo.

Il Bracco di Weimar: che carattere ha?

Il Bracco di Weimar o Weimaraner ha un carattere che spicca per docilità ma anche per orgoglio. Lo si addestra in modo facile. Ha l’ istinto della ferma però in alcune zone del mondo viene utilizzato anche per la difesa e i Brasiliano lo utilizzano anche come cane poliziotto. Grazie ad un sviluppatissimo olfatto le protezioni civili lo utilizzano per la ricerca degli scomparsi. Spicca per ecletticità anche grazie alle fantastiche peculiarità del suo carattere. La sua caparbietà e pazienza lo rendono un ottimo cane da caccia, anche perché di mostra di essere tra le razze più metodiche se parliamo di ricerche. Il Bracco di Weimar è tra le razze più robuste e rustiche e non presenta in genere particolari problematiche. Vive tanto nei giardini che dentro le case ma occorre ricordare che è bene che faccia parecchia attività fisica.

Il Bracco di Weimar: gli standard:

Il Bracco di Weimar: gli standard:

 

L’ altezza:

– individui di sesso maschile minimo cinquantanove massimo settanta centimetri.

– individui di sesso femminile maschile minimo cinquantasette massimo sessantacinque centimetri.

Peso:

minimo trentadue massimo trentanove chilogrammi.

Tronco:

Il tronco del Bracco di Weimar o Weimaraner è lungo e di particolare snellezza, mentre il fianco è un po’ retratto.

Testa e muso:

Il Bracco di Weimar ha una testa dal profilo che spicca per nobiltà ed asciuttezza, moderato è lo stop.

Tartufo:

Il naso del Bracco di Weimar è largo e pigmentato di scuro.

Denti:

I suoi denti sono ben forti e sviluppati. Chiude correttamente a forbice.

Collo:

Il collo del Weimaraner spicca per snellezza e presenta una leggera arcuatura.

Orecchie:

Il Bracco di Weimar ha l’ orecchio abbastanza largo, abbastanza lungo ed è arrotondato all’ estremità, si attacca molto in alto ed in modo stretto. In stato di attenzione l’ orecchio gira un po’ verso avanti.

Occhi:

weimar

Sono ambrati ed esprimono tutta l’ intelligenza di questa razza. Il cucciolo li ha azzurri, come i cieli.

Arti:

Spiccano per drittezza e forza.

Spalle:

Di corretta inclinazione, sono ben muscolose.

Muscolatura:

Eccellentemente sviluppata.

Coda:

AL Bracco di Weimar, o Weimaraner, generalmente la si taglia.

Pelo:

Ricordiamo che il Weimaraner esiste in due varianti, una a pelo lungo (ed è più comune) e l’ altra a pelo corto, che si presenta anche tra i più fini).

I colori che sono ammessi:

Il Bracco di Weimar può avere colorazione grigia argentea, grigia cosiddetta “Capriolo”, grigio-topo, e tutte le sfumature in mezzo.

I difetti più ricorrenti:

criptorchidismi, monorchidismi, enognatismi, prognatismi, andature non corrette, obesità, muscoli non sufficientemente sviluppati, colorazioni troppo chiare degli occhi, dimensioni insufficienti delle orecchie, tartufo non pigmentato, marcatura dello stop, colorazioni fuori standard, arto non perfettamente dritto, appiombo non corretto, timidezza e paura.

Alano Arlecchino: il gigante buono.

Alano Arlecchino

Nella famiglia degli Alani l’ Arlecchino è la varietà che si presenta con le maggiori dimensioni, potendo raggiungere anche il metro in molti casi.

L’ aspetto dell’Alano Arlecchino è fiero, spicca per eleganza e, anche se le dimensioni possono incutere paura, ha un carattere mansueto ed è particolarmente fedele.

E’, ovviamente, appartenente ad una razza dalla grande taglia, parliamo, più precisamente, di molossoide anche se, differentemente dalle razze che pure appartengono alla famiglia dei molossoidi, è molto alto, ha un fisico asciutto ed il suo pelo è molto corto.

L’ Alano Arlecchino è bello (viene definito anche l’ Apollo dei cani), ma non solo, si rivela un meraviglioso cane da compagnia, adora la vita familiare in casa vicino al suo padrone. Nonostante le sue grandissime dimensioni  esso si sposta negli spazi anche angusti di una casa con delicatezza e precisione, generalmente senza fare danni. Eppure è un cane da record di dimensioni (il guinness appartiene ad un Alano Arlecchino alto ben un metro e nove centimetri!).

Altra caratteristica positiva è la pazienza:  può sopportare anche moltitudini si bimbi anche se questi provano a cavalcarlo, anzi, nei confronti dei cuccioli d’ uomo ha un istinto di protezione ed una gran delicatezza.

Adora le coccole, le carezze, vuole un contatto con gli esseri umani che ricorda un po’ quello del gatto nell’ atto del fare le fusa, ed è uso ricambiare le attenzioni con atteggiamenti affettuosi. E’, comunque, un cane anche adatto alla guardia con il suo atteggiamento vigile, pronto al’ azione anche se molto riflessivo.

Pur se in genere un po’ pigro,  non rifiuta il gioco, anche correndo all’ aperto.

Alano Arlecchino: l’ origine.

Probabilmente di origini antichissime, si tende a pensare addirittura che affondi le sue origini al tempo della Grecia Antica.

In ogni caso sappiamo di certo che nel 407 dopo Cristo una popolazione chiamata Alana invase l’ Europa, o almeno parte di essa: portava con se cani di razza Mastino, robusti e forzuti: tanto ne rimasero affascinati in Germania che proprio li iniziarono le selezioni effettuando degli incroci tra questi forzuti cani portati dagli Alani ed i Levrieri Irlandesi: fu così che si sviluppò una nuova razza che, grazie al nome della popolazione che introdusse una delle due razze sottoposte ad incrocio, fu chiamata razza Alana, in Germania, mentre fu chiamata razza Danese in Inghilterra pur non contribuendo la Danimarca in alcun modo allo sviluppo di questa razza.

Alano Arlecchino:  il carattere.

L’ Alano Arlecchino ha un carattere molto tranquillo, è docile, equilibrato ed anche molto socievole. Può essere aggressivo solo se sottoposto a stress o tensioni, potendo dimostrare un certo nervosismo in questi casi. Nei confronti del suo padrone dimostra di essere sempre affettuoso, desideroso di coccole ed anche molto protettivo.

E’ un cane che ama la compagnia ed ha sempre bisogno d’ essere ben addestrato, fi dalla più tenera età.

Dimostra un’ acuta intelligenza ed è facile all’ apprendimento, gli piace molto la vicinanza dei bimbi e apprezza il gioco con essi, tutta via, data la gran mole ed il fatto che mostra una tendenza all’ eccessiva espansività, quando gioca con i più piccoli occorre sempre prestare attenzione.

La sua taglia ed il suo latrato molto forte possono farlo ritenere un cane di cui aver paura. Non dimenticando che è comunque un cane anche da guardia e che dimostra una grande protettività nei confronti del suo padrone e dei suoi familiari (soprattutto dei più piccoli) è, comunque, un cane di cui non aver paura e di gran compagnia se il proprio atteggiamento nei confronti del suo padrone e dei suoi familiari è disteso ed amichevole.

L’ Alano Arlecchino caratterialmente è disposto a ben tollerare altri cani e, in più, non è insolito vederlo instaurare rapporti di amicizia anche con altre specie animali, soprattutto gatti.

E’ un vero e proprio “gigante buono”, se viene rispettato e non intravede situazioni pericolose per i suoi padroni, per la famiglia nella quale vive ed alla quale appartiene.

L’ indole dell’Alano Arlecchino fa si che sia un cane ben addestrabile anche se, date le grandi dimensioni, è richiesto un atteggiamento molto fermo nell’addestrarlo.

Alano Arlecchino:  l’ aspetto.Alano Arlecchino:  l’ aspetto.

 

L’ Alano Arlecchino nelle sue nobili forme coniuga la possanza  delle taglie grandi con armonia, eleganza e fierezza. Ha la caratteristica di attrarre l’ attenzione di un osservatore attento come solo una scultura maestosa ed imponente potrebbe fare, grazie alla proporzione delle sue forme e la maestosità armoniosa della sua taglia. La testa dell’Alano Arlecchino è sempre molto espressiva, e le sue forme non sono ne troppo grossolane ne troppo raffinate. La differenza tra i due sessi è sempre molto evidente.

Alano Arlecchino:  le proporzioni sono importanti.

Come da proporzioni ideali, il suo tronco si iscrive quasi perfettamente in un quadrato. Ciò è valido soprattutto per il sesso maschile, mentre le femmine potrebbero tendere ad essere un po’ più slanciate.

Alano Arlecchino: il carattere.

Come più sopra scritto l’ Alano Arlecchino ha un carattere tendenzialmente socievole, ed è anche affettuoso e si dimostra sempre molto affezionato ai padroni. A volte può dimostrare riservatezza nei confronti di chi non conosce, ma ha sempre un atteggiamento sicuro, impavido, si gestisce con estrema facilità ed ha le caratteristiche del compagno amichevole e dell’ animale nato per la famiglia. Resiste molto alle provocazioni e raramente dimostra atteggiamenti aggressivi.

Alano Arlecchino: come viene utilizzato.

Principalmente è un simpatico e un po’ strano cane per la compagnia, ma, date loe sue caratteristiche di protettività nei confronti dei suoi padroni e del proprio territorio, risulta anche ottimo come cane da guardia.

L’Alano, grazie alla sua bellezza e cordialità, è anche un grande protagonista dello schermo, specie per il mondo dei cartoni animati. Molti però, confondono i protagonisti del grande successo de “La carica dei 101”, con tantissimi cuccioli di dalmata, con i cani Alano arlecchino.

Alano Arlecchino: l’ alimentazione.

Nelle 24 ore un Alano Arlecchino si nutre di 1 Kg, 1 Kg e ½ di carni, ed apprezza anche il riso, il pane e le verdure, purché poco cotte.

Se, invece, si opta per un alimentazione a base di croccantini, che vanno inumiditi in acqua intiepidita, oppure anche con mangime umido, sarà sufficiente attenersi a quanto riportato sulle confezioni di questi alimenti. Se invece si decidesse di metter mano alla propria cucina per alimentare il proprio amatissimo Fido, ci si può orientare verso un’ alimentazione basata su carne, come sopra scritto, cereali e derivati dei cereali, latte e suoi derivati ed uova. Questi alimenti nelle giuste dosi sapranno dare all’ Alano Arlecchino il nutrimento necessario perché stia sempre bene.

Alano Arlecchino:  ultime notazioni.

Ricordiamoci di controllare sempre il peso del nostro Alano Arlecchino, dosando di conseguenza i pasti affinché non ingrassi, e cerchiamo di far si che possa scorrazzare libero all’ aria aperta per bruciare calorie. Questa razza necessita di frequente attività fisica per non ingrassare.

Alano Arlecchino: salute e cura.

Alano Arlecchino: salute e cura.

E’ una razza soggetta alla displasia dell’anca, date le sue notevoli dimensioni, può andare incontro anche a cardiopatie e non sono infrequenti disturbi ai bulbi oculari, Attenzione al problema della torsione del suo stomaco.

L’ Alano Arlecchino necessita di essere frequentemente spazzolato con spazzole dalle setole piuttosto dure e ricordiamoci che può soffrire se si addormenta in posti freddi ed umidi.

Partendo dalla displasia dell’anca, questa si presenta al livello coxo-femorale, ovvero dove il femore va a collegarsi con il bacino. A causare questa displasia nell’Alano arlecchino è sia un rilassamento dei legamenti interessati, che delle irregolarità del tessuto osseo, spesso presenti già in tenera età.

A causa di questi fattori, femore e bacino si muovono in modo incoerente, portando alla modifica dimensionale della testa del femore e del suo contatto con il bacino, e quindi ad una conseguente usura dei tessuti ossei. Nei casi più avanzati della patologia, l’Alano potrebbe andare a subire l’immobilità degli arti inferiori, mentre in una situazione più lieve della patologia, soffrirebbe comunque di un anomalo movimento degli arti, che potrebbe anche causare dolore.
ATTENTI ALLE CARDIOPATIE.
Vi sono poi le cardiopatie che possono interessare il cane, sia dovute ad alcune infezioni, sia per malattie congenite.

Per queste ultime, l’Alano Arlecchino potrebbe soffrire di malformazioni, stenosi e problemi ai ventricoli. Spesso vi possono essere malformazioni al dotto di Botallo, che si sviluppa nel feto per favorire l’afflusso di sangue. Poi c’è la stenosi aortica o polmonare, quando vi sono dei restringimenti delle valvole o delle arterie. Anche la tetralogia di Fallot è una malformazione congenita tra quelle che colpiscono l’Alano.

Per quel che riguarda le infezioni e le patologie parassitarie che possono colpire il nostro gigante, abbiamo la leishmaniosi, la filariosi, la broncopolmonite, il cimurro, le metriti, le piodermiti e la parvovirosi.

La leishmaniosi e la filariosi sono due patologie dovute a parassiti. Per la leishmaniosi, il periodo più critico è quello primaverile ed estivo, in quanto questa è trasmessa da un pappatacio che si sviluppa e colpisce, tramite la sua puntura, naturalmente nella stagione calda. Questa malattia può portare emorragie, dolori muscolari e lesioni epidermiche, ma anche danni ai reni e agli occhi. Ci sono possibilità di vaccinazione ma anche delle cure a base di antiamoniali.

La filariosi invece è determinata da una larva, e può colpire diverse parti del corpo, a seconda della localizzazione in cui questo parassita va ad abitare.
L’Alano arlecchino può soffrire anche di cardiomiopatia dilatativa, in cui il cane va a soffrire di aritmie e assottigliamento delle pareti del muscolo cardiaco. Difficilmente questa malattia è mortale, ma comunque porta alla mancanza di energie e all’affaticamento, ma raramente alla sincope. Più facile è che il vostro cane possa soffrire di dispnea e tosse. È importante riconoscere subito i sintomi per stabilire un trattamento, in modo da non aggravare la condizione del vostro cane fino all’insufficienza cardiaca.

I PROBLEMI DELL’OCCHIO

 

L’Alano arlecchino è molto sensibile alle malattie che colpiscono i bulbi oculari, e in particolare alle lesioni della palpebra, l’ectropion e l’entropion.

La lesione della palpebra colpisce con una congiuntivite della terza palpebra, attaccando i follicoli linfatici, che si ingrossano dando luogo ad un ulteriore aggravamento dello stato irritato dell’occhio, con risoluzione chirurgica.

L’ectropion viene determinato quando la palpebra inferiore si rovescia, e va a irritare l’occhio a causa del contatto con l’ambiente esterno. Una costante per lo sviluppo della malattia è la caratteristica del rilassamento epidermico dei tessuti della testa del cane, in particolare le guance. Nell’entropion invece, la palpebra si ripiega sulla cornea, a causa di alcuni eventi traumatici ma anche per colpa dell’ereditarietà. Anche per queste due patologie va eseguita un’operazione chirurgica per la risoluzione del problema.

PROBLEMI ALLO STOMACO

 

Come già accennato, l’Alano può soffrire di torsione dello stomaco, così come altri canidi di taglia grande. In caso di comparsa di questa condizione, si deve correre immediatamente dal veterinario, in quanto la torsione potrebbe portare alla morte nell’arco di pochissimo tempo. Questo perché la torsione compare quando vi è l’ammassamento dei gas nell’organo, che va poi a torcersi e quindi a rigonfiarsi, provocando forti dolori, blocco della digestione, vomito e infine problemi respiratori che portano ad una progressiva ipotensione della circolazione sanguigna.

Per evitare questa sindrome, è molto importante educare il cane, e se stessi evidentemente, a pasti moderati, distribuiti nell’arco della giornata. Il padrone è spesso responsabile della torsione dello stomaco quando offre al proprio cane troppo cibo in una sola volta, nell’arco della giornata. In questo modo, l’eccitazione dell’unico pasto a disposizione, porta l’Alano a mangiare voracemente un pasto troppo abbondante, che porta lo stomaco a produrre troppi gas e quindi la conseguente condizione di torsione, che ne blocca l’espulsione. In questo caso il cane deve essere operato il più presto possibile, sia per il buon successo dell’operazione, sia perché potrebbe morire in sole due ore.